Il caso Litvinenko è un pasticcio, ed ecco tutti gli elementi che non tornano

Nonostante la sentenza inglese rimangono parecchi punti oscuri, e parecchie circostanze che sfiorano l'assurdo...

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1 Febbraio Feb 2016 1559 01 febbraio 2016 1 Febbraio 2016 - 15:59

È davvero tutto chiaro in merito al caso Litvinenko? Siamo proprio sicuri che nella sentenza del giudice Sir Robert Owen che qualche settimana fa ha orientato l'opinione pubblica britannica e occidentale sulla responsabilità dell'Fsb (il servizio segreto russo, successore del Kgb) e in ultima analisi del presidente russo Vladimir Putin, per la morte dell'agente diventato dissidente non contenga qualche punto oscuro? A un esame attento dei fatti gli anelli che non tengono nella sentenza sono numerosi.

Ricordiamo la sequenza degli avvenimenti. Aleksandr Val'terovich Litvinenko – ex agente segreto russo diventato cittadino britannico il 13 ottobre 2006 - è noto per i suoi libri di denuncia Blowing Up Russia: Terror from Within e Lubyanka Criminal Group e per aver sostenuto che il milionario Boris Abramovich Berezovskij era stato assassinato per ordine di Putin.
Il 1 novembre 2006 (solo tre settimane dopo la morte della giornalista Anna Politkovskaya e pochi giorni dopo una nuova serie di accuse a Putin da parte di Litvinenko stesso per quest’ultimo omicidio) incontra al ristorante sushi Itsu di Piccadilly il faccendiere Mario Scaramella (pluripregiudicato, noto per aver tentato di accusare Prodi di essere stato un agente del KGB sulla base di presunte rivelazioni di Litvinenko stesso). Poco dopo incontra al Millennium Hotel di Londra due ex agenti KGB: Dmitry Kovtun e Andrey Lugovoy. Quest’ultimo porta all’incontro anche suo figlio. Litvinenko passa poi a trovare il miliardario esule Boris Berezovsky e torna a casa. Poche ore dopo, l’ex agente segreto comincia a soffrire di vomito e diarrea. I sintomi si intensificano per tre giorni fino a convincerlo a farsi ricoverare prima al Barnett General Hospital e poi al London University College Hospital dove la situazione si aggrava sempre di più fino a portarlo alla morte il 23 novembre. È risultato che, per la seconda volta nella storia dopo la morte accidentale di Irène Joliot-Curie (figlia di Marie e Pierre Curie), Litvinenko è morto per avvelenamento provocato dalla radioattività emessa dall’isotopo 210 (210Po) del Polonio. Questi, in rapida sintesi, i fatti. Astenendosi da considerazioni politiche, che esulano dalle competenze e dagli interessi dell’autore, ci limitiamo a elencare le incongruenze “tecniche” che circondano questa morte.

Litvinenko è stato avvelenato da una dose enorme di 210Po: 2 GBq (50 mCi) corrispondenti a 10 microgrammi di Polonio. Perché impiegare un dosaggio sufficiente a sterminare un’intera compagnia di soldati?

Il Polonio ha una attività 400 volte superiore a quella dell’Uranio e si trova in tracce (100 microgrammi per tonnellata) nella pechblenda, lo stesso minerale da cui si ricava l’Uranio. I coniugi Curie riuscirono a isolarne alcune tracce dalla pechblenda dopo aver trattato diverse tonnellate di minerale. Lo battezzarono Polonio in onore del Paese natale di Marie. Data l’estrema scarsità in natura, il Polonio viene oggi ottenuto irradiando Bismuto (209Bi) con neutroni ad alta energia. Per farlo occorrono reattori nucleari collegati a speciali apparati. Oggi è la Russia a realizzare buona parte del 210Po disponibile (in totale ne vengono prodotti circa 100 g all’anno).
Il 210Po è un fortissimo emettitore di particelle α ad alta energia. Per questo è miliardi di volte più letale dell’acido cianidrico. Non emette radiazioni β o γ, per cui è sufficiente anche solo un foglio di carta per schermarne completamente le emissioni. Viene usato industrialmente per misurare lo spessore e l’omogeneità di film e pellicole per applicazioni ad alto valore aggiunto. Viene impiegato anche per la taratura di rivelatori di particelle alfa, come antistatico e per mantenere caldi i circuiti elettronici dei satelliti artificiali grazie al calore emesso dal suo decadimento radioattivo.

Litvinenko è stato avvelenato da una dose enorme di 210Po: 2 GBq (50 mCi) corrispondenti a 10 microgrammi di Polonio. Questa dose, che potrebbe essere nascosta in un granello di sale da cucina, rappresenta oltre 200 volte la dose letale, che si valuta attorno ai 238 µCi pari a 50 nanogrammi. Perché impiegare un dosaggio sufficiente a sterminare un’intera compagnia di soldati?
Il Polonio usato sarebbe costato decine di milioni di dollari se acquistato sul mercato ufficiale. E l’acquisto di quantità così abnormi avrebbe certamente destato sospetti. Una organizzazione criminale avrebbe sicuramente trovato metodi più economici per assassinarlo e non si ha notizia di mercati sotterranei per il contrabbando di Polonio. Solo governi con accesso a reattori nucleari potrebbero ottenerlo senza lasciare tracce.

Questo insolito veleno potrebbe essere stato scelto proprio per non lasciare indizi: se nessuno avesse pensato a un avvelenamento da sostanze radioattive (all’inizio si era pensato al Tallio) la morte di Litvinenko avrebbe potuto frettolosamente essere attribuita ad una intossicazione alimentare. Infatti, l’inchiesta ha rivelato dall’analisi dei capelli che il 210Po è entrato nel suo corpo ben due volte a distanza di qualche settimana. La prima volta, il 16 ottobre 2006, l’ex agente segreto aveva attribuito il forte malessere proprio ad una intossicazione alimentare. Quella volta, gli assassini avevano tentato di raggiungerlo negli uffici della compagnia di sicurezza Erinys di Mayfair.

E’ stato detto che un avvelenamento così anormale è stato scelto apposta per dare un preciso segnale: gli assassini di Litvinenko hanno accesso a uno dei più potenti veleni esistenti, sono protetti - anzi, diretti - da una potenza nucleare. Per essere precisi, sono “certamente” agenti russi. Allora perché scegliere un metodo che avrebbe potuto passare, al contrario, completamente inosservato come nel primo caso di avvelenamento?
Il 210Po presente nel corpo di Litvinenko, facilmente identificabile perché emette radiazioni α con la caratteristica energia di 5.3 MeV, è risultato non accompagnato da tracce degli altri isotopi che dovrebbero essere presenti se questo fosse stato estratto da una miniera di Uranio col metodo scoperto dai Curie. Nel 2006, il 97% del 210Po veniva prodotto nell’impianto nucleare di Avangard sotto la responsabilità di Rosatom l’agenzia nucleare federale russa. Anche questa circostanza sembra portare direttamente alla matrice russa. Ma se un’altra potenza nucleare avesse voluto incolpare proprio Putin, non avrebbe preferito scegliere proprio questo metodo?

Ma se un’altra potenza nucleare avesse voluto incolpare proprio Putin, non avrebbe preferito scegliere proprio questo metodo?

Al materiale nucleare prodotto nell’impianto di Avangard hanno accesso quattro distinte organizzazioni: la facoltà di chimica dell’Università di Mosca, Il centro nucleare federale di Samara, Techsnabexport, l’agenzia governativa che rifornisce i reattori d’Uranio e la compagnia privata Nuclon, che li incorpora negli strumenti medicali e vende gli isotopi ai clienti. In totale, diverse centinaia di persone, fra le quali molti civili e diversi stranieri. Nessuno si è accorto di un ammanco così significativo? Prima del 2006, sono noti ben 15 incidenti accaduti in tutto il mondo dove Polonio è scomparso o è stato certamente rubato. Secondo la Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, molti di questi sono accaduti negli Stati Uniti.

Anche il Polonio prodotto da impianti nucleari non è puro, ma sempre accompagnato da tracce di altri elementi radioattivi che costituiscono la “firma” del reattore da cui provengono. Ma chi ha assassinato l’agente segreto russo ha sottoposto il veleno usato ad ulteriori - e ancora più costosi - trattamenti per eliminare le impurità e rendere, di fatto, la dose di 210Po completamente anonima.

Grazie al basso potere penetrante delle particelle α, trasportare quella dose di Polonio sarà stato facilissimo: basta tenerlo in una fialetta di vetro per passare attraverso qualsiasi controllo di frontiera, basato sulla ricerca di radioattività γ. Perché allora gli agenti di Scotland Yard hanno trovato Polonio non solo sulla teiera usata da Litvinenko al Hotel Millennium ma praticamente in tutta Londra, incluso il Sushi bar che ha visitato prima di essere avvelenato e la casa di Berezovsky dove si è recato prima di accusare sintomi e iniziare ad espellere polonio coi fluidi corporei?

Possibile che la dinamica dell’assassinio sia stata così pasticciata da lasciare quantità così significative di veleno addosso agli stessi avvelenatori? Possibile che l’agente incaricato di una missione così pericolosa (e costosa) fosse un idiota capace di sparpagliare ovunque un veleno potentissimo anziché tenerlo ben chiuso e al sicuro in una semplice fialetta fino al momento in cui avrebbe dovuto impiegarlo?

Scotland Yard ha seguito le tracce del 210Po dopo la cena mortale, individuando tre percorsi lasciati dai protagonisti. Non solo quelle lasciate da Litvinenko fino al ricovero ma anche quelle lasciate da Kovtun e Lugovoy, i suoi commensali accusati del delitto. Perfino allo stadio Emirates a Holloway , dove Lugovoy è andato a vedere una partita dell’Arsenal, e ad un appartamento di Amburgo, dove Kovtun ha soggiornato alcune settimane dopo. Possibile che la dinamica dell’assassinio sia stata così pasticciata da lasciare quantità così significative di veleno addosso agli stessi avvelenatori? Ma le tracce sono state seguite anche all’indietro. Ad esempio è risultato contaminato il night club Hey Jo frequentato da Kovtun la settimana precedente. Sono risultati contaminati aerei, auto, locali, alberghi; praticamente tutti i posti in cui è stato, anche fugacemente, Lugovoy. Ad esempio la camera 848 dell’Hotel Sheraton in cui è passato la settimana precedente sarebbe risultata contaminata in numerosi punti: sul pavimento, le pareti, il water, i cestini. Persino le poltrone degli aerei in cui ha volato (nelle settimane precedenti è arrivato ed è ripartito da Londra altre tre volte) sono risultate altamente contaminate. Possibile che l’agente incaricato di una missione così pericolosa (e costosa) fosse un idiota capace di sparpagliare ovunque un veleno potentissimo anziché tenerlo ben chiuso e al sicuro in una semplice fialetta fino al momento in cui avrebbe dovuto impiegarlo? Inoltre, una persona con un minimo di intelligenza avrebbe portato proprio suo figlio all’appuntamento dove, finalmente, avrebbe dovuto aprire la fialetta e versare il contenuto nella teiera col rischio di contaminare anche le persone circostanti?

L’inchiesta inglese ha concluso che sarebbero stati esposti al Polonio “diverse migliaia di persone”. Se voleva essere un attacco mirato da parte di una potenza straniera talmente sfrontata da lasciare la sua firma per intimorire dissidenti e governi, sembra che abbia fallito il suo scopo. Tutta la gestione dell’assassinio sembra stata talmente cialtronesca da fare nascere in più d’uno il sospetto che sia stata costruita ad arte.

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