La risposta a Viotti

Rifugiati, Pittella: «Nessun'altro ci salverà dalle emergenze, se non noi stessi»

Il capogruppo S&D risponde alla lettera aperta inviata a Linkiesta da Daniele Viotti, europarlamentare socialista, che spiegava di non voler votare più accordi come quello con la Turchia per la gestione dell’emergenza dei migranti

Getty Images 577703962

DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)

20 Luglio Lug 2016 1602 20 luglio 2016 20 Luglio 2016 - 16:02

Gianni Pittella, capogruppo S&D, risponde alla lettera aperta inviata a Linkiesta da Daniele Viotti, europarlamentare socialista:


Caro Daniele,

grazie per il tuo messaggio. Capisco il senso delle tue parole. Il voto inglese e gli ultimi sviluppi in Turchia sono chiari indicatori della gravità del momento.

Il caso turco dimostra in particolare che in gioco non c'è più semplicemente l’Unione Europea in quanto costruzione istituzionale. Oggi minacciati sono i valori della democrazia, il rispetto delle libertà fondamentali e dello stato di diritto che dovrebbero essere i pilastri della nostra civilizzazione e non solo del progetto europeo.

Di fronte al rischio di una regressione civile che cancelli decenni di progressi democratici, condivido il tuo appello per un cambio di prospettiva. Vi sono valori non negoziabili, su cui non si può transigere e se l'Unione Europea pensa di cavarsela con gli accordi al ribasso, sbaglia. Su questo vigileremo.

Credo però che per trovare la via d'uscita dall'impasse nella quale ci troviamo ora sia piú che mai indispensabile comprendere che etica della convinzione e etica della responsabilità si tengono insieme.

Se in passato siamo stati costretti a "stringere patti col diavolo" non è solo per una mancanza di convinzione e una arrendevolezza etica di fronte al despota di turno ma soprattutto perchè l'Unione Europea e gli Stati membri non hanno saputo assumersi le loro responsabilità.

Gianni Pittella

Se in passato siamo stati costretti a "stringere patti col diavolo" non è solo per una mancanza di convinzione e una arrendevolezza etica di fronte al despota di turno ma soprattutto perchè l'Unione Europea e gli Stati membri non hanno saputo assumersi le loro responsabilità. Nel caso turco, si è pensato di delocalizzare la gestione dei rifugiati a Erdogan perchè gli Stati membri non hanno voluto rispettare gli impegni presi in termini di ricollocamento dei rifugiati, nonostante le proposte presentate dalla Commissione su questa materia.

E pur di non assumersi le proprie responsabilità, si è data l'impressione di dare un assegno in bianco nelle mani di Erdogan.

Se vogliamo cambiare registro con la Turchia, è giusto quindi cominciare ad adempiere ai nostri doveri. Nessun'altro ci salverà dalle emergenze, se non noi stessi.

Sono quindi d'accordo a rimettere sul tavolo la questione della liberalizzazione dei visti - di fatto la principale arma che abbiamo nei confronti delle autorità turche- ma per essere davvero efficaci ció dovrá essere accompagnato da una nostra assunzione di responsabilità. Duri con la Turchia ma duri anche con noi stessi, quindi.

Caro Daniele, dobbiamo imparare a fondo la lezione turca: mai più real-politik fine a se stessa che oltre a farci perdere l'anima non ci porta nemmeno a risolvere i problemi. Su questo il tuo gruppo, il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, lavorerà con te.

Potrebbe interessarti anche