La lettera

Caro direttore, vi racconto l’illegalità diffusa nella vigilanza in Sicilia

Scrive un dipendente di un istituto di vigilanza siciliano: “Dipendenti messi in mobilità per essere assunti con gli incentivi dai parenti, licenze date in famiglia e mazzette diffuse”

Vigilanza

(Flickr/Luca Sartoni)

29 Luglio Lug 2016 1235 29 luglio 2016 29 Luglio 2016 - 12:35

Pubblichiamo la lettera inviata da un lettore sullo stato degli istituti di vigilanza in Sicilia

Molti degli istituti di vigilanza in Sicilia sono gestiti in barba alle leggi e alle disposizioni contrattuali. Perché evidentemente chi dovrebbe controllare e verificare la legalità del suo operato non svolge il proprio lavoro con dedizione e onestà.

Le licenze per aprire un istituto di vigilanza vengono rilasciate dalla Prefettura, quindi l’organo “discendente” dal ministero degli Interni, ma non si capisce sulla base di quali criteri questo avvenga. Perché – in molti casi – le persone interessate sono parenti tra loro: padri e figli, cognati e sorelle, fratelli o cugini, talvolta “proprietari” di due o tre licenze... e allora, ovviamente, viene da chiedersi: ma il funzionario che è preposto alla verifica dei vari adempimenti, che cosa controlla?

La verità è che negli istituti di vigilanza si gioca sempre al ribasso, a discapito dei lavoratori, che sono le vere vittime di questi meccanismi. Dipendenti messi in mobilità senza che ciò sia necessario, per poi essere riassunti con gli sgravi fiscali che lo Stato mette a disposizione delle “aziende” per assumere chi ha perso il lavoro, ma in molti casi non si è trattato di una perdita del posto di lavoro, perché chi ha preteso la mobilità guarda caso determina che quegli stessi lavoratori vengano assunti dai figli, dai parenti o dai prestanomi, che guarda un po’ hanno vinto una gara d’appalto, volutamente persa da chi prima di loro quell’appalto si era aggiudicato, e tutto questo sotto gli occhi di tutti organi competenti che dovrebbero vigilare. E cioè l’ispettorato del lavoro, l’ufficio provinciale del lavoro, e per finire i cosiddetti sindacati confederali.

Nessuno, dico nessuno, che abbia mai riscontrato delle anomalie, sempre tutto in regola... ma non è così, la verità è tutt’altra... i sindacati sono passivi su tutto quello che l’azienda decide, firmano e avallano tutto, senza mai pronunciare una parola a favore dei lavoratori. Completo mutismo anche all’Ufficio provinciale del lavoro, che non analizza né il monte ore, né controlla seriamente la condotta aziendale, e tutto ciò nonostante arrivino numerose denunce in merito all’Ispettorato del lavoro. Anche da questo ente nessuna risposta decisa, né ispezioni serie a 360 gradi, tutto si muove molto lentamente, con estrema superficialità, e senza mai giungere a diramare diligentemente i fili di questa matassa.

In una regione come la Sicilia, i cui lavoratori cercano di vivere nella legalità e ambiscono alle risposte chiare e precise della legge, dobbiamo invece registrare che l’illegalità regna sovrana e indisturbata nei palazzi di potere. Troppi milioni di euro girano in questo settore e perciò la tentazione è forte. Manovrare una gara di appalto di un ente pubblico con 50mila euro per un appalto da 1.150.000 euro può indurre a ragionamenti del tipo: «Ma sì, dai, chi se ne frega, quando li guadagno mai tutti questi soldi in una volta sola...!», oppure: «Questa è la volta che mi compro il macchinone...!». E così il “macchinone” qualcuno se lo vede consegnare a domicilio, purché «si comporti bene...».

Ci sono le persone giuste, messe al posto giusto, ci sono gli stipendi fissi, cioè quelli che per non vedere diventano ciechi, poi arriva il Natale, e non è vero che Babbo Natale arrivi con la slitta, ma arriva su due furgoni blindati pieni di regali e fa tappa nei vari palazzi di potere, magari per aver ricevuto un timbro su un foglio di carta, “utile” per continuare a svolgere i propri affari. Un circolo “vizioso” (è proprio il caso di dirlo...) che vede coinvolte tantissime persone che contano: personaggi che chiamati ad amministrare la giustizia scelgono di unire ai privilegi goduti da sempre anche la busta della trasgressione, giusto per provare quest’altra “ebbrezza”... e poi facendo così, si acquisiscono amicizie importanti, di cui, domani, si potrebbe aver bisogno... Sono intoccabili, loro... Altro che Mafia Capitale o Parmalat, qui si parla di denaro per milioni e milioni di euro. E si può solo sperare, sempre che non arrivi la telefonata del politico di turno, che magistratura e finanza mettano fine a questo schifo, speriamo una volta per sempre, e che in questo modo una volta scoperchiato il vaso di Pandora, si possa eliminare la corruzione di questo settore della vita lavorativa e pubblica che è la vigilanza.

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