Lombarda

Come le coop hanno messo le mani sulla Lombardia

I lavori nei padiglioni, le 45mila tonnellate mensili di merci a Malpensa, i lavoratori extracomunitari senza diritti e contributi e le false fatture. Le coop spurie bruciano 800 milioni di euro all'anno in evasione. E hanno messo le mani sulla Lombardia

Il Padrino

Hulton Archive/Getty Images

5 Agosto Ago 2016 1100 05 agosto 2016 5 Agosto 2016 - 11:00

Le mani di Cosa Nostra su Expo. E le lunghe braccia delle coop sull'intera Lombardia: gli allestimenti nei padiglioni a Rho Fiera che, secondo gli inquirenti milanesi e gli uomini della Dda, nascondevano infiltrazioni delle cosche mafiose, false fatture e riciclaggio di denaro, per lavori che ammontano 18 milioni di euro – il 90 per cento del fatturato triennale del consorzio Dominus – commissionati da Nolostand, la controllata di Fiera Milano per gli allestimenti nei siti espositivi.

I lavori nei padiglioni Expo, la logistica e il facchinaggio nell'area cargo di Malpensa con le sue 45mila tonnellate mensili di merci trafficate. L'imballaggio di profumi a San Donato e la grande distribuzione. Come le false coop hanno messo le mani sulla Lombardia

E ancora: l'area cargo di Malpensa, il più importante scalo d'Italia e fra i principali del continente, finita nelle carte di altri magistrati meneghini. Faceva gola alle false coop la Cargo City dell'aeroporto milanese, con le sue 40mila tonnellate di merci trafficate mensilmente nel 2015 – dato in ascesa a 45mila tonnellate ogni 30 giorni nel 2016. Sono 63 i milioni di euro di IVA evasa e 250 milioni di false fatture le cifre contestate, fra il 2008 e il 2014, a oltre 30 imputati accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a commettere reati tributari e violazione della legge Biagi sul lavoro. E fra quelli a processo a Milano, con la prima udienza chiusasi il 7 luglio, spiccano nomi noti del panorama politico-imprenditoriale lombardo: Antonio Rosati, “il Conte di Varese”, ex presidente del Varese Calcio (ed ex vice Presidente del Genoa Calcio), medaglia d'argento per preferenze (1341) nella sua circoscrizione alle elezioni regionali 2013, dentro la lista “Maroni Presidente”. Accusato di essere il socio culto dietro a un altro “Expo”: Expo Job Spa. Era questo il nome del consorzio che faceva il bello e il cattivo tempo nella logistica e facchinaggio di Malpensa. Assieme a lui il calabrese di Africo, Rocco Talia, l'ex amministratore delegato della franchigia calcistica varesotta, Vicenzo Montemurro, e Bruno Limido – anche quest'ultimo proveniente dal vivaio dei biancorossi, come ex centrocampista roccioso di fascia, che a fine carriera si è messo in affari con il patron.

Antonio Rosati, il “Conte di Varese”, Rocco Talia, Vincenzo Montemurro e l'ex centrocampista dei biancorossi Bruno Limido. I magistrati contestano 250 milioni di false fatture e violazioni della legge Biagi sul lavoro, reati depenalizzati dal ministro Poletti

E infine ci sono i lavori e gli appalti più piccoli, quelli che non finiscono in prima sui giornali: dalle pulizie nelle amministrazioni pubbliche e negli uffici delle municipalizzate, passando l'accoglienza a migranti e senzatetto; gli stabilimenti dove si appoggiavano i giganti della distribuzione alimentare Esselunga, Coop e Il Gigante – come quello di Basiano targato Gratico Srl – fino alle piccole cooperative di imballaggio profumi a San Donato.

È l'universo delle coop e dei consorzi. Coop e consorzi, parole che evocano l'immaginario bucolico e mutualistico del passato, quando i lavoratori si associavano fra loro per difendere potere contrattuale e produzioni sul territorio, senza esternalizzare servizi o de-localizzare all'estero. La sostanza è diversa: si associano dentro palazzi signorili del centro città. Corso Buenos Aires 77, di fronte agli empori di Boggi e Lacoste. È l'indirizzo milanese dell'edificio che ospita la società consortile Dominus. Fra piazzale Loreto e via Giotto a Bollate – stesso recapito del consorzio – si muovevano anche le varie consorziate, come la Job Service di Giuseppe Lombino o la Fair Service di Ivana Rossana Rodà. Con le loro quote da 500 euro, pari allo 0,52 per cento del capitale sociale di Dominus, e che si aggiudicavano i lavori dentro i padiglioni di Qatar o Francia. Amministrate da prestanome ma, stando alle intercettazioni, tutte in realtà nelle mani di Giuseppe Nastasi. E infatti era lui che, assieme a Liborio Pace, formalmente solo un dipendente, trattava con la Nolostand di Fiera Milano le cifre e i lavori. Quando gli investigatori si sono presentati alle porta molte delle coop erano già fallite o in liquidazione – secondo uno schema consolidato in Lombardia.

È lo stesso meccanismo che si verifica a un altro indirizzo: via Emanuele Filiberto, civico 2. A due passi dal Portello e Casa Milan, era questa la dimora di Expo Job Spa, la società consortile che orchestrava logistica e facchinaggio a Malpensa, attraverso una manciata di coop affiliate dai nomi tutti identici che confondono le acque: Airservice, Fly Job, Fashionwork, Cargo Logistica, Power Logistic, Expo Transcoop. E per capire che qualcosa non andasse in queste coop bastava una visura camerale e un'occhiata ai libri contabili: fatture a cui spariscono gli zeri e altre per “operazioni oggettivamente inesistenti” scrivono i magistrati; statuti delle coop che vengono modificati a minoranza; assemblee dei soci mai convocate; Tfr mai versato nelle casse dell'Inps; quando una coop fallisce ne nasce un'altra con gli stessi soci e lo stesso indirizzo. Ma il nome è nuovo. Così quando arrivano la Guardia di Finanza, l'Ispettorato del Lavoro o i creditori si può sempre dire di non avere nulla a che fare con il passato. I cassetti del Tribunale di Busto Arsizio sono pieni di sentenze fallimentari che si lasciano alle spalle uno strascico di creditori insoddisfatti.

Coop e consorzi, parole che rimandano a un immaginario bucolico e operaista. La realtà è un'altra: tfr mai versati; statuti modificati a minoranza; assemblee dei soci mai convocate; La Airservice aveva 262 soci-lavoratori dove più della metà si chiamavano Agyekum Prince, Berci Goran, Dedaj Priam o Jouini Aymen Ben Mohamed

Centinaia di soci-lavoratori extracomunitari: la Airservice residente nel Lazio (ma operativa a Malpensa) con 262 soci-lavoratori di cui più della metà si chiamano Agyekum Prince, Berci Goran, Dedaj Priam o Jouini Aymen Ben Mohamed. Stranieri che per portare a casa lo stipendio firmano in bianco, accettano paghe da fame, turni di 12 ore giornaliere per una settimana sotto Natale per poi essere lasciati a casa due mesi. E non si rivolgono ai sindacati perché se lo fanno vengono tagliati con la scusa che “non parlano l'italiano”, come accaduto proprio a Malpensa in primavera a un lavoratore straniero. Che però non lo parlava nemmeno prima di iniziare a lavorare. Le sigle sindacali di base spesso tacciono in cambio di qualche centinaio di tessere all'anno.

Le coop fungevano da serbatoi per “la somministrazione illecita di manodopera indicata come sub-appalto”. In pratica dei fornitori di lavoratori a basso costo e basse tutele. Elementi che hanno portato i pm a contestare reati per violazione della Legge Biagi sul lavoro. Sette differenti capi d'imputazione poi stralciati in fase di udienza preliminare – rimangono in piedi l'associazione per delinquere e i reati tributari per 63 milioni di euro di evasione – per la gioia degli avvocati di Antonio Rosati e coimputati. Quello che i legali della difesa non spiegano è che i sette capi d'imputazione sono venuti meno per via delle depenalizzazioni volute dal ministro Poletti, non per assenza di fatti contestabili. Restano gli illeciti amministrativi e qualche multa da pagare. Un evento che rischia mettere a repentaglio le posizione delle parti civili nel processo: sindacati e Sea – il gestore degli aeroporti milanesi – che ora devono aspettare fino al 15 settembre per sapere se il giudice Salvini della prima sezione penale di Milano li manterrà all'interno del filone processuale.

Secondo il Presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, le false coop “bruciano” 800 milioni di euro all'anno in evasione fiscale. C'è un ddl di iniziativa popolare che riposa in Senato

Mentre si attende la decisione rimane il problema di come arginare le “false coop” o “coop spurie” – come le definiscono gli addetti ai lavori – che, secondo il Presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, “bruciano” 800 milioni di euro all'anno in evasione fiscale. C'è un ddl di iniziativa popolare depositato in commissione Senato – mentre proseguono le audizioni – che propone di tracciare le false coop e cancellarle dall'Albo. Nell'attesa, queste hanno messo le mani sulla Lombardia.

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