Il ritorno di Benedetta Arese Lucini: “Il fintech sarà la Uber delle banche“

L’ex general manager di Uber Italia riparte dal fintech, con una startup chiamata Oval: «La Brexit è un’opportunità se smetteremo di essere contro la concorrenza e i consumatori. Milano capitale italiana dell’economia digitale? Meglio Torino e Roma»

Lucini
5 Luglio Lug 2016 1128 05 luglio 2016 5 Luglio 2016 - 11:28

«La Brexit può essere una grande opportunità solo se l’Italia smetterà di essere contro la concorrenza e contro il consumatore». L’avevamo lasciata ai vertici di Uber in Italia, epicentro dello scontro con i tassisti, paladina della app economy, del “diritto ad innovare” contro le rendite di posizione. La ritroviamo oggi, Benedetta Arese Lucini, alla guida di una nascitura startup fintech, che si chiama Oval e che ancor prima di essere nata ha già vinto due premi, l’Italian Fintech Award di CheBanca, di 25mila euro e un grant da 25mila euro di b-ventures: «Il 24 mattina, quando ho visto che il Regno Unito aveva scelto di uscire dall’Unione Europea ero sotto choc - ricorda -. La sera prima avevamo presentato la nostra startup a Wired. Ero confusa e stupita».

Come mai?
Beh, la Brexit ha messo indubbiamente un po’ di pressione sul settore fintech. L’Inghilterra è stata davvero brava negli ultimi cinque anni a prendere il mondo startup e portarselo li, in una città di banchieri, fino ad allora molto cara per vivere e lavorare. Oggi East London è diventata un luogo di coworking e cohousing, anche grazie alla politica della FCA per le startup, la loro Consob.

In che senso?
Per fare una startup a Londra, ti colleghi a internet, paghi 30 euro, scrivi il nome della tua start up, racconti in poche righe cosa vuoi fare e premi invio. In cinque minuti ti arriva un incorporation paper e sei una Ltd.

C’è chi la chiama deregulation…
Non scherziamo, il fintech è controllassimo. C’è una compliance pazzesca, per chi gestisce i soldi degli altri. Anche noi di Oval, che non gestiamo soldi, dobbiamo avere processi solidi. L’Inghilterra è avanti anni luce sulla regolamentazione.

Come mai?
Loro offrono incentivi enormi per chi vuole fare le start up. E poi hanno sistemi snellissimi e senza burocrazia per chi deve iniziare e regole molto più rigide delle nostre quando le imprese sono grandi e consolidate. Non è un caso che da loro il mercato del crowdfunding vale oltre 2 miliardi di euro mentre da noi non esiste quasi. Da loro esiste il diritto di innovare, in Italia no. Da loro c’è una legislazione a favore del consumatore, in Italia è a favore degli insider.

È solo grazie a queste regole, che Londra è la capitale europea delle startup?
No, non solo. Soprattutto per il fintech stiamo parlando di un luogo pazzesco, che non ha eguali al mondo. Hai startup che fanno qualsiasi cosa, la metà delle quali fondate da persone straniere. Se le metti tutte insieme hai tutti i servizi complessivi di una grande banca.

Com’è successo?
Il fintech si è differenziato perché lì c’erano le competenze. Lì c’era un distretto di finanzieri e bancari che avevano una competenza molto alta e che dopo la crisi si sono sentite meno protette dalle grandi banche in cui stavano. E, soprattutto, che hanno deciso di cambiare quel sistema.

Cosa c’era da cambiare nel mondo delle banche?
Il costo assurdo degli sportelli è il disastro delle banche. Nessuno delle nuove generazioni va più in banca. Ma per mantenere in vita quegli sportelli, gli istituti di credito sono costretti a tenere alto il costo delle transazione, anche nei servizi online, per mantenere un sistema che non dovrebbe più esistere. Le banche usano un sacco di tecnologia, ma non ne trasferiscono i benefici ai consumatori perché devono sostenere il costo dei loro sportelli. E quando lavori nel fintech ti rendi conto di quanto ti fregano.

«Per fare una startup a Londra, ti colleghi a internet, paghi 30 euro, scrivi il nome della tua starti up, racconti in poche righe cosa vuoi fare e premi invio. In cinque minuti ti arriva un incorporation paper e sei una Ltd»

Un esempio di come il fintech sta cambiando la finanza?
L’esempio più palese è Trasfertwise, che offre la possibilità di trasferire valute, al costo di un euro alla transazione. Le banche ti facevano pagare 10 euro. Loro comunque ci guadagnano perché a loro la transazione costa un centesimo. Hanno ridato al consumatore il vantaggio, perché sono completamente online. E non hanno i costi degli sportelli da ripianare.

E Oval, come cambierà la finanza?
Oval non è una mia idea, ma di due giovani startupper torinesi, Claudio Bedino ed Edoardo Benedetto. Io volevo fare qualcosa nel fintech, era un settore che mi attraeva tantissimo, quasi quanto Uber e la sharing economy. Avevo contattato un sacco di startup fintech americane che volevano entrare in Europa. quando loro mi hanno parlato della loro idea e per giorni continuava a girarmi in testa. Ero sempre stata convinta di non aver abbastanza coraggio per fare l’imprenditrice. Ma alla fine mi sono convinta: non avrei mai trovato un’altra Uber. Tanto valeva buttarsi in qualcosa in cui credevo.

Ok, ma Oval cos’è?
È una app che ti permettere di connettere la tua carta di credito e i sistemi bancari in un unica app. Oltre a darti un quadro delle tue finanze, nessuno ama farsi i rendiconti su excel, ti insegna come risparmiare.

In che modo?
Immagina di avere un conto corrente e un bancomat. Oval fa un analisi delle tue spese e tiene conto di tutte le tue transazioni, categorizzate una per una. E poi ti permette di creare delle piccole regole che ti aiutano a risparmiare soldi e ti educano a gestirli meglio.

Ad esempio?
Ad esempio, arrotondando le tue spese all’euro più vicino. Tu spendi 6,10 e la app ti dice che spendi 7 e mette gli 0,90 in un conto di risparmio. Se compri un caffè, puoi mettere via la stessa cifra nel medesimo conto di risparmio, oppure darti la regola di risparmiare il 10% di quel che compri su Amazon. Puoi creare una marea di regole, o copiare i regolamenti di altri utenti della community. Il risultato è che nel giro di poco tempo avrai messo via un po’ di soldi, senza nemmeno rendertene conto. Ci siamo ispirati alle app di fitness. È una gestione divertente delle proprie finanze, quasi un gioco.

E come ci guadagnate?
La app è gratuita, così come la gestione delle finanze personali. Noi guadagniamo offrendo alle persone la possibilità di investire il risparmio accumulato in fondi di investimento di cui saremo marketplace. Per ogni persona che decide di investire, noi guadagnano una percentuale. Insegnare a risparmiare è il primo modo per creare capitali da investire.

Finirete per aiutare i giovani a farsi la loro pensione…
Uno dei problemi dei piani d’accumulo è che è rigido: ogni mese ti toglie qualcosa dal conto, come se tutti i giovani avessero uno stipendio fisso. È una cosa senza senso: abbiamo spese variabili, guadagni variabili, non ha senso che gli investimenti siano rigidi. Oval si adatta ai comportamenti delle persone.

«Milano non sarà mai il vero hub delle startup in Italia. È cambiata molto, offre tante opportunità, ha delle ottime università. Ma non ha mai pensato a uno sviluppo urbano per le start up. Molta gente scappa da Milano perché è troppo cara. Non c’è un sistema che investa nell’abitare a basso costo e nel lavoro condiviso»

Resterete a Londra, dopo la Brexit?
Noi siamo una startup europea. Siamo una Ltd inglese, ma abbiamo il team di sviluppo che lavora in Italia, a Torino, e in est europa. Se non potremo stare a Londra, andremo da qualche altra parte, magari in Italia.

Dove?
Io vorrei andare a Roma, ma anche Torino è un bel posto per il fintech.

Milano?
No, Milano no.

Come mai?
Perché Milano non sarà mai il vero hub delle startup in Italia. È cambiata molto, offre tante opportunità, ha delle ottime università. Ma non ha mai pensato a uno sviluppo urbano per le start up. Molta gente scappa da Milano perché è troppo cara. Non c’è un sistema che investa nell’abitare a basso costo e nel lavoro condiviso.

Sei una delle poche persone che pensa, oggi, che Roma sia meglio di Milano…
È meglio di milano per le startup, non per tutto. Un sacco di gente lo pensa, comunque. Certo, se Milano approfittasse della città metropolitana e di Arexpo per costruire dei luoghi a misura di startup…

…potrebbe diventare la nostra piccola Londra?
No, noi non avremo mai una Silicon Valley. Nemmeno Roma e Torino potrebbero.

Perché?
Londra e Parigi hanno il 30-40% del Pil del loro Paese. Da noi per arrivare al 40% del Pil bisogna mettere insieme le prime quattordici città.

Potrebbe interessarti anche