Abbiamo istituzioni da Terzo Mondo e se non cresciamo è colpa loro: parola della Bce

Corruzione dilagante, incertezza del diritto, qualità della regolazione: il nostro ritardo dal resto del Vecchio Continente è impressionante, dice l'ultimo bollettino della Banca Centrale Europea. Secondo cui le cause della nostra crisi sono tutte lì

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5 Agosto Ago 2016 1000 05 agosto 2016 5 Agosto 2016 - 10:00
Messe Frankfurt

C’è un nido di gufi appollaiato sull’Eurotower di Francoforte? Questo verrebbe da pensare leggendo l’ultimo bollettino della Banca Centrale Europeo, pubblicato oggi, 4 agosto 2016. Soprattutto scorrendo i grafici del terzo articolo in esso contenuto, dedicato al ruolo delle istituzioni nel garantire una crescita a lungo termine.

Premessa necessaria: il bollettino della Bce non è un documento qualunque, ma il principale strumento con cui Mario Draghi e i suoi colleghi interpretano la realtà, le lenti attraverso cui leggono le economie europee. E da cui fanno discendere le loro decisioni di politica monetaria. Carta pesante, tanto per essere chiari. Molto difficile da smentire.

Bene: se questo è il modo in cui si vede l’Italia da Francoforte dobbiamo incominciare a sudare freddo. Perché il quadro che emerge è devastante, per l’Italia. Una disamina brutale e feroce di tutti i nostri mali. Soprattutto, una doccia gelata per chi pensa che i problemi dell’Italia arrivino da fuori. Quando invece sono dentro, al cuore del nostro sistema.

Istituzioni, le chiamano, gli economisti della Bce. E non si riferiscono a Camera e Senato, quanto piuttosto «all’insieme di norme e politiche tali da garantire una base di partenza comuni a tutti gli attori economici». Parliamo, tra le tante cose, di efficienza della macchina statale, della qualità delle regole, della certezza del diritto, del controllo alla corruzione. Si tratta, secondo la Bce, del fattore chiave per far ripartire l’economia e l’occupazione.

Più che dirlo, lo dimostra con un grafico che rende chiara la correlazione tra istituzioni efficienti e solide con la crescita dell’economia. È da quel grafico e da un successivo istogramma a colonne, che scopriamo di essere, assieme alla Grecia, il fanalino di coda dell’Europa, quelli con la peggior qualità istituzionale.

Qualità istituzionale ed efficienza dei mercati dei prodotto e del lavoro (2015)

Distanza dalla frontiera dei Paesi europei in termini di qualità delle istituzioni (2015)

Che poi, a osservare il grafico, si comprende chiaramente che non siamo solo tra gli ultimi degli ultimi, ma che chi ci precede, come la Slovacchia, la Slovenia e la Spagna, ha una qualità istituzionale complessiva molto maggiore della nostra. Per non parlare della Germania e della Finlandia, che guida la classifica formata da tutti i Paesi aderenti all’ocre.

Le conseguenze sono chiare e stanno nei numeri terrificanti della nostra economia. Numeri che no, non sono figli dell’austerità europea, della crisi globale, di un complotto anti-italiano, ma del modo in cui, negli ultimi vent’anni, abbiamo bombardato, dall’interno, la solidità istituzionale del nostro Paese.

Non è difficile fare degli esempi: oggi, chi volesse investire in Italia, si trova in un Paese con un livello di corruzione endemica che difficilmente si ritrova in un Paese industrializzato maturo. In un Paese in cui la certezza del diritto è una chimera, dove molto spesso la carcerazione preventiva è una sorta di condanna anticipata e arbitraria. In cui le leggi cambiano di anno in anno, senza che vi sia la reale necessità di cambiarle, né tantomeno un monitoraggio che dimostri l’inefficacia delle norme che si vanno ad abrogare.

Oggi, chi volesse investire in Italia, si trova in un Paese con un livello di corruzione endemica che difficilmente si ritrova in un Paese industrializzato maturo.

Crescita media della produttività totale dei fattori nel 1985-95 (blu) and 1995-2015 (giallo)

Correlazione tra qualità istituzionale e crescita in Europa (2015)

La produttività al palo - qui nemmeno la Grecia riesce a fare peggio di noi -, la disoccupazione stabilmente sopra il 10%, la crescita economica che non si schioda dallo zero virgola non sono che gli effetti più evidenti e tangibili di questo deficit istituzionale. E di riforme che si sono limitate - se va bene! - a tagliare i costi dell’inefficienza, non certo a cercare di colmare il divario tra noi e l’Europa civilizzata. Sarebbe servito tempo e fatica, del resto. E avevamo - anzi, abbiamo - alibi a sufficienza per evitarceli. Fino a che la realtà non bussa alla porta, ovviamente.

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