Addio Cortina di Ferro: al suo posto c’è un parco pan-europeo

È la European Green Belt, sorge sulla vecchia terra di nessuno, a metà tra le due sfere di influenza. Gli uomini non ci mettevano piede per ragioni politiche, la natura invece se ne è infischiata e ha prosperato

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19 Luglio Lug 2016 1214 19 luglio 2016 19 Luglio 2016 - 12:14

Quando Winson Churchill disse che, da “Stettin nel Baltico fino a Trieste nell’Adriatico, una cortina di ferro è discesa sul Continente” non si sarebbe aspettato che, col tempo, ne sarebbe uscito anche qualcosa di buono.

La Cortina di ferro, cioè la linea divisoria delle sfere di influenze (da un lato quella americana, dall’altro quella russaa), è durata fino al 1989, quando la caduta del Muro di Berlino ha messo in crisi tutto un sistema, quello sovietico, che si stava già sgretolando. Dividere i Paesi e le zone di influenza ha, però, avuto un effetto notevole: pochi villaggi, nessuna città lungo il tragitto della Cortina di Ferro. Si stava o di qua o di là. Ma la natura, che di queste bassezze umane se ne infischia, ne ha approfittato per – come avrebbero detto alcuni cattivi poeti – rigoglire.

Tutta la striscia della Cortina di ferro si è trasformata nella Cintura Verde Europea: una rete di nicchie ecologiche che attraversa 24 Paesi e una immensa quantità di habitat. Dalla tundra artica alle foreste boreali, passando per paludi, scenari alpini, pianure e prati. Un mondo naturale ricco di biodiversità – e gli ecologisti si stanno già battendo per metterlo sotto protezione – ottenuto solo grazie al suo status di No Man’s Land. Nessuno ci metteva piede, a parte gli animali.

Non è una novità: che l’area fosse diventata importante, dal punto di vista naturalistico, era noto fin dalla fine degli anni ’70. Dieci anni dopo, al momento del crollo del Muro di Berlino, ben 300 ecologisti hanno fatto pressione perché l’area restasse intatta, evitando le possibili devastazioni edilizie in arrivo con il nuovo corso politico. La proposta fu accolta, ma ci vollero almeno 20 prima che la Green Belt assumesse uno status ufficiale. Nel 2002 si è trovata la quadra politica, nel 2004 si è tracciato un piano per il coordinamento dell’iniziativa, compresa la costruzione di una immensa pista ciclabile.

Il padrino di tutta la questione fu Michael Gorbacev. Proprio lui: l’uomo che fece crollare l’Urss si batté per conservare la cortina di ferro. Una forma di nostalgia, forse, per un mondo che, altrimenti, sarebbe scomparso per sempre.

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