Camorra a Cinque Stelle? Non scherziamo

Il caso di Quarto poteva essere una buona occasione per riflettere sull’uso mediatico della giustizia. E invece si parla di un caso che non sta in piedi

Beppe Grillo Movimento Cinque Stelle
8 Gennaio Gen 2016 1128 08 gennaio 2016 8 Gennaio 2016 - 11:28

Non saremo noi a puntare il dito contro Beppe Grillo, a parlare del puro che viene epurato. A sfottere Di Battista e soci manettari che parlano di macchina del fango. A cercare negli archivi i tweet di Saviano che parlava di Quarto liberata dalla camorra. Semplicemente perché stavolta hanno ragione Grillo, Di Battista e Saviano. Stavolta.

Perché se il dito deve indicare qualcosa, quel qualcosa è l'ennesimo caso di uso strumentale e mediatico dell'arma giudiziaria. In un caso di specie, l'inchiesta sul presunto voto di scambio nel comune campano e sui presunti legami tra la camorra e uno degli assessori della nuova giunta a Cinque Stelle, che è aria fritta, per non dire peggio.

Ricapitoliamo il caso: a Quarto, un Comune precedentemente sciolto per associazione mafiosa, un candidato consigliere, Giovanni De Robbio, avrebbe portato in dote al Movimento Cinque Stelle un bel po' di preferenze, ottenute attraverso pratiche di voto di scambio. Successivamente avrebbe richiesto per sé la presidenza del Consiglio Comunale e per un suo amico, l'imprenditore di pompe funebri Alfonso Cesarano, la gestione dello stadio, una specie di simbolo anti-racket, peraltro. Non avendo ottenuto niente, dicono le intercettazioni, avrebbe ricattato il sindaco, minacciando di rivelare alla stampa un presunto abuso edilizio. Il sindaco Rosa Capuozzo non si è smossa di un millimetro e il consigliere è stato espulso dal Movimento.

La camorra, e le mafie in generale, votno per chi vogliono, solitamente per il più forte. E non sono pochi i comuni a guida Partito Democratico a essere stati sciolti per mafia

Scrivere come ha fatto il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini che «la camorra vota Cinque Stelle» per delegittimarne il ruolo di paladini della legalità, soprattutto al Sud, è sbagliato, oltreché scorretto. Perché non v'è dubbio che la stragrande maggioranza degli abitanti di Quarto ha votato Cinque Stelle per andar contro alle ingerenze della camorra.
E perché la camorra, e le mafie in generale, votno per chi vogliono, solitamente per il più forte. E il più forte può essere chiunque, dal Pd a Forza Italia, sino al Movimento Cinque Stelle.
Lo sa bene pure Orfini, visto che non sono pochi i comuni a guida Partito Democratico a essere stati sciolti per mafia, nonostante molti esponenti dem siano in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata.

Poteva essere una buona occasione per fare quadrato tra forze politiche avversarie, perlomeno su un tema chiave come quello della lotta alle mafie. Poteva addirittura essere un’occasione per riflettere sull'uso politico e mediatico della giustizia, sul tintinnare di manette e intercettazioni telefoniche a uso e consumo della stampa, sulla spettacolarità senza sostanza di alcune inchieste (è un caso che pure questa porti la firma di Henry John "aria fritta" Woodcock?). Invece no. Peccato.

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