Non è (solo) la Rai: ecco gli stipendi d'oro dei Paperoni delle aziende pubbliche

Tra società note e altre sconosciute ai più, i manager pubblici delle partecipate dal Ministero dell'Economia non hanno nulla da invidiare a Campo Dall'Orto & co.

Cavallo Viale Mazzini Rai

FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

25 Luglio Lug 2016 1513 25 luglio 2016 25 Luglio 2016 - 15:13

Non solo l’amministratore delegato e direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, che si porta a casa 650 mila euro all’anno (il suo omologo alla BBC Tony Hall ne porta a casa 540 mila). Presidenti e amministratori delle 23 società partecipate dal Ministero dell’Economia non si discostano poi molto dalla retribuzione di Dall’Orto. Per scoprirlo è sufficiente spulciare il documento allegato al Documento di economia e Finanza (Def) dello scorso febbraio, in cui sono riportati i compensi agli amministratori delle società partecipate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (ultimi dati aggiornati al 2014), come lo è la Rai.

Ripartiamo dunque dai numeri di viale Mazzini, dove a saltare subito all’occhio rispetto alla struttura a «trazione renziana» è il compenso dell’ex presidente Anna Maria Tarantola che si portava a casa quasi 288 mila euro, mentre oggi Monica Maggioni tocca quota 370 mila. Allora a fare il direttore generale c’è Giorgio Gubitosi, che da 640 mila euro si porta lo stipendio a 240 mila, applicando la legge 89 del 2014 che prevede «il limite massimo ai compensi degli amministratori con deleghe e alle retribuzioni dei dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni all’importo di 240.000 euro annui». Poi però marcia indietro con l’emissione di un bond da 350 milioni che toglie il tetto agli stipendi. Il resto è storia di questi giorni.

Degli inutilizzati e delle consulenze d’oro dai 200 mila ai 320 mila euro a testa. Poi ci sono tutti gli altri delle partecipate. Il più ricco di tutti agli ultimi dati a disposizione (2014) è Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia che incassa 599.613 euro l’anno, con una parte fissa a 383 mila euro. L’anno precedente lo stesso toccava quota 950 mila euro, poi anche lui, come gli altri manager della Pubblica amministrazione è finito in mezzo alla «tagliola» dello stipendio fino al livello del compenso spettante al primo presidente della Corte di cassazione.

Dal Corriere della Sera

I Compensi Rai

Sfogliando l’allegato al Def c’è un altro ex Rai, Mauro Masi, che in Consap nella doppia veste di presidente e Amministratore delegato viene ricompensato con 384 mila euro annui. Non se la passa male nemmeno Maurizio Prato, presidente e amministratore delegato della Zecca dello Stato con i suoi 402 mila euro. Pure Giuseppe Sala, attuale sindaco di Milano ed ex amministratore delegato di Expo (partecipata al 40% dal Ministero dell’Economia) tra i 270 mila euro di compenso fisso e gli 86 mila di parte variabile ha incassato nel 2014 383.619 euro.

Lo segue Cristiano Cannarsa, presidente e ad di Sogei dal 2012: nel 2014 il manager della Società Generale di Informatica ha portato a casa 318 mila euro, assicurandosi anche il mandato per il triennio 2015-2018. Domenico Casalino, ex amministratore delegato di Consip con 318 mila euro arrivati nel 2014 è seguito dall’ amministratrice delegato di Invimit Elisabetta Spitz (314.583 euro) e dall’ex presidente e amministratore delegato di Anas Pietro Ciucci con 307 mila euro. Poi c’è Sogin do l’ad Riccardo Casale ha un compenso di 234.582 euro, mentre il presidente Giuseppe Zollino porta a casa 101 mila euro.

A quota 234 mila c’è Carlo Nizzo di Studiare Sviluppo, mentre di poco avanti (249.567 euro) c’è Gianluca Lo Presti, amministratore delegato di Eur. Compaiono anche i 223 mila euro di Coni servizi che finiscono in tasca ad Alberto Miglietta, seguito dall’amministratore delegato dell’istituto Luce Cinecittà Roberto Cicutto (112.800 euro). Insomma, sotto il cielo delle partecipate dal Ministero dell’economia non ci sono solo i Campo Dall’Orto.

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