430 mila anni fa in Spagna, ecco a voi l'omicidio più antico del mondo

L'archetipo del cold case di omicidio. La vittima era un giovane maschio di una specie di Homo antenata di quello di Neanderthal

Getty Images 102880423

ERIC CABANIS/Getty

1 Marzo Mar 2016 1015 01 marzo 2016 1 Marzo 2016 - 10:15

Due colpi sferrati in rapida successione dall’alto verso il basso, da destra verso sinistra. Un omicidio in piena regola, senza alcuna possibilità di equivoco. Ma si tratta di un cold case, senza dubbio, un caso freddo, anzi freddissimo. Quello che hanno scoperto gli studiosi è infatti il primo omicidio documentato della storia. Scena del crimine, la Spagna, una località presso Atapuerca, vicino Burgos.
Dove esattamente non si sa, perché lo scheletro della vittima è stato ritrovato insieme alle ossa di altri 28 individui, in fondo a un pozzo di 13 metri conosciuto come Sima de los Huesos, l’Abisso delle ossa. Ma ciò che fa la differenza in questo giallo è la sua datazione: è un crimine di 430 mila anni fa. Abbastanza per la prescrizione anche di un omicidio, senza dubbio, ma non tanto da impedire agli archeologi di indagare con scrupolo e curiosità.

Gli studiosi sono stati in grado di rimettere insieme 52 frammenti ossei fino a ricostruire un cranio completo. A quel punto la sorpresa da film giallo: sopra l’occhio sinistro sono evidenti due fori che attraversano l’osso frontale. Con tecniche da polizia scientifica (analisi della forma e della traiettoria dei traumi, scanner, infrarossi, ricostruzione digitale), ricavandone la conclusione che entrambe le lesioni sono state probabilmente prodotte al momento della morte del soggetto da due colpi distinti inferti da uno stesso oggetto, con traiettorie leggermente diverse.
Dall’analisi delle ferite risulta chiaro che siano state esse la causa della morte. La vittima – designata con la sigla CR17 (che sta per Cranium 17) – era un giovane maschio di una specie di Homo antenata di quello di Neanderthal. Visto il tipo di fratture, la loro posizione e il fatto che entrambe risultano letali (con una probabile penetrazione dell’arma fin dentro il cervello), l’intenzione di uccidere risulta manifesta.

Alla prova dei fatti resta in piedi solo una ipotesi, quella di un’aggressione umana letale, il primo caso documentato di violenza interpersonale

L’autrice principale della ricerca, Nohemi Sala, infatti, come un bravo medico legale dei telefilm polizieschi elenca nel suo studio tutte le possibili cause di morte via via escludendoli: caduta, oggetto precipitato, frane, lesioni autoinflitte, incidente di caccia. Alla prova dei fatti resta in piedi solo una ipotesi, quella di un’aggressione umana letale, il primo caso documentato di violenza interpersonale. Forse un combattimento, forse un attacco a sangue freddo. Sappiamo qualcosa anche dell’assassino: era destrorso e piuttosto vigoroso. Assicurarlo alla giustizia è fuori discussione, ma anche scoprire chi fosse è probabilmente chiedere troppo. A meno di non disporre della scheda segnaletica di Caino.

Potrebbe interessarti anche