La risposta degli agricoltori: «Sulla qualità del latte non accettiamo lezioni»

La dura risposta di Coldiretti al titolare del Gruppo caseario Brazzale, che su Linkiesta aveva rivendicato la qualità del latte importato dalla Repubblica Ceca. «Industriali di questo tipo vogliono male all’Italia e alla nostra tradizione, che tradiscono pur sfruttandone l’immagine e la storia»

Mucche Vacche

(Martin Hunter/Getty Images)

11 Aprile Apr 2016 1104 11 aprile 2016 11 Aprile 2016 - 11:04
WebSim News

Continua il dibattito aperto dall’articolo Latte contaminato, i controlli fanno acqua: «I grandi gruppi fanno quel che vogliono», pubblicato il 29 marzo sulla vicenda dello scandalo delle aflatossine nel latte. Dopo la risposta di Roberto Brazzale, (articolo «Basta mistificazioni, il latte del resto d’Europa è più sicuro di quello italiano», ndr), titolare del Gruppo caseario Brazzale - Vicenza, arriva la risposta del presidente della Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini.

Le affermazioni di Brazzale, uno che ha deciso di fare un simil grana in Repubblica Ceca, spiegano bene quanto industriali di questo tipo vogliono male all’Italia e alla nostra tradizione, che miseramente tradiscono pur sfruttandone l’immagine e la storia. Brazzale ce la mette tutta per dire male del nostro Paese e di chi lo tiene in piede, ma non si dimentica certo di cancellare del tutto la bandiera italiana che campeggia nella presentazione della sua “formaggeria” in Repubblica Ceca, tanto meno di fare un formaggio - “il Gran Moravia” - con latte ceco imitando la medesima forma del grana italiano.

Racconta spesso cose strabilianti, tipo che il formaggio che fa in Repubblica ceca è “migliore e più conveniente del Grana Padano”. Rispondono i dati sui consumi del nostro Grana Padano (fatto con latte crudo proprio per non perdere alcun valore del latte) che dimostrano che gli italiani e i cittadini del mondo continuano a preferirlo, fidandosi dei nostri prodotti originali, piuttosto che delle imitazioni.

Sulla sicurezza del nostro latte forse Brazzale farebbe bene a domandarsi perché la Repubblica cinese, alle prese qualche anno fa con il latte alla melanina che ha provocato vittime tra i neonati, ha deciso di venire a comprare latte proprio in Pianura Padana spendendo di più pur di garantire latte sicuro ai bambini di quell’immenso paese e pretendendo che su ogni confezione sia scritto in cinese e in modo visibile che si tratta di latte italiano! Chissà come mai non hanno scelto il latte di qualche altra parte del mondo. Forse i cinesi dicono meglio di ogni altro chi ha veramente le “carte in regola”.

«Le affermazioni di Roberto Brazzale, uno che ha deciso di fare un simil grana in Repubblica Ceca, spiegano bene quanto industriali di questo tipo vogliono male all’Italia e alla nostra tradizione, che miseramente tradiscono pur sfruttandone l’immagine e la storia»

Capisco che ogni occasione è buona per farsi pubblicità, capisco meno che si attuino penose speculazioni come quelle sui fatti relativi alle aflatossine in Pianura Padana (su cui ancora si sta indagando), pur di buttare fango da italiano sull’Italia, sperando di vendere qualche forma di formaggio in più.

Gli italiani però sono più seri di quanto si pensi. Hanno qualche dubbio a credere – come lascia intendere Brazzale - che la Repubblica Ceca sia il nuovo paradiso terrestre e la pianura padana un concentrato di inquinamento. Ritengono che gli allevatori italiani siano persone per bene e che siano i primi garanti della sicurezza alimentare delle cose che fanno. Sanno che poche decine di soggetti (una trentina e non solo agricoltori perché di questo si tratta) che si comportano male non hanno niente a che fare con l’onestà di 40.000 allevatori italiani. In altre parole si fidano e vogliono bene all’Italia dove i controlli ci sono e sono tantissimi (In Italia i nostri allevamenti subiscono complessivamente qualcosa come 2 milioni di controlli).

È proprio per questo che quando qualcuno fa il furbo si interviene immediatamente e si evitano danni ai consumatori. Possiamo dire la stessa cosa del resto del mondo? Purtroppo nulla si sa e il non sapere non favorisce la fiducia e la garanzia di sicurezza alimentare. E a ripristinare la fiducia non bastano le autocelebrazioni. Che in Italia si facciano più controlli sul latte e sui formaggi che in ogni altra parte, lo dicono non certo gli allevatori, ma enti terzi con dati precisi. Che controlli sanitari abbiano subito latte e cagliate che ogni giorno varcano le nostre frontiere provenienti da ogni parte d’Europa, compreso il nuovo Eden di Brazzale, e diretti a stabilimenti che li trasformano in formaggi venduti poi come italiani, nessuno lo sa. Questo è il problema e questo è il motivo per cui gli italiani e il resto del mondo si fidano di più dell’Italia.

«Che in Italia si facciano più controlli sul latte e sui formaggi che in ogni altra parte, lo dicono non certo gli allevatori, ma enti terzi con dati precisi. Che controlli sanitari abbiano subito latte e cagliate che ogni giorno varcano le nostre frontiere provenienti da ogni parte d’Europa, compreso il nuovo Eden di Brazzale, e diretti a stabilimenti che li trasformano in formaggi venduti poi come italiani, nessuno lo sa»

In Italia ogni litro di latte è garantito non solo dall’autocontrollo, ma anche dalle autorità sanitarie, dagli enti di certificazione, dalla Repressione frodi, dai Consorzi di tutela, dai Nas, Nac, Corpo Forestale, ecc. I controlli si allargano all’alimentazione del bestiame, alle attrezzature di mungitura, ai refrigeratori. l’Italia è il Paese con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi quattro volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%) ma anche quello con le regole produttive più rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari.

In Pianura Padana i mungitori – anche indiani – sono regolarmente assunti, godono di tutti i diritti sindacali, sono oggetto di regole sulla sicurezza al lavoro. Forse non è sempre così in altre parti d’Europa e del mondo. Converrà che si abbia il coraggio di dire qualcosa su questo tema. Facciamo finta di credere come afferma Brazzale, che le vacche della Repubblica Ceca, che fanno il latte per il Gran Moravia, vivono nel paradiso terrestre, dove gli alimenti non soffrono di inquinamento, dove c’è un clima perfetto, con l’aria sempre pulita e senza aflatossine. Dichiarazioni pericolose se, navigando in internet, ci si imbatte però in notizie come quella apparsa su “Repubblica” nel 2002 circa un allarme chimico a Praga, o come quella relativa ad un incidente nel 2014 che costrinse allo spegnimento di reattori di una centrale nucleare. Tutto questo è accaduto in quel pezzo di Europa da dove proviene il Gran Moravia!

A noi però interessa altro, senz’altro non attaccare un Paese europeo che stimiamo. Interessa dare un futuro all’Italia e alla nostra zootecnica che Brazzale e quelli come lui verrebbero spazzare via, senza riuscirci. Interessa la trasparenza e diradare le immense nebbie sull’origine del latte e sulla sicurezza alimentare dei prodotti che invadono il nostro Paese. Ci metta qualcosa di più delle sue autocelebrazioni anche Brazzale per raggiungere questo obiettivo. Sul Gran Moravia i consumatori però hanno una ulteriore certezza: che non è un prodotto italiano. Agli italiani le conseguenti decisioni.

Ettore Prandini

* presidente Coldiretti Lombardia

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