Non invecchiare democristiano, Matteo. Che chi tira a campare non cambia l’Italia

Consigli non richiesti a Renzi: che ha costruito la sua carriera politica sulle sfide senza paracadute

Getty Images 157086474 (1)

ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

12 Luglio Lug 2016 1120 12 luglio 2016 12 Luglio 2016 - 11:20

«Meglio tirare a campare che tirare le cuoia», amava dire Andreotti. E sebbene Matteo Renzi provenga dalla stessa famiglia politica del Divo Giulio non c'è motto che gli sia più alieno. La scommessa politica del premier è un continuo azzardo, un salto senza paracadute.

Poteva aprire la strada di Palazzo Vecchio al suo mentore Lapo Pistelli, attendendo pazientemente di diventarne il successore, e invece l'ha sfidato alle primarie e l'ha pure battuto. Poteva usare il suo status di giovane ribelle del Partito Democratico per farsi cooptare in segreteria e invece ha imposto le primarie al suo segretario, Pierluigi Bersani, facendolo sudare freddo. Poteva chiedergli uno strapuntino in Parlamento, magari un ministero, e invece è rimasto a Palazzo Vecchio, scommettendo sul fallimento di Bersani, e così è stato. Poteva limitarsi a essere il segretario del Pd, e invece ha defenestrato Enrico Letta dopo pochi mesi.

L’ultimo azzardo - “se perdo il referendum sulla riforma costituzionale me ne vado a casa“ - può essere una forzatura istituzionale, ma nella biografia politica di Renzi è un passaggio perfettamente coerente e normale. Ed è questo, in fondo, ciò che fa di Matteo Renzi un politico diverso, irregolare, che lo ha reso credibile come alfiere del cambiamento. Perché in un Paese bloccato e conservatore com'è l’Italia l'unica via per cambiare le cose è forzare la mano, per mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. A costo di tirare le cuoia.

Se cedesse oggi - per paura di perdere il referendum, o le successive elezioni: altri motivi non ce ne sono - dimostrerebbe buonsenso, forse. Ma smetterebbe di essere Renzi, diventando nient'altro che l'ennesimo giovane vecchio democristiano che “tira a campare”

Non sta accadendo niente di nuovo, in questi giorni. Oggi è l'ingegner De Benedetti che consiglia Renzi di modificare l'Italicum e spacchettare il referendum. Un tempo erano altri che gli consigliavano di non sfidare Pistelli, di sostenere Bersani, di far stare sereno Enrico Letta. E Renzi non ha mai ceduto a simili pressioni.

Se lo facesse oggi - per paura di perdere il referendum, o le successive elezioni: altri motivi non ce ne sono - dimostrerebbe buonsenso, forse. Ma smetterebbe di essere Renzi, diventando nient'altro che l'ennesimo giovane vecchio democristiano che “tira a campare”. Non solo: si ritroverebbe in un campo da gioco, quello della mediazione di Palazzo, in cui lui non sa giocare e gli altri - i Franceschini, i Bersani, i D’Alema, i Verdini, i Berlusconi - sono campioni mondiali di logoramento altrui.

Sopravvivrebbe, forse, ma spogliato della sua disruptivness, della sua follia creativa, Renzi non serve a nulla. Chi è nato rottamatore non può invecchiare democristiano. O meglio, può farlo: ma di sicuro non cambia l'Italia.

Potrebbe interessarti anche