«Adesso si apre una nuova fase, i Cinque Stelle possono puntare al governo»

Parla Roberto Biorcio, docente e studioso dell’evoluzione Cinque Stelle. «ll movimento è diviso tra pragmatici e idealisti, ma non si parli di lotta tra correnti. Ormai intercetta la richiesta di cambiamento dei ceti popolari. La Raggi è autonoma e tranquillizzante, il successo M5S passa da Roma»

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

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8 Luglio Lug 2016 1020 08 luglio 2016 8 Luglio 2016 - 10:20

«Siamo alla realizzazione di un’idea maturata da tempo: portare i cittadini al governo». Roberto Biorcio insegna Scienza politica all’università Milano Bicocca. Da sempre attento alle dinamiche dei Cinque Stelle, in questi giorni segue con attenzione l’insediamento di Virginia Raggi a Roma. Probabilmente la prima grande prova politica del Movimento.

Professore, lei ha studiato l’evoluzione del M5S. Tra i suoi libri si ricordano “Politica a Cinque stelle” e “Il populismo nella politica italiana”. In questi giorni siamo a un svolta?
Sicuramente stiamo assistendo a un passaggio significativo. Un conto è governare nelle piccole e medie città, un altro mettersi in gioco a Roma e Torino, dove la visibilità e i problemi sono molto più evidenti.

Un primo particolare. Nella giunta di Virginia Raggi non ci sono Cinque stelle, salvo qualche eccezione. Gli assessori sono quasi tutti tecnici. Nel Movimento sta cambiando qualcosa?
No, in realtà questa scelta fa parte della loro filosofia fin dalle origini. Il Movimento non si è mai chiuso di fronte a personalità esterne. Gli unici vincoli sono sempre stati l’assenza di legami con i vecchi partiti e il mancato coinvolgimento in vicende giudiziarie. Non si tratta di assessori tecnici, ma di cittadini comuni con precise competenze. Questo può creare dei problemi. Gli altri partiti possono avvalersi di personalità con esperienze amministrative. I Cinque Stelle sono relativamente nuovi e non sempre possono contare su reti di relazione importanti.

Credo che nella scelta della giunta Raggi si siano scontrate due visioni: da una parte chi voleva valorizzare le competenze degli assessori, dall’altra chi preferiva la loro coerenza con gli ideali del Movimento. Ma non mi pare che queste posizioni corrispondano alle correnti di un partito

Si dice che la composizione della giunta Raggi sia stata particolarmente difficile per colpa di un’accesa guerra tra correnti interne. Siamo davanti a una degenerazione del Movimento?
Non mi pare. Tutti i movimenti politici hanno diverse componenti. Se pensiamo ai Cinque Stelle, poi, anche gli elettori hanno opinioni differenti su temi specifici. Non c’è totale omogeneità neppure tra gli attivisti. Credo che nella scelta della giunta Raggi si siano scontrate due visioni: da una parte chi voleva valorizzare le competenze degli assessori, dall’altra chi preferiva la loro coerenza con gli ideali del Movimento. Ma non mi pare che queste posizioni corrispondano alle correnti di un partito.

Nessun rischio per il futuro?
Stavolta questa diversità di vedute - tra pragmatici e idealisti - si è manifestata nella scelta della giunta. In futuro potrà accadere in merito a scelte politiche. Questo lo vedremo.

Che idea si è fatto del sindaco di Roma Virginia Raggi?
Non è un nome nuovo. Già da consigliere comunale aveva un suo ruolo. E non è stata scelta a caso: comunicativamente parlando è una persona aperta e tranquillizzante. Non orientata alla rottura, ma a dare ascolto. Mi sembra anche in grado di muoversi con la giusta autonomia. L’idea che sia teleguidata passo passo è abbastanza ridicola.

All’estero il conflitto tra popolo ed élite politiche ed economiche si esprime in varie forme. In Italia mi sembra che i Cinque Stelle siano riusciti a raccogliere la domanda di cambiamento dei ceti popolari. Basta vedere il loro successo nelle periferie di Roma

Sicuramente la Raggi ha incarnato un desiderio di cambiamento. A Roma è stata scelta da quasi il 70 per cento degli elettori.
Nei sondaggi dopo le elezioni i Cinque stelle hanno aumentato i propri consensi anche a livello nazionale. Al di là delle dichiarazioni di Renzi, che ha relegato il voto amministrativo a una questione locale, il Movimento sta dimostrando di essere il migliore interprete della domanda di cambiamento che arriva dal Paese. Per carità, la politica italiana ormai ha scoperto un assetto tripolare. È chiaro che in alcune città i Cinque Stelle hanno potuto contare sul voto di elettori altrui, soprattutto di centrodestra. Ma non c’è nulla di strano: oggi gli elettori sono molto meno dipendenti dai propri partiti di riferimento. C’è maggiore libertà di movimento rispetto al passato. E i Cinque Stelle, da questo punto di vista, si sono sempre caratterizzati come una realtà non ideologica, dimostrando di poter conquistare voti sia a destra che a sinistra.

Possono attrarre un voto trasversale, insomma.
All’estero il conflitto tra popolo ed élite politiche ed economiche si esprime in varie forme. In Italia mi sembra che i Cinque Stelle siano riusciti a raccogliere la domanda di cambiamento dei ceti popolari. Basta vedere il loro successo nelle periferie di Roma, dove storicamente vinceva la sinistra. Anche la Raggi ha promesso di difendere il welfare, l’ambiente e combattere la corruzione. Sono tutti contenuti storicamente vicini alla sinistra.

Da Roma a Torino, le nuove amministrazioni M5S dovranno stare attente a non sbagliare. Adesso i Cinque stelle si giocano la propria credibilità?
Siamo al punto di partenza di una nuova fase. Per ambire al governo nazionale, i Cinque Stelle dovranno dimostrare di essere in grado di ascoltare i cittadini e tradurre le loro esigenze in atti concreti. È una scommessa, certo. Che può anche dare una netta spinta verso il successo. Per questo è importante dimostrare che il cambiamento non sarà un salto nel vuoto. Dovranno rassicurare chi teme che questa sia la vittoria dell’inconcludenza e del populismo. Virginia Raggi e Chiara Appendino non hanno atteggiamenti aggressivi né polemici. Sembrano in grado di poter garantire la continuità con quanto di positivo è stato fatto in passato. Mi ha molto colpito il discorso della sindaca di Torino, dopo la vittoria, quando ha voluto valorizzare l’esperienza della precedente amministrazione.

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