La macchina dei fanghi: il business della depurazione, tra inchieste e società lussemburghesi

Sequestrati gli impianti della Cre di proprietà della famiglia Verpelli. La procura di Milano contesta un traffico illecito di rifiuti legato all'utilizzo dei fanghi sui suoli agricoli nel lodigiano e nel pavese

Agricoltura Fanghi

TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

18 Luglio Lug 2016 1240 18 luglio 2016 18 Luglio 2016 - 12:40

«Era il mio incubo da diciotto anni. Adesso l’incubo si è avverato». Per diciotto anni se l’erano cavata, fossero arrivate verifiche approfondite sarebbe stata «la fine». Gli investigatori ascoltano in presa diretta la conversazione tra due delle sei persone finite ai domiciliari nell’ambito dell’indagine della procura di Milano che accusa di traffico illecito di rifiuti nell’ambito dello smaltimento dei fanghi l’amministratore unico della società Cre (Centro Ricerche Ecologiche), Rodolfo Verpelli, 50 anni di Monza, e altri cinque dipendenti.

L’INCHIESTA

Undici persone in tutto sono coinvolte nelle indagini che hanno portato al sequestro (5 milioni in tutto) degli impianti di trattamento rifiuti di Maccastrorna e Meleti (Lodi) e Lomello (Pavia). Le indagini, coordinate dal pm di Milano Piero Basilone, hanno accertato «innumerevoli episodi di gestione illecita» (si parla di 400 operazioni di illecito spandimento) di rifiuti operata della “Cre Spa”, in relazione ai fanghi da depurazione ritirati e gestititi dalla ditta.

Come? Stando alle indagini il tutto iniziava con un tracciamento non corretto del rifiuto che veniva classificato in modo errato sui formulari. Pesi e caratteristiche sono risultati difformi alla realtà e gli stessi formulari venivano utilizzati per più trasporti. In in secondo momento arrivavano le false comunicazioni alle autorità che rilasciavano le autorizzazioni per l’utilizzo agronomico dei fanghi, le false analisi dei terreni, dei fanghi stessi e del loro “mix” con altre sostanze. Infine irregolarità avvenivano nella parte finale del processo nel corso delle operazioni di trasporto durante il carico dei mezzi con il superamento dei limiti imposti dalla carta di circolazione. D’altronde «Questi terreni sono quelli dove abbiamo fatto il giochino dei pesi», dicevano intercettati due dipendenti dello stabilimento di Lomello.

La Cre «è gia oggetto di numerosi deferimenti all'Autorità giudiziaria per l’illecito utilizzo in agricoltura dei fanghi, soprattutto in ordine ad una eccessiva carica batterica, alle molestie olfattive, al mancato rispetto delle distanze dalle abitazioni, all’utilizzo di veicoli o vettori non iscritti all’albo dei trasportatori rifiuti»

Dall'ordinanza di custodia cautelare della procura di Milano

Così 8.296 tonnellate di fanghi sarebbero stati sparsi in maniera illecita su diversi terreni, alcuni dei quali di proprietà di aziende agricole compiacenti nei territori del pavese e del lodigiano, asse su cui negli ultimi anni il recupero dei fanghi da depurazione è diventato un business fiorente, e a tratti, come rivela questa operazione, illecito. I primi a rendersene conto sono i cittadini che nel febbraio 2011 segnalano alla Polizia provinciale di Lodi esalazioni e miasmi, provenienti, si accerterà, dallo stabilimento di Maccastorna di proprietà della Cre. La società è autorizzata a ricevere quei fanghi ma, annotano gli investigatori «è gia oggetto di numerosi deferimenti all'Autorità giudiziaria per l’illecito utilizzo in agricoltura dei fanghi, soprattutto in ordine ad una eccessiva carica batterica, alle molestie olfattive, al mancato rispetto delle distanze dalle abitazioni, all’utilizzo di veicoli o vettori non iscritti all’albo dei trasportatori rifiuti».

I VERPELLI E GLI ANONIMI LUSSEMBURGHESI

Insomma l’inchiesta su Verpelli e soci non è stata accolta con sorpresa da queste parti, anche perché il personaggio da anni fa capolino sulle cronache locali in eterna guerra con la cittadinanza sia del lodigiano sia del pavese per questioni relative proprio agli stabilimenti della sua Cre. Società che nel 2009, anno delle conquiste dei terreni nel sud della Lombardia, era interamente riconducibile a una società anonima lussemburghese, la Sitios Sa.

Aspetto che aveva sollevato più di una perplessità dato che l’identità dei soci non poteva essere conosciuta. «Sono soci milanesi e lodigiani che desiderano restare anonimi», aveva detto Verpelli in una dichiarazione al quotidiano Il Giorno. Oggi Cre (dopo l’uscita di scena di Sitios nel 2011) è posseduta al 100% da Agorà Consulting società riconducibile a Rodolfo Verpelli e al padre Ambrogio. Vecchia conoscenza dell’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Ai tempi delle autorizzazioni degli impianti in Lomellina rilasciate da Regione Lombardia nel 2011 comuni e province fecero ricorsi al Tar. A tenere la barra dritta in favore di Verpelli fu però la stessa regione, allora governata dal “celeste”.

Scriveva L'Espresso tra le altre cose: «Il manager della Cre, Rodolfo Verpelli, è l'erede di Ambrogio, il fondatore dell'azienda che negli anni Novanta incappò in un fallimento. Indagando sul crac, la Gdf scoprì che il gruppo Verpelli aveva pagato per quattro estati, come "spese di rappresentanza", gli affitti di una villa a Punta Lada in Sardegna. Beneficiario, il turista Roberto Formigoni». Siamo a cavallo tra la fine degli anni '80 e '90 e un Formigoni poco più che quarantenne è un fedele deputato della Democrazia Cristiana.

Le indagini sono iniziate nel 2011 su impulso di alcuni cittadini del lodigiano che segnalano alla Polizia provinciale di Lodi esalazioni e miasmi, provenienti, si accerterà, dallo stabilimento di Maccastorna di proprietà della Cre

I FANGHI

L’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA) stima che in Lombardia siano destinate all’agricoltura oltre 134 mila tonnellate di fanghi: quasi il triplo dell’Emilia Romagna e 30 volte l’uso che viene fatto in Veneto. Ma cosa sono i fanghi da depurazione? Sono il risultato dei processi di depurazione delle acque reflue urbane i quali possono finire in discarica, riutilizzati in agricoltura se opportunamente trattati, inceneriti oppure inseriti in laterizi, asfalti e calcestruzzi. Le province lombarde più coinvolte nel riutilizzo in agricoltura sono quelle di Lodi, Pavia, Cremona.

Fonte: “Uso dei fanghi di depurazione in agricoltura” (ISPRA, 2015)

«In agricoltura - spiegano gli addetti ai lavori - hanno preso piede grazie alla loro efficacia agronomica ed economica in quanto sostituisce, in tutto o in parte, la concimazione chimica o altri tipi di concimazione organica». Niente problemi dunque. Fino a un certo punto perché gli stessi scienziati e l’Ispra sottolineano come «Per evitare qualsiasi situazione di rischio per l’ambiente e la salute della popolazione deve essere correttamente praticato nel pieno rispetto della normativa in particolare per quanto riguarda l’effettuazione dei controlli sui suoli e sui fanghi».

Esattamente quello che, secondo la procura di Milano, non è avvenuto negli stabilimenti della Cre con la complicità di alcune aziende agricole. Una di queste la Asso, di proprietà dello stesso Verpelli, secondo l’accusa, avrebbe messo a disposizione della società che gestisce l’impianto i propri terreni per le operazioni di spandimento dei fanghi.

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