La rivoluzione del design generativo: «Dobbiamo nascondere l’innovazione, altrimenti la gente impazzisce»

Il futuro dell’industria sono gli algoritmi. Dagli aerei alla moka, dalle automobili agli edifici: ormai basta inserire pochi parametri e il computer elabora migliaia di varianti del medesimo prodotto

Double Bubble

NASA/MIT/Aurora Flight Sciences

25 Maggio Mag 2016 1709 25 maggio 2016 25 Maggio 2016 - 17:09
Osservatorio Non Food 2017

«Immagina di aver bisogno di una sedia. Sai che deve sopportare un determinato peso, sai che la vuoi di plastica e di metallo e vuoi che il su costo non superi una certa cifra. Immagina di impostare questi parametri e di fare clic. E ora immagina di vedere sullo schermo, in pochi minuti, migliaia di possibili varianti di quella sedia, ognuno dei quali soddisfa i parametri che hai richiesto».

A parlare è una donna americana di nome Monica Schnitger, specializzata in software di ingegneria. E ciò di cui sta parlando non serve immaginarlo, perché esiste già. Si chiama design generativo ed è il cuore di come saranno fatte le cose, nel prossimo futuro. Centinaia di ingegneri da tutto il mondo si sono incontrati a Trieste, tra il 17 e il 18 di maggio, per il meeting biennale degli utilizzatori di modeFrontier, uno di questi nuovi software di progettazione, prodotto dalla triestina Esteco.

«Il design generativo è una specie di rivoluzione invisibile, nel senso che è molto difficile, per qualcuno che non è addetto ai lavori, capire l’innovazione che questo processo è in grado di generare»

«Il design generativo è una specie di rivoluzione invisibile - spiega Stan Przybylinski, vicepresidente della ricerca di CimData, una società di consulenza americana -, nel senso che è molto difficile, per qualcuno che non è addetto ai lavori, capire l’innovazione che questo processo è in grado di generare». Eppure, spiega, per le imprese è cruciale, perché «ottimizza i costi, la scelta dei materiali e le tecniche di produzione. Migliora la qualità del progetto, l’efficienza e le prestazioni a tutti i livelli».

Non immaginatevi un algoritmo magico che tutto può, però. Il processo è complesso, quasi artigianale: «Abbiamo centinaia, migliaia di algoritmi - - spiega Ohad Gur, progettista aerospaziale israeliano dell’Università Ben Gurion di Tel Aviv - Ci si muove, li si mischia di continuo. Sono tecnologie e metodologie ibride. È un processo quasi artigianale. Nessuno usa gli algoritmi allo stesso modo».

Con il design generativo, recentemente, è stato disegnato da General Electric un motore d’aereo. Il suo predecessore era composto da diciannove pezzi. Questo, progettato con il design generativo e stampato in 3d è un pezzo unico e pesa un terzo. Allo stesso modo, Airbus ha progettato, il pannello che separa la parte di cabina in cui operano hostess e steward e quella in cui si siedono i passeggeri: «Grazie agli algoritmi oggi quel pannello pesa il 55% in meno - spiega la Schnitger,-. È stato progettato a partire dalla struttura di crescita delle ossa dei mammiferi e stampato in 3d. Perché le forme create dal design generativo difficilmente possono essere prodotte con metodi tradizionali».

«Le ali degli aerei, al loro interno, sono completamente diverse da quelle di dieci anni fa, e in molti casi, già sono progettate usando le mille varianti design generativo. Ma tu le vedi e ti sembrano le stesse. Se avessero una forma completamente diversa nessuno si fiderebbe. L’innovazione va nascosta, altrimenti la gente impazzisce»

Monica Schnitger

Il futuro è qui? Sì, con ogni probabilità, ma con molti vincoli. Il design generativo, infatti, è come una specie di supereroe: deve agire col favore delle tenebre, o in incognito: «Un sacco di progettisti vorrebbero usare il design generativo per rompere i paradigmi e fare progetti out of the box - spiega Ohad Gur - Ci sono concept di aerei pazzeschi come il double bubble dell’MIT. È più facile progettarli, perché dati i parametri ci pensa l’algoritmo a costruirne infinite versioni che li soddisfano. Il problema, semmai, è che imporre forme nuove sul mercato è molto rischioso, oltre a costare tempo, soldi e fatica. È più facile costruire varianti su varianti più efficienti ed economiche delle tecnologie che già abbiamo».

«Le ali degli aerei, al loro interno, sono completamente diverse da quelle di dieci anni fa, e in molti casi, già sono progettate usando le mille varianti design generativo - gli fa eco Monica Schnitger -, Ma tu le vedi e ti sembrano le stesse. Se avessero una forma completamente diversa nessuno si fiderebbe. L’innovazione va nascosta, altrimenti la gente impazzisce».

Non immaginatevi forme ardite, quindi: l’aereo di domani sarà molto simile a quello di oggi: «Sarà più leggero, magari viaggerà anche un po’ più lento - spiega Gur - Ridurre la velocità di crociera è il modo migliore per far pagare meno i passeggeri e ridurre i costi a livello di peso e struttura. Magari alla gente non piacerà metterci di più ad andare a New York, ma pagare il 20% in meno piace a tutti».

Altrove sarà diverso: «La questione chiave del generative design sarà togliere materiale da un prodotto - spiega Przybylinski - Ad esempio, Illy l’ha fatto per la moka: a loro è bastato scegliere la pressione interna e altri parametri. il software, modeFrontier ha generato infinite varianti. All’interno la moka la fa il computer, all’esterno la fa Alessi».

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