Bentivogli (Fim-Cisl): «L’ossessione dei sindacati deve essere la pensione per i giovani»

Dal congresso Cisl, il capo dei metalmeccanici della confederazione lancia la sfida per la modernizzazione del welfare: «Quando ci saranno dieci volte i poveri di oggi non voglio che qualcuno chieda dove fosse il sindacato, quando poteva cambiare il futuro»

Caserta 1
18 Novembre Nov 2015 1624 18 novembre 2015 18 Novembre 2015 - 16:24
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L'attenzione dei media è tutta rivolta a Parigi, come è giusto che sia, ma nelle scorse settimane se ne è parlato molto. Del presidente dell'Inps Tito Boeri che propone una nuova riforma delle pensioni, attaccando pensioni d'oro e alcune integrazioni delle pensioni minime e alcune prestazioni previdenziali, per finanziare il reddito minimo agli over 55 e per consentire i prepensionamenti con il nuovo metodo di calcolo contributivo.

Una proposta subito rispedita al mittente dal governo, secondo cui è tutto più o meno giusto, ma andrà fatto in presenza di coperture certe e senza tagliare troppo le prestazioni assistenziali e gli assegni di chi sceglie di andare in pensione prima. Stesso effetto, ma ancor più virulenza, nella reazione dei sindacati, Cgil in primis. Secondo la segretaria Susanna Camusso «Tito Boeri è ossessionato» e più che tagliare ancora le pensioni, servirebbe piuttosto una patrimoniale: «Spero che nella discussione non si debba restare schiacciati su queste posizioni - interviene Marco Bentivogli della Fim Cisl, in questi giorni all'Assemblea Organizzativa Cisl a Riccione- Noi abbiamo raccolto oltre 500.000 firme anche su questi temi. Peraltro, spero che la Cgil abbia la stessa ossessione contro i vitalizi e le pensioni d’oro che superano, e non di poco, i contributi versati».

E lei, Bentivogli, da cosa è ossessionato?
Se proprio non si può abbandonare questo lessico, io ho l’ossessione della pensione dei giovani. Alcune categorie di lavoratori sono andati in pensione con 15 anni 6 mesi ed un giorno di lavoro, altri ci sono andati con pensioni addirittura più alte dell’ultimo stipendio. Chi paga il conto? Tra il 2020 e il 2030 le pensioni scenderanno verso il 46% dell’ultimo stipendio e il calcolo che fa la Ragioneria Generale dello Stato fa risultare che alle nuove pensioni si accederà dopo i 70 anni di età.

Quindi ha ragione Boeri? Bisogna tagliare gli assegni di chi è già in pensione?
È un discorso molto più ampio e complesso e per affrontarlo è necessario dire tutta la verità.

Cioè?
Spiegando che per pagare le pensioni servono ogni anno 40 miliardi di euro pagati dalla fiscalità generale, con le tasse, dei lavoratori italiani e dai pensionati con assegni molto bassi. Spiegando che vitalizi e pensioni d’oro, oltre a essere inaccettabili, non garantiscono neanche l’equità tra gli anziani stessi, figuriamoci con i giovani. Spiegando che sulla previdenza complementare il governo ha sbagliato tutto, che con una pensione Inps così bassa quella complementare va resa obbligatoria. Il Premier, quando si faceva consigliare dal Segretario della Fiom ha addirittura promosso il conferimento del Tfr in bustapaga. Fortunatamente, i giovani han capito che era una fregatura e non ci sono cascati. Ora bisogna renderli consapevoli del loro futuro previdenziale. La busta arancione, ad esempio, è un’ottima idea.

Il tema attorno a cui gira la discussione riguarda soprattutto i diritti acquisiti. Secondo la Camusso il ricalcolo contributivo ex post delle pensioni retributive è una bestialità, secondo Boeri ciò che va oltre i contributi è "privilegio acquisito”. Secondo lei quello dei diritti acquisiti è un dogma o è un tema di discussione?
I diritti o valgono per tutti o mi hanno insegnato che vanno chiamati privilegi. E in molti casi, è vero, si tratta di privilegi acquisiti, perché saranno pagati da altri, con tasse più alte e pensioni più basse. Chi dice che non è vero deve mettersi a fare i conti e dimostrarmi il contrario. Oltre a spiegare i perché di alcune scelte passate.

Ad esempio?
Nel 1994 ci siamo opposti alla riforma previdenziale del Governo Berlusconi e ricordo a tutti che l’anno successivo quella del Governo Dini fu fatta con l’accordo con tutto il sindacato. Fu la riforma che introdusse le pensioni contributive, per coloro che al 31 dicembre 1995 non avevano ancora svolto 18 anni di lavoro. Sento da troppi, fiumi di demagogia, in cui ci si dimentica chi paga il conto. Anche la Corte Costituzionale, fa bene a considerare alcuni diritti come prerogative, a partire da quelli sull’indicizzazioni delle pensioni medio basse. Gradirei che la Corte avesse lo stesso zelo nei confronti delle pensioni dei giovani. Quando i lavoratori che oggi prendono 1500 euro netti si accorgeranno che dopo 45 anni di lavoro avranno 650 euro di pensione, rischiamo il sommovimento sociale. Oltre, ovviamente, a vedere decuplicare la fascia di chi vive in povertà. Quando tutto questo accadrà, non voglio sentirmi dire «Il sindacato, quando tutto questo si è deciso, dov’era?»

Quindi?
Aspetti! Detto questo, non ci sto neanche a far sentire in colpa chi si è fatto quarant’anni di lavoro in fabbrica, sui ponteggi di un edificio, in corsia in ospedale o su una volante della polizia o in tanti lavori in cui arrivare a 65 anni è inaccettabile. La spesa previdenziale è di 260 miliardi di euro, 85 dei quali per pensioni di under 65 anni. Non sono tutti lavori a turni, faticosi o usuranti e troppo spesso chi va in pensione presto continua poi a lavorare in nero. È lì che si deve agire…

Quando i lavoratori che oggi prendono 1500 euro netti si accorgeranno che dopo 45 anni di lavoro avranno 650 euro di pensione, rischiamo il sommovimento sociale. Oltre, ovviamente, a vedere decuplicare la fascia di chi vive in povertà. Quando tutto questo accadrà, non voglio sentirmi dire «Il sindacato, quando tutto questo si è deciso, dov’era?»

Marco Bentivogli, Fim Cisl

Cosa ne pensa del reddito minimo per gli over 55? E al di là della proposta Boeri, ritiene sia opportuno ragionare di un “paracadute universale”? E se sì, in che termini?
A premessa, va detto che durante la crisi si è aggiunto un nuovo ammortizzatore sociale...

Quale?
La famiglia, in cui i pensionati hanno supplito ad un sistema di ammortizzatori sociali che non garantiva il sovraindebitamento di numerosi salariati. C’è una bella indagine, in merito, fatta su questo dalla Fnp, la nostra Federazione dei Pensionati Cisl insieme a Demopolis.

Perché parla di sovraindebitamento?
Perché è un tema economico, di protezione sociale, ma anche culturale. Con Next e Proseguo stiamo lavorando molto su questo tema. Serve maggiore consapevolezza finanziaria, in particolare delle nuove generazioni, tutti sono spinti dentro la morsa dell’indebitamento o per condizioni di povertà, talvolta anche per inseguire uno stile di consumi al di sopra del reddito disponibile. Altrimenti la perdita del posto di lavoro diventa una tragedia

Perciò serve un reddito minimo garantito?
Penso che serva, come sostiene la Cisl, un reddito di inclusione sociale. Serve un paracadute universale, ma dentro una cornice di costruzione delle occasioni di lavoro. Se nel nostro Paese non ripartono con vigore gli investimenti rischiamo di ritrovarci con più inoccupati che lavoratori. Lo dico io che detesto i profeti di sventura e i cacciatori di “bad news”, ma servono riforme e sfide vere per tutto il Paese, a partire dal ceto imprenditoriale. Poi c’è un altro tema che riguarda il sommerso e l’evasione.

E questo come si risolve?
Già con l’introduzione della nuova Isee (che ha sostituito i vecchi criteri farlocchi rimasti in vigore per 16 anni) nei primi tre mesi dell’anno 2015, i nullatenenti sono crollati dal 75% a meno del 25%. Bisogna dare un aiuto più forte ai veri poveri e stanare e punire quelli finti.

C'è chi dice che il sindacato sia ormai fatto da pensionati. E che essendo l'unico baluardo rimasto di rappresentanza organizzata è un freno a qualunque riforma che estenda diritti anche a chi sindacalizzato non è. Che ne pensa?
In Cisl i lavoratori attivi sono in crescita. In Fim, pure, con un incremento pari al 16,62%, mentre la Fiom segna un -5,47%, un calo sistematico in ben nove anni degli ultimi undici. Gli iscritti giovani (fino a 25 anni di età) sono la componente più dinamica del trend delle adesioni. Nell’arco di quattro anni le adesioni fra i giovani sono più che triplicate. Un dato straordinario che, insieme all'incremento della fascia fino a 35 anni, indica vitalità e capacità attrattiva della nostra organizzazione. Durante la crisi siamo cresciuti di oltre 9.000 iscritti e sindacalizzato nuove 1760 aziende.

Qual è la ricetta?
Cambiare davvero! sostituire la retorica sui giovani e sul cambiamento, con strategie sindacali, formazione forte e diffusa e comunicazione organizzativa completamente nuove rinnovate. Non parlare dei giovani e poi usarli come vetrina o supporter, ma renderli protagonisti. Più della metà degli iscritti alla Fim andrà in pensione con il sistema contributivo. La maggioranza della nostra base associativa, non ha soltanto sentito parlare del lavoro atipico e precario, ma l’ha vissuto, sovente in una fase troppo lunga di ingresso al lavoro. Sanno bene che la retorica sui diritti, quando parla di un mondo che non esiste più, serve a difendere dualismi sempre più inaccettabili. L’Italia, non è un paese per giovani. Il sindacato lo deve essere.

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