Le quattro banche sono state salvate? Chiedetelo a chi ha perso tutto

Andiamo oltre la retorica: il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate è stato azzerato. E le sofferenze sono state valutate il 17% del valore nominale. Non siamo lontani dal bail-in che verrà a gennaio. Anche se si è evitato di toccare i correntisti e un pericoloso effetto domino

Arezzo Piazza

Arezzo, piazza Grande (Fabienne D. / Flickr Creative Commons)

24 Novembre Nov 2015 1030 24 novembre 2015 24 Novembre 2015 - 10:30
...
Messe Frankfurt

Il decreto è arrivato di domenica. In fretta e furia, prima che entrassero in vigore, il prossimo 1° gennaio, le regole sull’unione bancaria e il bail-in, che fanno pagare anche i correntisti in caso di fallimento di una banca. Per questo l’impressione dell’uomo della strada è che le quattro banche oggetto del decreto (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti) siano state miracolate dall’intervento dello Stato.

La realtà è diversa: gli azionisti perderanno tutto, così come gli obbligazionisti che hanno sottoscritto i bond subordinati, quelli remunerati meglio ma con meno garanzie. Come ricorda il Corriere della Sera, per la sola Banca Marche le obbligazioni subordinate avevano un valore teorico alla scadenza 400 milioni di euro (il valore era di 467 milioni nel 2012). Quelle di Banca Etruria 300 milioni, quelle di CariFerrara 20 milioni, mentre CariChieti non aveva emesso obbbligazioni.

Perdono tutto anche gli azionisti, e non sono grandi capitalisti. La sola Banca Etruria ne ha 70mila, per 648 milioni di valore nel 2013. Una media di meno di 10mila euro ad azionista. Non fanno eccezione i 44mila azionisti di Banca Marche (1 miliardo di valore di capitale) e i 23mila di CariFerrara (400 milioni).

L’impressione dell’uomo della strada, dopo il decreto approvato in fretta e furia, è che le quattro banche siano state miracolate. Ma la realtà è diversa: gli azionisti perderanno tutto, così come gli obbligazionisti che hanno sottoscritto i bond subordinati. Si tratta di un valore teorico di 3 miliardi di euro

Sono tutte cifre - il conto totale è di 3 miliardi - che nessuno si aspettava di recuperare, e per questo c’è da escludere effetti a valanga sui territori. Ma a leggere i commenti sui forum di finanza, le aspettative erano di avere qualche forma di garanzia per gli azionisti, per esempio attraverso dei warrant.

Non solo: le sofferenze sommate dei quattro istituti commissariati, pari a 8,5 miliardi, sono state valutate 1,5 miliardi e conferiti in un’unica bad bank, che li piazzerà sul mercato direttamente o attraverso gli intermediari specializzati. Si tratte del 17,6% del loro valore: una distanza siderale, ha ricordato Fabio Bolognini su Linkerblog, da quel 35-40% a cui sono riportate le sofferenze delle altre banche, al netto delle rettifiche.

È stato quindi un quasi-fallimento. Anche perché le nuove quattro banche ponte, che sostituiranno le banche commissariate, non avranno vita facile. Se l’obiettivo è venderle, come fa capire la Banca d’Italia, una prospettiva è che molte delle filiali (e quindi dei posti di lavoro) saranno lasciate per strada.

Le sofferenze sommate dei quattro istituti commissariati, pari a 8,5 miliardi, sono state valutate 1,5 miliardi, il 17%: una distanza siderale da quel 35-40% a cui sono riportate le sofferenze delle altre banche, al netto delle rettifiche

In questo “salvataggio” lo Stato in effetti non mette un euro. Come ha ricordato Banca d’Italia, l’intero onere del salvataggio è in ultima analisi prevalentemente a carico del complesso del sistema bancario italiano, che alimenta con i suoi contributi, ordinari e straordinari, il Fondo di Risoluzione. In tutto il conto è di 3,8 miliardi di euro.

Non saranno utilizzati, sottolinea a Linkiesta Fabio Bolognini, i soldi del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (che era invece intervenuto nel salvataggio della banca Tercas di Teramo). L’Unione europea ha bocciato l’intervento come aiuto di Stato. Così come ha bocciato l’idea che la faccenda si potesse risolvere con un semplice aumento di capitale delle banche.

Per ora hanno anticipato i soldi tre grandi banche (Intesa, Unicredit, Ubi Banca), con un prestito ponte, fino alla fine dell’anno. Entro il 31 dicembre tutte le piccole banche (escluse le Bcc) dovranno mettere mano al portafogli per alimentare il nuovo fondo, che a differenza del fondo interbancario, è volontario (cosa che potrebbe avere delle conseguenze sugli sconti fiscali). E che lo facciano senza intoppi è tutto da vedere.

Le banche hanno comunque nella stragrande maggioranza appoggiato il pagamento, perché evita l’effetto domino e permette di dire che nessuna banca italiana è stata sottoposta al nuovo sistema del bail-in. Il sistema vuole mostrarsi sano.

Le banche hanno nella stragrande maggioranza appoggiato il pagamento, perché evita l’effetto domino e permette di dire che nessuna banca italiana è stata sottoposta al nuovo sistema del bail-in. Il sistema vuole mostrarsi sano

Addio bad bank di sistema

Ci sono alcune lezioni che si possono ricavare da questa vicenda: la prima è che cambia lo scenario delle sofferenze. Il valore reale dei debiti deteriorati varia da situazione a situazione, ma il valore di mercato del 17% dice che quello delle altre banche è probabilmente sovrastimato.

La seconda lezione è che se la creazione di una bad bank specifica per le quattro banche è stata permessa dall’Europa (con i soldi delle altre banche) non lo sarà con tutta probabilità la creazione di una bad bank di sistema con garanzia dello Stato. Il Mef ha svolto molte missioni in Europa, trovando porte chiuse perché tali interventi sarebbero considerati aiuti di Stato.

L’ultima lezione è che siamo arrivati molto tardi ad accorgerci che il bail-in per noi sarà un problema. Con i suoi automatismi in caso di rischi di fallimento delle banche, spiega l’economista Marcello Esposito, creerà un sistema rigido che mal si adatta alle esigenze delle banche. Se non si fossero “salvate”, le banche avrebbero avuto un coinvolgimento di correntisti (famiglie e soprattutto aziende con più di 100mila euro nel conto corrente), cosa che avrebbe potuto provocare una corsa agli sportelli disordinata. Le quattro banche sono state messe al riparo. Ma non sono le uniche che rischiano. Oggi non sono in pericolo, ma nel medio periodo loro o altre potrebbero trovarsi di fronte alla ghigliottina del bail-in.

Potrebbe interessarti anche