Il Milan risorge, per l’Inter è crisi nera

Napoli e Juventus dilagano, i punti di distacco rimangono due. Dietro, la Fiorentina rallenta e la Roma riparte

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Marco Luzzani/Getty Images

31 Gennaio Gen 2016 2251 31 gennaio 2016 31 Gennaio 2016 - 22:51
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Due punti erano e due punti rimangono, nella massima espressione di forza che è rimpallata nella 22 esima giornata di campionato. 4-0 la Juve, 5-1 il Napoli, sono ormai loro le strapotenze tritasassi. Sebbene il Napoli abbia la Lazio da affrontare, dovremo attendere tre turni, fino al 13 febbraio, quando la Juve riceverà il Napoli a Torino e sarà scontro direttissimo. È vero, sarà allo Stadium di proprietà bianconera ma ce la immaginiamo alla pari, che più pari non si può. Li si deciderà molto della serie A, lì capiremo quasi tutto.

Intanto, stritolato il Chievo, privo di giocatori essenziali per assenze e dipartite definitive, ci si chiede come si potrà fermare la Juve senza pecche, tecnicamente di altissima qualità, caratterialmente di straordinaria determinazione, fisicamente strabordante, tanto strabordante. Corre quasi troppo la Juve, non sente stanchezza, pressa da bestia e arriva sempre prima sui palloni come ai tempi di Conte, che peccato che l’ex allenatore bianconero non ottenga le stesse prestazioni fisiche in Nazionale.

Al San Paolo va in scena una partita bellissima, la perfezione euclidea disegnata con il compasso da ambedue le squadre di Sarri, l’attuale e la ex. L’Empoli non smette mai i suoi abiti di gran calcio ma davanti ha lo stesso gran calcio interpretato da maestri. Higuain segna ancora ma è Insigne a spiccare per assist e punizione-gol. Per una volta però vorrei mettere sul piedistallo alcuni giocatori meno appariscenti dei campioni. Allan, che ha corso splendidamente e sbagliato niente, e il ventiduenne albanese Hysaj che difende e attacca per tutti novanta minuti senza soste lungo tutta la fascia destra. Ambedue giocatori di sostanza, permettono ai super assi di dedicarsi al meglio.

A San Siro tutto esaurito per fedeltà, Mihajlovic va sul sicuro con i soliti uomini, Mancini cambia di nuovo, molto offensivo. Partita spigolosa e aperta, fallosissima e piena di errori. Nella confusione Alex svetta e segna. L’arbitro sorvola per un’ entrata di Donnarumma su Eder, poi concede il penalty che Icardi sbaglia. Il Milan va sul contropiede, il suo gioco preferito e finisce 3-0. Stavolta Mancini, espulso, ha sbagliato completamente formazione, con la fissa del cambio di ruoli e di uomini, soprattutto i due mediocri terzini, riesumando Santon e Juan Jesus. Il Milan lotta con umiltà e compattezza, l’Inter latita con tocchetti insulsi. Eder è tra i migliori, le tre “ic” d’attacco i peggiori. La crisi è nera.

Il Milan lotta con umiltà e compattezza, l’Inter latita con tocchetti insulsi. Eder è tra i migliori, le tre “ic” d’attacco i peggiori. La crisi è nera.

Anche la Roma vince contro una squadra che non sa cosa sia la difesa e osa sempre. Ovviamente il Frosinone prende una montagna di gol ma la nuova giallorossa schierata da Spalletti ha ribaltato tutti i concetti di Garcia e molti ruoli in campo. De Rossi arretrato in difesa, Nainggolan più avanti, via Gervinho si presenta El Sharaawy con un gol di tacco gol alla Ibra, Rudiger avanzato a centrocampo a fare l’ala, e… Dzeko? Sostituito causa inutilità. Meglio l’anziano Totti per dieci minuti da fermo e con i suoi tocchi perfetti che un lento, impreciso, real 9.

Molte partite della domenica si sono concluse senza reti per errori, imprecisioni e sostanziale parità. Spicca per interessi comportamentali Udinese Lazio, con due espulsi e un nervosismo assurdo. I biancocelesti non riescono a vincere nonostante l’Udinese giochi in dieci tre quarti di partita, poi Matri, al quale vengono annullati giustamente due gol, minaccia il guardalinee e fa scoppiare una rissa nel tunnel degli spogliatoi. Complimenti al fair play. A Genova, la Fiorentina cerca di esprimere il solito calcio trapezoidale ma lo fa con una tale lentezza che la foga genoana riempie tutti gli spazi e se i viola continuano così adieu all’alta classifica. Per tenere il passo delle prime due occorre ben altro.

La Samp sta finendo nel baratro. Ha venduto Eder e ceduto Zukanovic, ha comprato Quagliarella, sperando che si riaffezioni alla maglia, e gli scarti dell’Inter Dodò e Ranocchia, che ha combinato subito una delle famose topiche per cui i tifosi nerazzurri lo volevano metaforicamente morto, regalando un gol al Bologna. Ma Ferrero ci è o ci fa? Perché se non potremmo mai credere alla sua fede, nonostante sciarpe, bandane, cappellini blucerchiati, ci si domanda se pensa a far soldi o ad apparire a tutti i costi nel ruolo del buffone di corte, con le sue colorite espressioni e le sue azzardate decisioni che finiscono per schiacciare il povero impotente Montella.

A margine: finisce il calciomercato, le piccole hanno venduto e si sono impoverite, la Roma ha tappato i buchi delle delusioni e dei ruoli mancanti, aveva grandi lacune e ha provato a rappezzarle con inserimenti intelligenti, El Sharaawy, Perotti e Zukanovic. Le due big hanno allargato le rose con giovani promesse, il futuro va programmato. L’Inter ha preso Eder, e Icardi o capisce l’aria che tira e si mette di buona lena o a giugno bye bye love.

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