Al Nord e al Sud ci sono due idee diverse di tempo: capiamolo anche nelle aziende

Visto che spesso le persone nella stessa azienda provengono da regioni d’Italia o del mondo diverse, imparare a “sincronizzare gli orologi”, capendo come ognuno di noi divide il proprio tempo è la prima regola sul tempo che dovremmo imparare a gestire

Benvenuti Al Nord

Un fotogramma dal film “Benvenuti al Nord”, con Claudio Bisio e Alessandro Siani

27 Luglio Lug 2016 1442 27 luglio 2016 27 Luglio 2016 - 14:42
Messe Frankfurt

Quello che ci ha insegnato Albert Einstein sul tempo, ovvero che è relativo e dipende dall’osservatore che lo misura, in realtà non vale sul nostro pianeta, o meglio, non vale per le questioni umane, e dunque nemmeno per il business. Per aver una deformazione reale del tempo, l’uomo dovrebbe muoversi a velocità molto più elevate di quelle che biciclette, auto, treni, aeroplani e razzi oggi ci permettono.

Eppure sono certo che molti di voi hanno vissuto la sensazione che, in funzione del proprio stato d’animo, il tempo scorra più o meno veloce. In effetti, anche se sulla Terra e per le nostre attività il tempo dal punto di vista fisico rimane sempre lo stesso, è vero che la sua percezione può cambiare.

Insomma, il detto “come passa in fretta il tempo quando ci si diverte”, ha un fondo di verità. È dunque giusto interrogarsi sulla nostra percezione del tempo, sulla nostra relazione con esso e su come cambia rispetto alle abitudini e ai costumi della nostra geografia e della nostra cultura. Queste domande sono fondamentali oggi, perché il fattore tempo diventa sempre più presente nella vita lavorativa influenzando le nostre performance, e perché il tempo in fondo è una piattaforma comune su cui tutto si svolge.

L’idea di scrivere un post sul tempo e il mondo del lavoro mi è venuta qualche estate fa, di ritorno a Milano dopo un agosto a casa di carissimi amici in Puglia, in cui alcuni comportamenti agli antipodi mi hanno fatto riflettere su come le persone trattano il tempo. Complice anche il periodo di vacanza, i miei amici dividevano le giornate in tre grandi segmenti: la mattina, il pomeriggio, la sera.

«L’idea di scrivere un post sul tempo e il mondo del lavoro mi è venuta qualche estate fa, di ritorno a Milano dopo un agosto a casa di carissimi amici in Puglia, in cui alcuni comportamenti agli antipodi mi hanno fatto riflettere su come le persone trattano il tempo»

Questo atteggiamento rilassato verso il tempo forse non mi avrebbe colpito così tanto se, appena tornato a Milano, un giovane imprenditore del digital, rispondendo ad una mia richiesta d’incontro non mi scrivesse via mail: «va bene, ci vediamo mercoledì, ho uno slot libero dalle 14.45 alle 15.15». In questo caso la giornata viene divisa addirittura in quarti d’ora, e rispetto a prima passiamo da tre grossi slot a ben 96 microslot. Questi due casi limite mi permettono di fare qualche riflessione sul tempo:

Dimmi da dove arrivi e ti dirò che orologio usi


Si dice che gli eschimesi abbiano 92 modi per riferirsi al ghiaccio. Quando una cultura vive di qualcosa e con quel qualcosa instaura uno stretto contatto alla fine finisce per raffinarne e sofisticarne le relazioni. Come abbiamo capito, ci sono culture che hanno un rapporto più raffinato con il tempo e culture che trattano questa grandezza fisica con più flessibilità. Nessun giudizio ma visto che spesso le persone nella stessa azienda o nello stesso team provengono da regioni d’Italia o del mondo diverse, imparare a “sincronizzare gli orologi” per lavorare insieme, capendo come ognuno di noi divide il proprio tempo, come organizza gli appuntamenti è una prima regola sul tempo che dovremmo imparare a gestire.

Anche osservando come beviamo il caffè si può capire il diverso atteggiamento che le diverse culture e le diverse geografie hanno rispetto al tempo

Comunicazione sincrona e asincrona

Abbiamo davvero molti strumenti di comunicazione: mail, telefono fisso e mobile, sms, WhatsApp, Skype, Messanger e poi la cara vecchia posta ordinaria. Attenzione però: ogni strumento di comunicazione ha il suo tempo, confonderli potrebbe creare disagio e frustrazione.

Gli strumenti di comunicazione sincroni sono quelli che prevedono che i due interlocutori siano online contemporaneamente affinché avvenga la corretta comunicazione: lo strumento principe in questo mondo è il telefono. Gli strumenti di comunicazione asincroni, invece, non prevedono che i due interlocutori siano online contemporaneamente: l’esempio tipico è la mail o gli sms. Posso scrivere una mail oggi e ricevere una risposta tra due giorni, tutto normale: fa parte dell’asincronismo.

Mi sembra però che questa regola non sia bene chiara. Infatti, spesso vengono usati strumenti del secondo gruppo (asincroni) per comunicazioni rapide e urgenti, che dovrebbero essere veicolate da quelle del primo (sincroni). Imparare questa regola aiuterebbe a vivere il tempo del lavoro in modo più sano ed efficace.

Due orecchie e una sola bocca

In un periodo in cui gli strumenti di comunicazione istantanea ci permettono di essere più attivi, risulta fondamentale saper capire come dividere il tempo dell’ascolto dal tempo del parlare, soprattutto sul lavoro. A differenza di qualche decennio fa, quando avevamo solo posta, tv, radio e quotidiani, che ci richiedevano più “ricezione” e meno “trasmissione”, oggi è fondamentale dividere bene il tempo tra queste due grosse attività (input/output). In primo luogo per non arrivare alla saturazione di informazioni del nostro ecosistema lavorativo e, poi, perché tutte le macchine e gli organismi che vivono di informazioni devono svolgere tre principali azioni: assimilare informazioni, elaborarle e solo dopo esternarne di nuove. Insomma, in generale mi sembra sensato dedicare più tempo all’ascolto e all’elaborazione piuttosto che alla scrittura, così come anche la nostra conformazione anatomica ci ricorda: abbiamo due orecchie e una sola bocca.

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