Centrodestra, un colpo di fortuna chiamato Parisi

Non faceva parte dello scenario. E' un imprevisto politico Stefano Parisi. Invece c'è e rischia di scombinare le carte del Pd. E fornisce l'ultimo insperato appoggio a un centrodestra in crisi totale

Stefano Parisi
6 Giugno Giu 2016 0737 06 giugno 2016 6 Giugno 2016 - 07:37

Lui, semplicemente, non doveva esserci. Non faceva parte dello scenario, Stefano Parisi. Non di quello di Matteo Renzi, che si era costruito un’opposizione divisa a metà: Matteo Salvini a destra, Beppe Grillo a sinistra, beceri, urlanti e inconciliabili, e lui in in mezzo a raccogliere i voti della maggioranza silenziosa. Non era nemmeno nello scenario di Grillo, peraltro, che già vedeva un suo candidato al ballottaggio, alle prossime elezioni politiche, approfittando della balcanizzazione del centrodestra post Berlusconi. E non era nemmeno nello scenario di Salvini, che aveva già messo in cassaforte la svolta nazionalista e antieuro della coalizione, con lui nel ruolo di Marine LePen.

Non l’avevano previsto. Un manager prestato alla politica, con un passato socialista, un presente liberale, uno che chiede l’applauso per il rivale «perché è il suo compleanno», senza le stimmate né del cattolico né dell’ateo devoto potesse scombinare tutti i piani. Più precisamente, appaiare le percentuali di Beppe Sala, insidiandone una vittoria considerata fino a ieri quasi una formalità, un «calcio di rigore che non si può sbagliare» (Renzi dixit). Rimettere in discussione la leadership del centrodestra, il suo posizionamento politico, le sue possibilità di tornare al Governo del Paese, fino a ieri rasenti lo zero.

Non l’avevano previsto. Un manager prestato alla politica, con un passato socialista, un presente liberale, uno che chiede l’applauso per il rivale «perché è il suo compleanno», senza le stimmate né del cattolico né dell’ateo devoto potesse scombinare tutti i piani

È presto per dire se questo avverrà davvero. Se Parisi diventerà un’alternativa concreta a Renzi, la sua nemesi, così come un altro manager pubblico, Romano Prodi, lo fu per Berlusconi. Oppure se rimarrà un’idea, il simbolo di una possibile alternativa al Front National in salsa italiana e all’egemonia renziana. Tutto, ovviamente, dipenderà da quel che accadrà tra quindici giorni. I ben informati dicono che alla fine la vittoria, alla fine, sarà di Sala. Che il consenso del centrodestra di solito non lievita ai ballottaggi. Non c’è da fidarsi troppo: in fondo, erano stati proprio loro, i ben informati, a non aver previsto Parisi.

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