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Polli, vacche, maiali felici: viaggio in un allevamento etico

Siamo stati in una cascina alle porte di Milano, dove si punta al benessere degli animali che poi verranno comunque macellati. Dimenticate i capannoni: ci sono l’erba, i prati, il sole e gli insetti

Galline Felici1

Le galline della Cascina Santa Brera, a San Giuliano Milanese (Foto: Lidia Baratta)

16 Aprile Apr 2016 0805 16 aprile 2016 16 Aprile 2016 - 08:05

Galline, mucche e maiali “felici”. A dieci chilometri da Milano, nel cuore del Parco agricolo Sud, Irene Di Carpegna, ex psicologa, da più di 15 anni manda avanti il suo “allevamento etico” nei 25 ettari di terreno che ha ereditato. La primavera è il momento migliore per visitare la sua Cascina Santa Brera, una struttura del diciannovesimo secolo rimessa a nuovo. Gli alberi sono in fiore e la città sembra un ricordo lontano. Charlie, un bovaro del bernese con qualche chilo di troppo, segue Irene lungo i viali alberati della tenuta. Niente capannoni, gabbie, mutilazioni del becco. «Qui puntiamo al benessere dell’animale. Le galline fanno vita da galline, le mucche fanno vita da mucche», dice Irene, mentre cammina sull’erba appena falciata.

Le sue galline vivono all’aperto tutto l’anno, hanno pollai ben curati, e nel periodo invernale trovano pure l’acqua calda tutte le mattine. I polli, circa un migliaio, «hanno appena “traslocato” da un prato all’altro», spiega Irene. Succede ogni settimana. I pollai sono stati sistemati su strutture con le ruote, «in modo da essere spostati con facilità e garantire sempre alle galline l’erba di cui vanno ghiotte. Così hanno l’opportunità di esprimere il loro modo d’essere. Vivono bene, pascolano e sono felici». Alle spalle dei pollai mobili resta un appezzamento di terra già beccato, dove l’erba avrà il tempo di ricrescere. Davanti, la nuova area recintata per razzolare. «La clorofilla dell’erba entra nel metabolismo degli animali, apportando acidi grassi insaturi», spiega Irene. «Le uova così sono più ricche di omega tre». Le galline ne fanno circa 600 al giorno. Ognuna in un anno ne produce 160-170. All’ingresso della cascina c’è una piccola bottega per la vendita.

A guardarle, le galline di Irene, sembrano gradire la nuova sistemazione. Sullo stesso prato, il giorno prima hanno pascolato pure le mucche, lasciando qua e là qualche “ricordino”. «Le galline così mangiano anche le larve delle mosche che si poggiano sulle cacche», spiega Irene. Tutto in campagna ha una sua utilità.

I pollai mobili (Foto: Lidia Baratta)

Irene e Karamoko davanti a un pollaio mobile (Foto: Lidia Baratta)

I pollai mobili sono in tutto otto. In ogni struttura vivono 120 galline. «È il numero massimo di individui che possono stare insieme, in modo che si riconoscano tra loro, creando una gerarchia sociale, senza litigare». E per ogni “famiglia” ci sono uno o due galli. «Anche se ce ne vorrebbero di più, non solo perché le uova gallate, cioè fecondate, sono più nutrienti, ma anche perché i galli servono ad allontanare i predatori. Se si trovano dieci galli contro un cane, il cane ha la peggio. Lo abbiamo visto con i nostri occhi», racconta Irene ridendo.

È questo quello che oggi si chiama “allevamento etico”, all’opposto degli allevamenti intensivi. L’associazione allevamentoetico.eu ne indica 28 in tutta Italia, da Nord a Sud. Cosa significa lo spiega Irene: «Non garantiamo solo il rispetto dei parametri biologici. I nostri animali non subiscono mutilazioni, non prendono antibiotici né farmaci. E c’è un’attenzione particolare al loro benessere».
Anche se comunque, alla fine, verranno macellati. Qui non si tratta di essere vegetariani o vegani, ma di garantire qualità della vita agli animali, come si faceva una volta, e anche la qualità dei prodotti. Si produce meno, ma meglio. «Per le galline ovaiole la macellazione avviene dopo tre anni, nel momento in cui la richiesta di uova tocca il minimo, solitamente d’estate, quando i milanesi sono in vacanza», spiega Irene. Ma intanto le galline vivono una vita da galline. Razzolano nei prati e stanno al sole, non nei capannoni bui, stipate nelle gabbie senza potersi muovere.

Mucche al pascolo alla Cascina Santa Brera (Foto: Lidia Baratta)

Mucche al pascolo alla Cascina Santa Brera (Foto: Lidia Baratta)

Alla Cascina Santa Brera lavorano dieci persone. Karamoko, originario della Costa d’Avorio, è uno di loro. Dopo essersi occupato del “trasloco” delle galline, è la volta delle mucche. Che vengono portate al pascolo a mangiare ogni giorno. Sono mucche della razza varzese: l’unica razza autoctona della Lombardia, ma in via di estinzione, che Irene ha recuperato. «Sono le vacche che anticamente pascolavano su questi territori», spiega. «E hanno una triplice attitudine: carne, latte e lavoro». Nella cascina non si producono formaggi e altri latticini. «Tutto il latte lo lasciamo al vitellino», spiegano. Le mucche, che non vengono private delle corna, pascolano mansuete e mangiano l’erba. «Ti ascoltano molto», dice Karamoko. «si accorgono se sei gentile con loro». I maschi vengono macellati a due anni d’età, tranne quelli per la riproduzione. Le femmine mai.

Gli ultimi arrivati in cascina sono sei maiali. Anche loro hanno un prato enorme dedicato in cui scorrazzare. A gennaio diventeranno carne e salumi. Ma nel frattempo, vivono da maiali. «Per il momento sono ancora in un recinto perché devono abituarsi al territorio», spiega Irene, «poi avranno tutto il prato a disposizione». Al contrario di quello che si crede, «sono animali puliti. Una volta liberi nel prato, scelgono un posto in cui fare i bisogni lontano da dove mangiano». D’estate, invece, «fanno i bagni di fango per proteggersi dal sole e dalle zanzare, un po’ come le nostre maschere di bellezza».

Si riscoprono tante cose passeggiando con Irene tra i prati del suo allevamento etico. Che la cacca di asino, ad esempio, è ricca di potassio ed è un ottimo concime per avere frutti più nutrienti. O che in primavera le galline fanno più uova. «Ormai siamo alienati dalla natura, conosciamo poco degli animali, li vediamo direttamente confezionati al supermercato», dice Irene. Alla Cascina Santa Brera si fanno visite guidate per le famiglie e i bambini, e c’è pure una fattoria didattica. «Mi faccio certe risate quando facciamo le visite», dice. La domanda più ricorrente: ma che differenza c’è tra il pollo e la gallina?

I maiali appena arrivati alla Cascina Santa Brera (Foto: Lidia Baratta)

I maiali appena arrivati alla Cascina Santa Brera (Foto: Lidia Baratta)

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