Adolescenti, abbiamo un problema: l’abuso di farmaci

Sono anziani e giovanissimi le categorie che abusano maggiormente di sostanze mediche. Per questi ultimi è spesso un problema di performance scolastica e di stress sociale

Giovani
4 Luglio Lug 2016 1834 04 luglio 2016 4 Luglio 2016 - 18:34

Partendo dal presupposto che per qualunque tipologia di farmaco si può sviluppare un abuso, vi sono comunque tre categorie di farmaci psicoattivi con il quale è più probabile che si cada in un comportamento di abuso: a) oppioidi per la gestione e la cura del dolore, b) depressori del sistema nervoso, prescritti per il trattamento dei disturbi del sonno e dell’ansia, e c) stimolanti prescritti per il trattamento dei disturbi del sonno e di deficit dell’attenzione e/o dell’iperattività (Baird, 2011).

Tutte le fasce d’età sono coinvolte e considerate a rischio di abuso, ma in modo particolare l’abuso di farmaci coinvolge gli anziani e i giovanissimi (Baird, 2011). Tra i fattori di rischio maggiormente associati all’abuso di farmaci vi sono quindi, oltre alla giovane età, l’avere seri e gravi problemi economici, avere problemi di depressione, essere dipendenti da nicotina, l’usare o l’aver usato in passato alcol e droghe, e il soffrire di un dolore cronico.

Se consideriamo che molte persone sono stressate dal lavoro o dall’enormità di materiale che devono imparare e/o memorizzare continuamente e quotidianamente, e se consideriamo che la loro vita sarebbe sicuramente più facile se esistesse un farmaco che avesse effetti positivi sulla performance cognitiva e sul benessere, allora è facile arrivare a pensare a come l’uso di farmaci possa facilmente diventare un comportamento d’abuso.

La letteratura utilizza il termine di neuro potenziamento (neuroenhancement) per riferirsi ai casi in cui viene fatto uso di farmaci per raggiungere gli scopi sopra descritti, soprattutto in considerazione del fatto che recentemente diverse sostanze e farmaci utilizzati per curare disturbi mentali e deficit cognitivi, vengono usati e abusati con scopi, appunto, di neuro potenziamento (Abraham, 2010). Esempio tipico è l’abuso di metilfenidato, uno stimolante tipicamente utilizzato per trattare l’ADHD (attention-deficit/hyperactivitydisorder; Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) o altri disturbi mentali come la narcolessia (Advokat e Scheithauer, 2013). L’uso di questi stimolanti è notevolmente aumentato negli ultimi anni, soprattutto nei giovani e negli studenti, che li impiegano per migliorare la loro performance nello studio (ad esempio rimanendo svegli per poter studiare tutta la notte) (McCabe et al., 2014). Ma i neuro potenziatori vengono anche spesso utilizzati per affrontare lo stress, l’ansia, i problemi di gestione del tempo o anche semplicemente per mantenere un “sostenibile” equilibrio fra vita sociale e lavoro/studio, al punto che è stata avanzata l’ipotesi che per molti il neuro potenziamento sia un vero e proprio stile di vita (Lucke et al., 2011).

In Europa, diverse ricerche hanno contribuito a fornire una fotografia del fenomeno, che, come per gli Stati Uniti, attesta il problema come prevalentemente presente negli adolescenti e nei giovani adulti

In America, il problema dell’abuso di farmaci investe il 20% della popolazione dai 12 anni in su ed è comparabile con l’abuso di marjuana e di altre sostanze psicotrope come la cocaina, l’eroina, le metamfetamine ecc. (Baird, 2011). In Europa, diverse ricerche hanno contribuito a fornire una fotografia del fenomeno, che, come per gli Stati Uniti, attesta il problema come prevalentemente presente negli adolescenti e nei giovani adulti. Diversi studi riportano percentuali significativamente alte di studenti (uno su sei) che dichiarano di aver usato droghe e soprattutto farmaci dietro prescrizione medica, per migliorare e/o aumentare le proprie prestazioni, soprattutto nello studio o nel lavoro (Maier et al., 2015). L’uso di farmaci dietro prescrizione medica pone, quindi, la questione dell’altissimo rischio di dipendenza. Vi sono farmaci il cui uso aumenta le probabilità di incorrere in una dipendenza anche quando viene rispettata la dose prescritta dal medico (Caplan et al., 2007), come nel caso delle benzodiazepine e dei sedativi.

Per altri farmaci, metilfenidato, modafinil, etc., il rischio è minore, ma la dipendenza può comunque instaurarsi a seguito di un
uso prolungato, e quindi nel lungo periodo. Per cui, come per tutte le sostanze di cui si abusa, anche per i farmaci è necessario tenere presente i conseguenti effetti collaterali e la sintomatologia di astinenza. Per gli stimolanti, ad esempio, si possono avere fenomeni di intossicazione come insonnia, irrequietezza, aritmia cardiaca, irritabilità, aggressività, psicosi ecc., a cui vanno aggiunti i relativi sintomi di astinenza conseguenti all’abuso, come l’instaurarsi di un umore depresso e il bisogno continuo di dormire (Caplan et al., 2007).

Sono diversi in definitiva i fattori che suggeriscono che l’abuso di farmaci non è da sottovalutare. Oltre alle preoccupanti statistiche bisogna considerare la forte influenza che hanno il contesto sociale e culturale e che portano a rendere più grave il problema. Infatti, l’abuso di prescrizione medica è visto come legittimo, soprattutto nei giovani e negli adolescenti, in quanto anche i famigliari ne fanno uso uso anche perché spesso il farmaco è già stato prescritto dal medico o il familiare stesso ne incentiva l’uso al primo sintomo o problema. Gli stessi media e la medesima comunità trasmettono il messaggio che «prendere una medicina va bene se ti fa stare meglio…».

In definitiva, per contrastare un fenomeno a rischio di espansione, come questo, dovrebbero essere sensibilizzati
i pazienti e le famiglie e dovrebbero mobilitarsi le scuole nell’educare gli studenti rispetto all’uso e ai possibili effetti dannosi da abuso di farmaci (anche quando prescritti dal medico).

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