Immigrati e pensioni: il razzismo matematico di Matteo Salvini

Dopo l'omicidio di Fermo il leader della Lega non trova di meglio da fare che attaccare su immigrati e previdenza. Solo che, numeri alla mano, ha torto

Salvini
7 Luglio Lug 2016 1407 07 luglio 2016 7 Luglio 2016 - 14:07

Il cadavere di Emmanuel Chidi è ancora caldo e non sono passate nemmeno due ore dall’ambiguo messaggio di cordoglio - zeppo di distinguo e di riferimenti senza senso all’immigrazione clandestina fuori controllo - che Matteo Salvini ha affidato alla sua pagina Facebook, che il leader della Lega già prova a spostare l’attenzione e a ribaltare la frittata.

Casus belli, un articolo del Corriere della Sera che racconta di una truffa che 174 immigrati ultra sessantacinquenni avrebbero perpetrato ai danni dell’Inps. I quali, una volta tornati all’estero, continuavano a percepire una pensione di circa 450 euro al mese a testa: «Ma come - si chiede il leader della Lega Nord - secondo Renzi, Boldrini e buonisti vari non erano mica le “risorse straniere” a pagare le pensioni agli italiani?»

La risposta del presidente dell’ente previdenziale Tito Boeri è arrivata a stretto giro: «Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci abbiano regalato circa un punto di pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state erogate delle pensioni. E ogni anno questi contributi valgono circa 300 milioni di euro».

I conti fateli da soli (vi diamo un aiuto: 300 -28). Se un’ingiustizia c’è - ammesso che si possa fare una somma algebrica dei due scandali - è ai danni di chi lavora e paga i contributi in Italia senza ricevere nulla in cambio. Anzi, andando a finanziare le pensioni altrui, siano essere legittime o meno, erogate a cittadini italiani o meno.

Forse al buon Salvini, che presumiamo sappia fare di conto, e che sbraita a giorni a giorni alterni contro lo Stato ladro e un sistema previdenziale iniquo, andrebbe ricordato che se ciò è vero, è vero soprattutto nei confronti di quegli stessi immigrati che, a suo dire, si godono i frutti della generosità degli italiani vessati e prevaricati dallo “Stato buonista”.

E forse - presumendo che non difetti nemmeno delle nozioni di base della logica - gli andrebbe pure ricordato che un’ingiustizia è tale sia se è perpetrata ai danni di un cittadino italiano, sia se lo è a danno di un cittadino che italiano non è. Qualunque deviazione da questo percorso logico si chiama razzismo. O ignoranza. O entrambe le cose.

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