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Realacci: «Altro che blocchi al traffico, serve una green economy fatta bene»

Parla il Presidente della Commissione Ambiente della Camera: «Migliorare la qualità dell’ambiente è una grande opportunità da un punto di vista economico e l’Italia può farcela. La politica? Deve darsi una mossa»

Milano Blocco Traffico

Milano, 28 dicembre 2015 (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

30 Dicembre Dic 2015 0820 30 dicembre 2015 30 Dicembre 2015 - 08:20

«Emergenza smog? Ce n’è una all’anno, poi alla prima pioggia ci si dimentica tutto». A dirlo è Ermete Realacci, esponente del Partito Democratico, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, nonché di Fondazione Symbola. Tra i fondatori di Legambiente, Realacci è uno dei decani dell'ambientalismo italiano ed è reduce da Cop 21, la Conferenza sul clima di Parigi dove era uno dei rappresentanti italiani: «Lì si è fatta la Storia e da lì si può partire per immaginare una nuova idea di economia di società - spiega - non certo da un blocco del traffico o dai numeri un tanto al chilo di Beppe Grillo»

Parliamone, però, di quei numeri. Davvero in Italia si muore d’inquinamento più che altrove?
Beh, non è una novità. Sono anni che l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Agenzia Europea per l'Ambiente presentano dati allarmanti sulle morti anticipate per inquinamento in Europa in generale, e in Italia in particolare. Sono dati che hanno portato a stabilire i limiti alle emissioni, e alla concentrazione nell'aria di polveri sottili. Poi certo, il dato dell’Istat sull'anomalo aumento delle morti del 2015 non è legato a un aumento dell’inquinamento. Però il problema c'è e non va negato.

C'è chi come l'Istituto Bruno Leoni, in risposta a Grillo, dice addirittura che oggi stiamo meglio di qualche anno fa. È vero?
Sì, è vero. Alcuni inquinanti sono diminuiti, in molti casi grazie all'intervento della politica.

Un esempio?
Fiat non voleva che si togliesse il piombo dalla benzina. Resistette anni, usando il solito armamentario retorico che faceva presagire disastri economici. In effetti, l'unico disastro economico che c'è stato, è stato provocato proprio da Fiat, che con la sua resistenza ci ci ha fatto perdere il mercato delle marmitte catalitiche. Ma penso anche al passaggio dal carbone e dall'olio combustibile al metano. Detto questo, nessuna misura, da sola, è risolutiva.

In che senso?
Nel senso che queste misure vanno messe dentro un’idea coerente e nuova di economia e di società. Altrimenti, va come è sempre andata: oggi c'è grande attenzione sull'inquinamento dell'aria perché non piove e perché non ci sono altre notizie. Sappiamo come funziona l'informazione: alla prima pioggia finirà l'attenzione. A Milano, negli scorsi, ci furono blocchi anche più drastici di quelli attuali e passarono sotto silenzio.

«Oggi c'è grande attenzione sull'inquinamento dell'aria perché non piove e perché non ci sono altre notizie. Sappiamo come funziona l'informazione: alla prima pioggia si occuperà di altro»

Cosa intende quando parla di una nuova idea di economia e di società?
Penso a quel che ho visto a Cop21 dove abbiamo raggiunto grandi risultati e dove si intravede un cambiamento vero. Ci siamo riusciti perché nell'aria irrespirabile di Pechino vivono anche i figli dei ricchi, perché la siccità in California si vede anche dalle ville degli attori di Hollywood. C'è la consapevolezza che sono temi che riguardano tutti e non è un caso che lo scorso anno, le emissioni di Co2 in Cina sono calate dell'1% e che negli ultimi anni, negli Usa, si siano ridotte del 10%. Questo è il contesto in cui dovremmo muoverci. Un contesto in cui come Europa e come Italia abbiamo molto da dire.

Perché?
Perché la green economy attraversa tutti i nostri settori produttivi Ieri (il 29 dicembre, ndr) con Fondazione Symbola abbiamo prensetato “L’Italia in dieci selfie”, da dove emerge che siamo all'avanguardia relativamente alle fonti di energia rinnovabile, che abbiamo una delle agricolture più sostenibili al mondo, che siamo i campioni europei nella riduzione degli scarti e dell'economia circolare. E spesso questo accade senza che vi sia un obbligo o una particolare sensibilità ambientale.

Come mai, allora?
Grazie all'incrocio di cromosomi antichi con l'innovazioni. Con gli stracci a Prato e con i rottami a Brescia sono nati due dei più importanti distretti industriali italiani. Non solo: pensiamo a tutti quei settori in cui si produce meno e si guadagna di più: penso al vino, alle scarpe, all'occhialeria. Dietro ognuna di queste storie c'è il medesimo messaggio.

Quale?
Che ridurre l'inquinamento è una straordinaria opportunità.

Spieghi meglio…
Prendiamo i tre principali inquinanti delle nostre città: il traffico veicolare, il sistema produttivo e il riscaldamento delle abitazioni. In ognuno di questi ambiti possiamo generare significativi vantaggi economici.

«Con gli stracci a Prato e con i rottami a Brescia sono nati due dei più importanti distretti industriali italiani. Non solo: pensiamo a tutti quei settori in cui si produce meno e si guadagna di più: penso al vino, alle scarpe, all'occhialeria»

Partiamo dal traffico...
Sappiamo tutti che arriverà l'auto elettrica prima o poi, no? Ecco: noi in Italia abbiamo Enel che spinge per fare le colonnine per i veicoli elettrici e la Fiat che di fare auto elettriche non ne vuol sentire parlare. Ci toccherà comprare auto elettriche della VolksWagen o ci vogliamo dare da fare?

Passiamo ai processi industriali...
Posso raccontare una storia?

Prego...
C'è questa azienda di Corropoli, in provincia di Teramo, che si chiama Fimatex e che ha risolto uno dei problemi più spinosi per le imprese che fanno moda, quello dei jeans délavé. Per scolorire i jeans è necessario un enorme consumo di acqua e di sabbiature al silicio, col rischio che agli operai venga la silicosi. La tecnologia della Fimatex ha ridotto a un decimo il consumo d’acqua e nel loro procedimento, al posto del silicio, si usano scarti alimentari. Risultato? oggi trattano 20 milioni di jeans all'anno, perché le aziende temono boicottaggi e sputtanamenti. Non ci sono solo i piccoli peraltro…

Ad esempio?
Ad esempio Enel, che a mio avviso è oggi l'utiliy più avanzata al mondo. Da quando la guida Francesco Starace hanno chiuso 22 centrali tra le più inquinanti e investito 11 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili, fino al 2019.

«In Italia abbiamo Enel che spinge per fare le colonnine per i veicoli elettrici e la Fiat che di fare auto elettriche non ne vuol sentire parlare. Ci toccherà comprare auto elettriche della VolksWagen o ci vogliamo dare da fare?»

Dici Enel e pensi alle bollette della luce e del gas. E al terzo grande inquinante italiano: il riscaldamento delle case...
Qui l'opportunità è enorme, perché con la crisi abbiamo perso 500mila posti di lavoro. E alcune politiche, come il credito d'imposta e l'ecobonus per favorire il recupero edilizio rispetto alle nuove costruzioni è un ottima cosa. Questa direzione, tuttavia, va rafforzata.

Come?
Vanno ripensate le politiche urbane, bisogna rendere più semplice la demolizione e la ricostruzione, semplificare gli adempimenti per chi va nella giusta direzione. Dobbiamo ridurre almeno di un terzo il consumo energetico degli edifici pubblici, che oggi vale 5 miliardi di euro. Il resto va da sé: nuovi materiali, domotica: tutto questo è parte dell'economia del futuro e ha ricadute industriali formidabili. Così noi possiamo essere protagonisti.

Ce la faremo?
o sono fiducioso per natura, ma devono cambiare molte cose.

Cioé?
La buocrazia statale ancora oggi è troppo costosa e improduttiva. Io mi ero impuntato che nello Sblocca italia ci fosse la riscrittura del conto termico, già finanziata - 900 milioni di cui, 700 disposti dai privati e 200 pubblico - per ridurre consumi grandi soggetti economici . Il problema è che le norme sono state scritte malissimo. In teoria, lo Sblocca Italia imponeva al Ministero dello Sviluppo Economico, alla Conferenza delle Regioni e al Ministero dell’Ambiente il compito di aggiornare il conto termico entro dicembre 2014. Ancora non mi è stato detto niente. Magari hanno sbagliato numero di telefono.

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