Quel che ha detto Renzi alla Cnbc è peggio del suo inglese

Invece che concentrarsi sui progressi nella pronuncia e sulla mimica facciale del Presidente del Consiglio, bisognerebbe fare caso a quel che ha detto su banche, economia, politica. Che contiene strafalcioni ben peggiori

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4 Agosto Ago 2016 1100 04 agosto 2016 4 Agosto 2016 - 11:00

C’è chi l’ha trovato imbarazzante, soprattutto a causa della pronuncia e della mimica facciale, e chi invece ha apprezzato i miglioramenti e lo sforzo di parlare di tutto, per mezz’ora, in inglese, tenendo più o meno botta dall’inizio alla fine. Tutti, insomma, si sono concentrati sulla forma. Eppure nell’intervista concessa in esclusiva al network americano Cnbc, Matteo Renzi ha detto cose estremamente rilevanti sulle banche, sull’Europa, sull’Italia e sull’America. Il problema è che alcune di quelle cose non stanno né in cielo né in terra. E poco importa la qualità dell’inglese in cui sono state pronunciate.

«Non sono d’accordo con la legislazione europea sul bail in ma la rispetto», ha spiegato Renzi alla sua intervistatrice». Bene, bravo, bis. Peccato che le norme sul bail in non siano (solo) legislazione europea, ma anche e soprattutto legislazione italiana. Dall’11 settembre 2015, per la precisione, attraverso un decreto attuativo della direttiva europea votata dal parlamento europeo il 23 aprile 2014: votazione in cui il Partito Democratico si schiera compatto per il sì, come del resto fa Forza Italia. Persino la Lega Nord di Matteo Salvini non vota contro ma si astiene, per la cronaca. Non si ricordano, perlomeno sino alla crisi di Banca Etruria & co, sortite di Renzi contro queste regole. Peccato non esista l’oblio digitale per gli atti pubblici.

«Se continuiamo col bail in non restituiamo fiducia ai cittadini europei, li terrorizziamo», continua Renzi. Ottimo, davvero. Solo, fatichiamo a comprendere perché sia il rispetto di regole approvate democraticamente a terrorizzare la gente e non, invece, lo stato pietoso in cui versano le banche italiane. Gli Zonin, i Mussari, i Consoli: sono quelli che elargiscono mutui e finanziamenti agli amici, o a chi sottoscrive obbligazioni subordinate della loro banca, che dovrebbero terrorizzare la gente. Tanto più chi non ha la necessaria educazione finanziaria per comprendere cosa sta facendo. Ci fossero stati il bail in e le regole europee una decina di anni fa forse non saremmo a questo punto. Forse, a terrorizzarci, dovrebbe essere la loro assenza. E l'assenza di controlli adeguati.

«Ho in testa un altro modello di democrazia, più anglosassone», dice Renzi, che poi, alla Rai fa fuori gli unici direttori e conduttori non filo-governativi come Massimo Giannini, Nicola Porro, Bianca Berlinguer

Per Renzi, tuttavia la storia è diversa: «Se hai dieci anni di recessione è normale che il livello dei crediti deteriorati salga a livelli esponenziali», continua. Colpa della recessione, quindi, se l’Italia si ritrova la pancia piena di Npl.
Stranamente, però, la piena non coinvolge una banca ben gestita come Intesa San Paolo - la migliore d’Europa negli ultimi stress test, nonostante operi in Italia -, ma istituti come il Monte dei Paschi, la Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Marche, Banca Etruria, accomunati da un rapporto malsano con il territorio da cui provengono, con una redditività da far spavento, con decine di migliaia di soci nonostante non producano uno straccio di utile da anni. Domanda innocente: è la recessione che ha prodotto una simile distorsione nel sistema bancario, o è un pezzo del sistema bancario, quello che non sa selezionare chi merita o non merita il credito, uno dei principali freni alla ripresa del Paese?

Non importa. Per Renzi il peggio è comunque alle spalle: «Per la prima volta Mps è senza “non performing loans”. La soluzione è finale, grazie ad Atlante», spiega. E forse, qui, un condizionale ci sarebbe stato bene. Soprattutto perché sono proprio i mercati a non ritenere così scontata la soluzione del rebus. Mentre Renzi parlava alla Cnbc, le azioni di Mps perdevano il 16% del proprio già infimo valore. A spaventare i mercati, la paura che l’aumento di capitale del Montepaschi coincida con quello da 6-7 miliardi che dovrebbe toccare in sorte a UniCredit, dopo gli stress test. Per la cronaca: Mps, dopo il piano Atlante 2 non sarà senza Npl, ma con una percentuale di crediti deteriorati pari alla media delle banche italiane. Così, per la precisione.

La chicca finale, però, riguarda altro. Parla di banche, Renzi, e della - sacrosanta! - trasformazione delle banche popolari in società per azioni: «In Italia, per un sacco di tempo, i politici arrivavano ovunque, desideravano le carriere nell’università, decidevano tutto. Io ho in testa un altro modello di democrazia, più anglosassone», dice Renzi. Ecco: magari in quel modello di democrazia anglosassone, la televisione di Stato, controllata dal ministero dell’economia, non fa saltare, alla vigilia di un referendum costituzionale che deciderà la sopravvivenza dell’esecutivo, le direzioni di telegiornale e le conduzioni di talk show degli unici direttori e conduttori non filo-governativi come Massimo Giannini, Nicola Porro, Bianca Berlinguer. Ma evidentemente vale tutto, nel Paese in cui si guarda solo alla forma, e mai alla sostanza.

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