Omonimi speciali: la disgrazia di chiamarsi Salah Abdeslam

Avere il nome del terrorista ma non essere lui. È un problema non da poco: non è facile sfuggire ai controlli continui, trovare lavoro, farsi degli amici. Anche solo per non essere bersagliato da battutine, la soluzione è cambiare nome, ma non tutti lo vogliono fare

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2 Agosto Ago 2016 0822 02 agosto 2016 2 Agosto 2016 - 08:22

Il dibattito sul mostrare o meno i volti dei terroristi sui giornali infiamma le redazioni europee. Le Monde dice “meglio non dare loro pubblicità”, il Guardian dice di sì. Nessuno discute, invece, se sia opportuno diffondere i loro nomi. Ci mancherebbe. Ma così facendo si va a colpire una minoranza della popolazione piuttosto sensibile al tema: gli omonimi.

Ebbene sì, esistono, al mondo, vari Salah Abdeslam, tanti Mohamed Merah, diversi Cherif Kouachi che, a differenza dei più famosi, non hanno fatto niente di male né si sognano di farlo. Però, proprio a causa del loro nome, sono costretti a vivere nell’anonimato. Come racconta Libération, il povero Mohamed Merah, ad esempio, ha subito diverse minacce – anche se il vero Merah era stato ucciso dalla polizia – e ha perso il lavoro. Ritrovarlo, adesso, è pittosto difficile: Merah non riesce nemmeno a prenotare dei taxi.

Stesso destino riguarda Salah Abdeslam. Qui il caso è anche più scottante, perché Salah è ancora vivo e, per qualche mese, è stato anche ricercato e latitante. Quando alla posta di Pierrefitte-sur-Seine si è presentato un uomo con un passaporto intitolato a Salah Abdeslam, i dipendenti non credevano ai loro occhi: il terrorista, qui. E invece no: la polizia, allertata subito, chiarische che si tratta di un bizzarro caso di omonimia.

Moahmed Bouhlel, omonimo del guidatore di camion di Nizza, per adesso ha deciso di rimanere in Tunisia, dove era andato per le vacanze. È molto arrabbiato: “Perché hanno dovuto diffondere il nome intero? Il guidatore si chiamava Mohamed Lahouaiej, e Bouhlel era il suo secondo cognome. Che necessità c’era di rendere pubblico anche quello?”, si chiede. Tralaltro Mohamed Bouhlel è un nome molto diffuso in Tunisia.

La soluzione? Cambiare nome. In Francia è permesso dalla legge e consiste in una procedura piuttosto semplice (per quanto si possa considerare semplice qualsiasi cosa abbia a che fare con l’apparato burocratico transalpino). Tutti ci hanno pensato, alcuni sono favorevoli, altri sono contrari. Merah, ad esempio, non ci pensa neanche: “Va bene, mi capita di sentire il mio nome in tv più o meno ogni settimana. Ma non vedo perché, non avendo io fatto nulla, debba cambiare il mio nome. Non ho niente da nascondere, non sono un terrorista”.

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