La scuola del futuro? È in Italia ed è pubblica: si studiano sei lingue e ci si diploma un anno prima

All Itc Tosi si studia e si lavora in giro per il mondo, si raggiunge il diploma in quattro anni anziché cinque. La preside Nadia Cattaneo: «La scuola italiana non ha problemi di risorse, ma di motivazioni»

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5 Marzo Mar 2016 0930 05 marzo 2016 5 Marzo 2016 - 09:30
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La scuola migliore d’Italia è una scuola pubblica. Di più, è un istituto tecnico. E non sta in un grande città, ma in provincia. Ed è una scuola dove si studiano sei lingue oltre l’italiano. Dove gli scambi con l'estero, per studio e lavoro, hanno sostituito le gite scolastiche. Dove si insegna a parlare in pubblico. Dove alcune materie sono insegnate in una lingua straniera. Dove si sfornano diplomi e certificazioni che hanno valore legale anche in paesi esteri come Francia, Germania e Regno Unito. E soprattutto, dove si fa tutto in quattro anni, anziché in cinque.

Esiste, ve lo assicuriamo. Si chiama Itc Tosi e si trova a Busto Arsizio, in provincia di Varese. È nata sessantacinque anni fa e da allora - prima particolarità - ha avuto solamente tre presidi. Il primo, Vittorino Gallazzi, è il grande innovatore, che negli anni ’50 ha deciso che la sua scuola dovesse puntare tutto sull’economia e, soprattutto, sulle lingue straniere. Con il secondo, Benedetto De Rienzo, che ha gestito la scuola per trentadue anni, fino alla pensione, questa specificità si è consolidata. Con Nadia Cattaneo, preside in carica dal 2010, è esplosa: «Il filo rosso tra tutti noi è la nostra motivazione a essere dei pionieri, di promuovere continuamente innovazioni e sperimentazioni», spiega a Linkiesta.

Il punto di volta, ciò che distingue il Tosi da quasi tutte le altre scuole italiane, è l’approccio alle lingue: «Noi crediamo che l’inglese e gli altri idiomi che insegnano debbano essere considerati per quel che sono, degli strumenti di comunicazione - racconta Nadia Cattaneo -. Il primo obiettivo, quindi, è usarle per comunicare, non acquisire una grammatica perfetta». Partendo da questa impostazione, la scuola si è data da fare per cercare di costruire più situazioni e occasioni possibili per permettere agli studenti di usare le lingue che studiano. Che, per la cronaca, non sono solo l'inglese e il francese, ma anche il tedesco, lo spagnolo, il russo e il cinese. Lingue attraverso cui vengono insegnate materie come matematica, storia, geografia: «In prima e in seconda ci sono docenti di discipline curriculari che trasmettono alcuni moduli della loro materia in una lingua straniera di cui sono competenti - spiega la Cattaneo - Si chiama Clil ed è una metodologia didattica che prevede un metodo più interattivo tra studente e docente: meno lezione frontale, più libertà, più possibilità di fare ricerca-azione».

Dal 2010 al 2016, il Tosi ha organizzato circa tredici scambi l'anno. Nell'anno scolastico, 2015-2016, ne sono stati organizzati diciassette, coinvolgendo tutte e quindici le classi quarte e circa seicento studenti: «Agli scambi si aggiungono anche i tirocini lavorativi all'estero, gli stage e le vacanze studio che organizziamo nel periodo estivo», precisa la preside

Ancora: niente gite scolastiche, ma scambi culturali con l'estero, perché, spiega ancora la Cattaneo, «lo scambio attiva una serie di meccanismi che prima ancora che linguistici sono culturali. L'esperienza in famiglia, in una scuola che non è la mia, con una didattica differente. Grazie agli scambi I nostri studenti imparano a stare nel mondo, ad abbracciare culture e costumi diversi, superano pregiudizi culturali». Dal 2010 al 2016, il Tosi ha organizzato circa tredici scambi l'anno. Nell'anno scolastico, 2015-2016, ne sono stati organizzati diciassette, coinvolgendo tutte e quindici le classi quarte e circa seicento studenti: «Agli scambi si aggiungono anche i tirocini lavorativi all'estero, gli stage e le vacanze studio che organizziamo nel periodo estivo», precisa la preside.

Altro fiore all'occhiello del Tosi sono le certificazioni: «Sproniamo i ragazzi a conseguirle perché è importante che nel curriculum sia attestato un livello di competenza linguistica indipendente dal voto che può dare un insegnante» continua la Cattaneo. Fin qui, quasi tutto normale. Al Tosi, tuttavia, sono andati oltre: «Qui da noi si può conseguire l'EsaBac, un titolo di studio che viene rilasciato alla fine del percorso e che, grazie a un accordo interministeriale del 2010, dà allo studente la doppia maturità, quella italiana (Esa) e quella francese (Bac)». Agli studenti tocca studiare storia in francese per cinque anni e fare una quarta prova all'esame di stato, sia scritta sia orale. Qualcosa di analogo c'è anche per il tedesco: si chiama Dsd e invece di una prova in più nell'esame finale, prevede esami intermedi: «Abbiamo curato l'aspetto internazionale anche nel corso di sistemi informativi aziendali - continua la Cattaneo -. Abbiamo introdotto in questo corso la certificazione Eucip, conseguita in inglese, che certifica, dopo esami ad hoc, le competenze informatiche dei ragazzi»

Il risultato non cambia: doppia certificazione e possibilità di accesso alle università dei paesi in questione: «In questo momento, una decina di nostri studenti stanno frequentando atenei francesi e tedeschi e considerando che siamo partiti solo tre anni fa con questa sperimentazione, direi che va più che bene», afferma la Cattaneo. Nonostante sia un istituto professionale, il sessanta percento degli studenti del Tosi scegliere poi di proseguire i suoi studi all'università, ma «un terzo di chi sceglie di fermarsi e di cercare lavoro, lo trova entro due mesi dal diploma». In un momento di crisi come quello attuale, non sono noccioline.

Non ne potete più? Peccato. Il Tosi è anche una delle poche scuole italiane in cui si studiano “public speaking”, ossia l’abilità di parlare in pubblico, e il “debate”, una modalità di discussione in cui gli interlocutori discutono un tema portando documentate argomentazioni a favore e contro, ascoltando e rispettando la posizione dell’altro pur cercando di individuarne i punti di debolezza e far emergere con stile i punti vincenti della propria posizione. Una materia che si studia ovunque nel mondo, soprattutto nei paesi anglosassoni, ma non in Italia: « Facciamo parte del World School Forum, una rete di ventidue scuole eccellenti situate in tutto il mondo - ricorda la Preside - È lì che abbiamo conosciuto quest’attività didattica. Non abbiamo trovato formatori italiani e quindi per formare studenti e docenti, li abbiamo cercati all'estero (Kate Brooks e Karolien Michiels, l’una dell’Università di Oxford, l’altra dell’Università di Aberystwyth, che tengono corsi di debate in tutto il mondo, ndr) e abbiamo fatto questo tipo di formazione in inglese. Oggi abbiamo docenti con un ottimo livello di competenza. E adesso stiamo trasmettendo queste competenze, a domino». Tra i temi discussi nel 2015, come evitare sperpero cibo, come vengono usati i terreni agricoli e l’utilità del consumo di carne. Temi non certo fondamentali per chi esce da un istituto professionale a indirizzo economico, certo, ma alla preside poco importa:«Vogliamo costruire giovani eccellenti non solo nella conoscenza, ma anche dei cittadini che si occupano bene comune».

«Non abbiamo possibilità di scegliere i docenti. Ce ne sono alcuni che sono qui da tantissimo tempo e che hanno contribuito a costruire questo clima e questo profilo internazionale della scuola. Sono capaci di coinvolgere molto anche i nuovi».

Nel frattempo, il Tosi costruisce anche insegnanti. Esattamente come in qualunque altro istituto pubblico italiano, il corpo docenti è selezionato in base alle graduatorie: «Non abbiamo possibilità di scegliere i docenti - spiega Nadia Cattaneo - Ce ne sono alcuni che sono qui da tantissimo tempo e che hanno contribuito a costruire questo clima e questo profilo internazionale della scuola. Sono capaci di coinvolgere molto anche i nuovi». Anche i docenti seguono il percorso degli studenti, e anche loro vengono mandati all'estero, per scambi, stage e tirocini: «Per loro diventa un aggiornamento nell'uso della lingua e anche a scuola teniamo vivo l'uso della lingua in corsi di formazione linguistica e metodologica anche a scuola».

Anche i genitori sono coinvolti, nella creazione dell’identità scolastica e nelle scelte sperimentali dell’istituto: «Sono loro, gli studenti e le loro famiglie, i veri attori protagonisti della scuola - spiega ancora la preside -. Se si presenta loro un progetto e loro ne intuiscono e riconoscono il valore formativi, sono i primi a sostenerlo, a collaborare a scommetterci». L’ultimo esempio non è che l’ultima sperimentazione del Tosi, quello di accorciare il percorso di studi da cinque a quattro anni: «Nemmeno all’interno di una scuola come la nostra è stato facile far passare l'idea che in tutto il mondo ci si diploma in quattro anni e non in cinque, con tutti i problemi che questo comporta nel confronto internazionale in termini universitari e di occupazione - ricorda Nadia Cattaneo -. Non avevamo modelli italiani cui ispirarci. Quando abbiamo presentato alle famiglie questo percorso. Io l'ho detto a studenti e famiglie: noi siamo pionieri e dobbiamo avere il coraggio dell'esploratore. Vi va di scommettere? La risposta è stata affermativa».

La domanda è una sola, alla fine: il Tosi è un’eccezione nel contesto di un sistema scolastico di basso livello o può essere considerato un prototipo, un modello cui ispirarsi per farlo cambiare? «È difficile generalizzare quando si parla di scuole italiane, ci sono realtà di frontiera che devono affrontare questioni molto complesse, di evasione scolastica, ad esempio». Certo, continua la Cattaneo, «quel che facciamo può anche essere trasferito altrove», ma è necessario, come minimo, lo stesso coraggio a osare e sperimentare: «È l’assenza di motivazione il principale problema della scuola italiana, non le risorse scarse - conclude Nadia Cattaneo -. Però non è colpa solo degli insegnanti, anzi. Nell'immaginario collettivo c'è un profilo docente di bassa qualità che risulta dominante. Al contrario, ci sono tanti docenti che hanno voglia di mettersi in gioco. A bloccarci in molti casi è la burocrazia, normative che legano invece che sciogliere».

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