Renzi ha tagliato i servizi, non gli sprechi. E la colpa non è di Bruxelles

La Corte dei Conti boccia clamorosamente la spending review di Renzi e Gutgeld. Un fallimento che rischia di costare molto caro al premier, con le aspettative di crescita che scendono, zero margini di flessibilità e nessun capro espiatorio a disposizione

Renzi Paolo Bruno

Paolo Bruno/Getty Images

19 Febbraio Feb 2016 1109 19 febbraio 2016 19 Febbraio 2016 - 11:09

«Noi quest’anno porteremo 10 miliardi di revisione della spesa. Lo faremo senza tagliare i servizi, ma rendendoli più efficienti ed economici». Parole e musica di Yoram Gutgeld, l’ennesimo commissario alla spending review dopo Enrico Bondi, Dino Piero Giarda, Mario Canzio e Carlo Cottarelli e Roberto Perotti. Era il 6 giugno del 2015 e la platea era quella dei giovani imprenditori di Confindustria.

Sono passati meno di otto mesi e su quelle parole è scesa la pietra tombale su quelle parole. Un colpo di grazia firmato Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei Conti, che nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario ha detto che «Il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività». Tradotto dal bizantino all’italiano: invece che tagliare gli sprechi, cari Renzi e Gutgeld, avete tagliato i servizi.

«Noi quest’anno porteremo 10 miliardi di revisione della spesa. Lo faremo senza tagliare i servizi, ma rendendoli più efficienti ed economici».

Yoram Gutgeld, commissario alla spending review, 6 giugno 2015

«Il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività»

Raffaele Squitieri, Presidente Corte dei Conti, 18 febbraio 2016

Intendiamoci: sarebbe un insuccesso anche senza andare a ripescare le promesse di Gutgeld. E, care vedove di Letta e Monti, non crediate che i predecessori di Renzi abbiano fatto molto meglio di lui, su questo versante. Tuttavia, è in questa macroscopica differenza tra proclami e realtà e nella sovralimentazione delle aspettative che il premier e il suo esecutivo rischiano, prima o poi, di farsi molto male.

Certo, il popolino ha la memoria corta e, per dire, nessuno si ricorda più di sparate tipo “una riforma al mese” o di prove tecniche di accountability come il sito internet www.passodopopasso.it. Tuttavia, i conti in tasca sono materia nota ai più, soprattutto quando i soldi sono meno, i servizi meno ancora e gli sprechi rimangono immutati, o peggio ancora aumentano. E non c’è capro espiatorio che tenga - nè a Bruxelles, nè a Berlino - in questo caso.

Con le aspettative di crescita economica che crollano - da 1,6% a 1%, per l’Ocse, nella sua più recente rilevazione sul pil del 2016 - e gli spazi di flessibilità di bilancio ormai finiti - è sempre Squitieri a dirlo, nella sua relazione - mettere mano alle inefficienze di spesa e agli sprechi è fondamentale. In caso contrario, buone tasse e buona Troika.

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