Dal Mattarellum al Bersanellum, passando per Italicum e Porcellum. Ma una legge elettorale dal nome normale?

Vent’anni di latinorum elettorale. Dalla riforma del 1993 al Porcellum di Calderoli, senza dimenticare il Consultellum. Al rito politologico non si sottraggono neppure i grillini, che in passato hanno proposto il Democratellum, anche detto Toninellum, per i critici Complicatellum

GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

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20 Luglio Lug 2016 1502 20 luglio 2016 20 Luglio 2016 - 15:02

In principio fu il Mattarellum. La legge elettorale presentata in Parlamento da Sergio Mattarella ormai ventitré anni fa. Più che una riforma, una tappa fondamentale della democrazia parlata in Italia. Capostipite del latinorum elettorale di manzoniana memoria. Chi ha almeno trent’anni se la ricorda ancora: il 75 per cento dei seggi veniva assegnato con un maggioritario uninominale, il restante 25 per cento con il proporzionale. Una norma che ha portato anche bene, bisogna ammettere. Visto che il relatore di quella legge oggi siede al Quirinale. Più del modello, però, conta il nome. Secondo la leggenda a battezzare il Mattarellum fu il politologo Giovanni Sartori, impegnato a descrivere con evidente ironia l’impianto elettorale. L’idea si trasformò presto in successo. E così quando due anni più tardi il deputato di Alleanza Nazionale Pinuccio Tatarella presentò la legge elettorale per le Regioni, per tutti fu subito Tatarellum.

Nell’ultimo decennio è stato tutto un fiorire di latinismi elettorali. Quando nel 2013 la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum, dalle ceneri della legge Calderoli è nato il Consultellum

Era iniziata una nuova epoca nella politica italiana. Il latino, fino a quel momento buono per la storia, le versioni al liceo e i canti gregoriani, diventava la lingua ufficiale delle nostre leggi elettorali. Materia altrettanto ostica, spesso e volentieri. La definitiva consacrazione linguistica risale a una decina d’anni fa. Nel 2005 il centrodestra, ormai a fine legislatura, decise di mettere mano al sistema di voto. In fretta e furia si concepì una riforma destinata a passare alla storia tra le polemiche. Liste bloccate, che tanto faranno discutere. Un premio di maggioranza attribuito su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Alla prima prova delle urne fu proprio il leghista Roberto Calderoli - ideatore della norma - a definire la sua creatura una “porcata”. È merito suo, insomma, l’intuizione onomastica che regalò agli italiani il Porcellum.

Nell’ultimo decennio è stato tutto un fiorire di latinismi elettorali. Quando nel 2013 la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum, dalle ceneri della legge Calderoli è nato il Consultellum. Di fatto, un proporzionale puro. Una legge virtuale, sostituita in tempi brevi dal sistema di voto attualmente in vigore. Fortemente voluto dal premier Matteo Renzi - approvato con non poche difficoltà dal Parlamento - e presto ribattezzato con nazionalistico fervore Italicum. Un sistema a doppio turno, con un premio di maggioranza e 100 collegi plurinominali con capolista bloccati. Nelle discussioni che hanno preceduto l’approvazione, le alternative non sono mancate. Per la prima volta anche il Movimento Cinque Stelle ha provato a intervenire nella questione, proponendo un sistema proporzionale caratterizzato da una grande novità: l’introduzione delle preferenze “negative”. Utili agli elettori per bocciare eventuali candidati impresentabili. Il nome? Toninellum, dal deputato grillino che ne ha curato la stesura: Danilo Toninelli. Anche detto Democratellum, come proposto proprio dai Cinque Stelle. Ma snobbato come Complicatellum dal premier Renzi.

In questi giorni il pantheon elettorale italiano saluta un nuovo ingresso. Anche questo in perfetto latinorum. È il Bersanellum, o Mattarellum 2.0, l’impianto proposto dalla minoranza dem per correggere in corsa l’Italicum

In questi giorni il pantheon elettorale italiano saluta un nuovo ingresso. Anche questo in perfetto latinorum. È il Bersanellum, l’impianto proposto dalla minoranza del Partito democratico per correggere in corsa l’Italicum. Anche detto Mattarellum 2.0, su richiesta dei suoi ideatori. Una proposta di riforma elaborata dal senatore dem Federico Fornaro, che prevede, tra le altre cose, l’abolizione del ballottaggio. Stop ai capolista bloccati: gran parte dei deputati saranno eletti in collegi uninominali. Ci sarà un premio di maggioranza per il vincitore e uno più ridotto per la seconda lista o coalizione. Ma sarà garantito uno spazio in Parlamento anche alle liste minori. E così il percorso è completo: dal Mattarellum all’Italicum, passando per Consultellum e Porcellum. Maggioritari e proporzionali, liste bloccate e preferenze. A qualche elettore resta il dubbio: ma una legge elettorale con un nome normale sarebbe chiedere troppo?

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