Governo se ci sei batti un colpo, 70 femminicidi e la sinistra tace

Dopo il terribile caso di Vania Vannucchi, né la Boschi, né Alfano, né Orlando, né Padoan spendono una parola. Il Governo sembra assente, ma la cosa più grave è che tutta la cultura di sinistra sembra aver rimosso il problema

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5 Agosto Ago 2016 0835 05 agosto 2016 5 Agosto 2016 - 08:35

Se dall’inizio dell’anno fossero morte settanta persone per singoli attacchi terroristici, ma anche per meningite o intossicazioni alimentari, avremmo la legge marziale e presidi medici in strada a vaccinare a forza la gente e una valanga di spot contro l’incauto acquisto di cibo.
Ma le settanta donne ammazzate dagli ex da gennaio a oggi (forse 68, forse 72, i conteggi sono diversi) pesano molto meno delle vittime del terrorismo o dei virus. Pesano così poco che di loro non si occupa nessuno. O meglio, in dichiarazioni sempre più stanche, si occupano soltanto le parlamentari o la ministra preposta alle questioni “rosa”: la Boschi, la Carfagna, la Finocchiaro e giù per li rami fino alle titolari di Telefono Rosa o dei Centri Antiviolenza. Sembra un dibattito sulla Xilella, che interessa solo chi coltiva olivi e il responsabile dell'Agricoltura. Nel caso specifico, rabbrividiscono solo le amiche o le “vicine di genere” delle ammazzate, che per gli altri sono evidentemente questione marginale e poco interessante.

Il ministro dell’Interno Alfano: non pervenuto. Il ministro della Giustizia Orlando: non pervenuto. Il ministro Giuliano Poletti, con delega alle politiche sociali: non pervenuto. Non pervenuto anche Padoan, che pure potrebbe spiegare qualcosa dell’intricata storia dei fondi ai centri Anti-violenza, ne’ è pervenuta la ministra della Sanità Beatrice Lorenzin (sono gli assessorati regionali alla Sanità a erogare i medesimi soldi) o la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, alla quale molte si appellano perché faccia qualcosa nelle scuole allo scopo di evitare che la prossima generazione segua le orme diseducative dell'attuale. Questo “non pervenuto” stupisce perché al potere c’è un governo che continua a definirsi di sinistra, e la questione delle donne, e della violenza, e del sostegno a chi si ribella alla violenza, è stata storicamente bandiera della sinistra: una cosa che tra l’altro gli ha portato un consenso diffuso nel mondo femminile, molti voti e moltissime risorse di immagine quando il tema del maschilismo berlusconiano teneva banco.

Il ministro dell’Interno Alfano: non pervenuto. Il ministro della Giustizia Orlando: non pervenuto. Il ministro Giuliano Poletti, con delega alle politiche sociali: non pervenuto. Non pervenuto anche Padoan, che pure potrebbe spiegare qualcosa dell’intricata storia dei fondi ai centri Anti-violenza, ne’ è pervenuta la ministra della Sanità Beatrice Lorenzin (sono gli assessorati regionali alla Sanità a erogare i medesimi soldi) o la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini

Ma le cose sono cambiate anche qui. Si fanno strada altre visioni. L’Unità ospita, nel giorno del rogo della signora Vania Vannucchi a Lucca, un’opinione del prof. Luigi Cancrini secondo cui le condanne troppo tranchant – dire ad esempio che questi uomini che bruciano le donne «sono squallidi criminali e schifosi assassini» – altro non fanno che aumentare la solitudine e la disperazione «di chi sta male e commette atti inconsulti». «Odio e amore si alternano continuamente, come nella poesia straordinaria di Catullo» scrive Cancrini sul giornale ufficiale del Pd, il che fa immaginare qualcosa che somiglia a un’inversione di tendenza culturale. Il femminicidio come malattia dell’anima, lato oscuro della patologia bipolare dell’amore. E davvero sarebbe il trionfo di quella che Clint Eastwood chiama la "Pussy Generation" del politicamente corretto se la politica di sinistra finissse lì, nel catalogare sotto la voce “disagio individuale” un fenomeno sociale che ha fatto settanta morti ammazzati in otto mesi.

Qualcuno comincia ad accorgersene. Loredana Taddei, area Cgil, denuncia in un comunicato all’Ansa «la reticenza degli uomini a prendere la parola e il fatto che continuino a consideralo un problema di qualche maschio violento o malato, non di un sistema, che dunque, non li riguarda». Marina Terragni, che ha scritto un e-book contro l'utero in affitto (“Temporary Mother”), avanza il dubbio che stia mutando l'identità della sinistra, e che quella parte politica stia scansando «la fatica del limite, del rigore, del non possumus, per continuare a zampettare allegri in una confortevole acquetta di rose». Lo dice parlando di Gestazione per Altri, ma è una chiave interpretativa utile anche a capire la nonchalance con cui vengono archiviati i titoli su quelle uccise con la benzina, col martello, col coltello, con l'acido, in una galleria di orrori che rimanda a culture tribali, dove persino le modalità parlano di regressione culturale collettiva.

Marina Terragni, che ha scritto un e-book contro l'utero in affitto (“Temporary Mother”), avanza il dubbio che stia mutando l'identità della sinistra, e che quella parte politica stia scansando «la fatica del limite, del rigore, del non possumus, per continuare a zampettare allegri in una confortevole acquetta di rose»

Si zampetta nell'acqua di rose per negare una realtà palese: l'Italia sta tornando indietro in molte cose, e nel rispetto delle donne, nel riconoscimento della loro libertà, più di tutte. E non è colpa solo di quelli che esibiscono bambole gonfiabili sui palchi ma anche degli altri, quelli che governano e trattano queste 70 cittadine morte tutte per lo stesso motivo come casi di ordinaria violenza privata, nulla che debba interessare più di tanto lo Stato, le istituzioni, la politica. Il prossimo passo sarà dire che chi uccide è un innamorato malato. Quello dopo, che lei se l'è cercata, e saremo così tornati trionfalmente alla preistoria del delitto d'onore e della pubblica indulgenza in nome dell'«odio et amo» di Catullo, o del «vis grata puellae» di Ovidio tante volte citati nei processi degli anni '60.

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