Energie rinnovabili, lo spread con la Germania che fa più male

Loro sono 80 milioni e coprono con le rinnovabili quasi l'80% del loro fabbisogno energetico. Noi, siamo fermi alla metà. Pesa l’assenza di una strategia

Rinnovabili Germania

Sean Gallup/Getty Images

30 Dicembre Dic 2015 1611 30 dicembre 2015 30 Dicembre 2015 - 16:11

Era aprile 2011, poche settimane dopo il disastro di Fukushima, che Angela Merkel - con un dietrofront incredibile, per lei che fino ad allora era convinta nuclearista - annunciò la chiusura delle più vecchie centrali nucleari del Paese e la dismissione totale dei siti atomici negli anni a venire.

Allora, l’energia prodotta da fonti rinnovabili era pari circa al 20% del totale. L’obiettivo tedesco era quello di arrivare all’80-100% entro il 2050. In molti, dalle nostre parti, fecero spallucce, ricordando la storica dipendenza tedesca dal carbone e quanto fossero aleatorie delle promesse di così lungo periodo.

La cosa curiosa è che siamo nel 2015 e sono quasi arrivati. Lo scorso 5 agosto, il Fraunhofer ISE (prestigioso istituto di ricerca sull’energia solare) ha annunciato che pochi giorni prima, era il 25 luglio, il 78% della domanda energetica tedesca era stata coperta da fonti rinnovabili. Per la cronaca: sole, vento, biomasse e idroelettrico. Un simile evento, spiegano sempre da Fraunhofer ISE, si è ripetuto identico, un paio di giorni al mese, per tutti i mesi dell'anno. E il giorno di Santo Stefano, per qualche ora, è stata raggiunta la fatidica soglia dell’80%.

Lo scorso 5 agosto, il Fraunhofer ISE (prestigioso istituto di ricerca sull’energia solare) ha annunciato che pochi giorni prima, era il 25 luglio, il 78% della domanda energetica tedesca era stata coperta da fonti rinnovabili.

È un dato che fa impressione, forse una delle migliori notizie di questo 2015. Perché stiamo parlando di un Paese che ha 80 milioni di abitanti e che fino a pochi anni fa viveva di atomo e di carbone. La prova che si possa vivere di energia pulita, se si vuole.

Fa specie, al contrario, constatare il ritardo italiano, soprattutto in giorni di blocco delle città causa smog. A differenza della Germania, infatti, il nostro Paese ha alle spalle una lunga tradizione nella produzione di energia idroelettrica, che da sola fa circa il 50% dell'energia rinnovaibile prodotta in Italia. Ebbene, stando ai dati del rapporto di Terna, riferito alla prima metà del 2015, le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 36% del nostro fabbisogno energetico, con punte del 40% nei giorni di punta massima. Fabbisogno energetico che - va ricordato - è in calo dal 2008, causa crisi.

Nell’intervista che ci ha concesso stamane, il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci parlava del ritardo della politica, dell’assenza di un nuovo modello di economia e di società che sia in grado di far fare il salto di qualità a un Paese come l’Italia che l’economia sostenibile - soprattutto per l’atavica scarsità di materie prime - ce l'ha nel Dna. Forse no, quindi. Forse non fa specie che nonostante l’asssenza di una strategia politica si produca già ora il 40% dell’energia da fonti rinnovabili. Forse fa solo, e più semplicemente, rabbia.

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