Psicodramma grillino: svegliati, Virginia, o ti mangiano viva

A un mese e mezzo dalla proclamazione della Raggi Roma è ancora nella confusione. Si mostra tutta la fragilità politica della sindaca e le lotte intestine tra personalità e correnti all’interno del Movimento

Vittoria Raggi
3 Agosto Ago 2016 1111 03 agosto 2016 3 Agosto 2016 - 11:11

Sebbene sia appena iniziato, lo psicodramma dei grillini al Campidoglio sembra non aver mai fine: dopo il caos sulla Giunta, il pasticcio sul capo del gabinetto, le polemiche col mini-direttorio romano, ora è la volta del caos delle consulenze all’Ama dell’assessora ai rifiuti Paola Muraro e del programma di governo della neosindaca, scritto scopiazzando qua e là da documenti pescati dal web, persino da una vecchia conferenza programmatica dei Verdi guidati da Pecoraro Scanio.

Nel frattempo, il vento non cambia. Anzi, complice la calura agostana, è tutto fermo e rinviato a settembre. Lo stadio e le olimpiadi, i rifiuti e i mezzi pubblici, la casa e la riorganizzazione della macchina comunale: ancora non si sa nulla di come la Raggi voglia giocare queste fondamentali partite.

Uno stallo preoccupante, che mostra impietosamente, come fosse un reality show, tutta la fragilità politica della sindaca e le lotte intestine tra personalità e correnti all’interno del Movimento. Non il miglior spot possibile per una forza che se si votasse oggi finirebbe dritta a Palazzo Chigi.

Chi fa un figurone è l’opposizione. Con Giachetti che in confronto sembra Kennedy, nel suo discorso di replica al programma della Raggi. E persino uno come Ignazio Marino che, annusata l'aria, scende dal carro a cinque stelle e rialza la testa, chiedendo con una petizione su Change.org che la Raggi non interrompa il sogno della pedonalizzazione totale dei Fori Imperiali. Altra faccenda, ça va sans dire, rinviata a data da destinarsi.

Nel frattempo, i poteri forti dell’Urbe stanno a guardare. E più che combattere - la luna di miele tra i Cinque Stelle e la città non è ancora finita - provano a trattare e a infrattarsi nell’indeciso traccheggiare della nuova maggioranza a Cinque Stelle. Un po’ come quando con Marino era tutto un #daje, per capirci. Ricordate com’è finita, vero?

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