Ma quale ripresa: nel 2016 l'economia del Sud è ancora allo sbando

Resta molto elevata la disoccupazione (superiore al 20%), soprattutto quella giovanile (53,9%), per non parlare della povertà assoluta. E che ne è poi dei Patti per il sud proposti da Palazzo Chigi?

Getty Images 3327273

Marco Di Lauro/Getty Images

5 Agosto Ago 2016 1617 05 agosto 2016 5 Agosto 2016 - 16:17
Messe Frankfurt

Ma l'economia del Mezzogiorno sta ripartendo veramente? Aldilà della bagarre politica che da sempre si scatena su questo tema, secondo l'ultima 'radiografia' sullo stato di salute dell'economia del Sud - il rapporto check-up Mezzogiorno curato da Confindustria e Srm, centro studi collegato al gruppo bancario Intesa Sanpaolo - i segnali sono contrastanti: le previsioni sulla crescita del Pil restano (di poco) positive (+0,3% nel 2016, secondo le ultime stime), ma le incognite rimangono elevate, sia per fattori interni, sia a causa dell'instabilità internazionale.

Il clima di fiducia delle imprese, pur restando più elevato della media degli ultimi anni, registra nella prima parte dell'anno un andamento più incerto proprio nel meridione, cosi come la percezione dei consumatori sul clima economico, come attesta il report. A fare mea culpa è lo stesso presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ammette: "la produttività è un elemento di preoccupazione. Nel Mezzogiorno è inferiore del 18% rispetto al Nord e se è vero che l'Italia è al di sotto della Germania del 30% questo vuol dire che il Sud è in ritardo, rispetto sempre alla Germania, del 48%". Insomma, se dal report del Srm emergono speranze, il numero delle imprese sale di 10 mila unità a 1,7 milioni (anche grazie alla riduzione dei fallimenti in quasi tutte le regioni meridionali) e le esportazioni registrano un robusto aumento (+2,5% durante l'ultimo trimestre), i punti oscuri sono ancora tanti.

"La produttività è un elemento di preoccupazione. Nel Mezzogiorno è inferiore del 18% rispetto al Nord e se è vero che l'Italia è al di sotto della Germania del 30% questo vuol dire che il Sud è in ritardo, rispetto sempre alla Germania, del 48%"

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

Resta molto elevata la disoccupazione (superiore al 20%), soprattutto quella giovanile (53,9%), un dato che, se combinato a quello della povertà fornito di recente dall'Istat dove, a livello territoriale, è il Mezzogiorno a registrare i valori più elevati di povertà assoluta, dipinge un quadro ancora di crisi profonda. Anche al Sud, il jobs act non sembra aver dato i risultati sperati: ai 50 mila nuovi posti di lavori creati con la riforma corrisponde una frenata dei contratti a tempo indeterminato. Segno che, terminato l’effetto degli sgravi fiscali per le nuovi assuzioni, lo sprint per la ripresa occupazionale si è afflosciato. Ecco che sono sempre gli industriali a chiedere una decisa virata al governo per accelerare la spesa per gli investimenti, pubblici e privati, ancora ferma al palo, come dimostrano i dati sull’utilizzo del fondo di sviluppo e coesione (che nel periodo 2007-2013 non ha superato l’11% di utilizzo segnala Srm) o degli stanziamenti previsti in legge di stabilità.

E che ne è poi dei Patti per il sud proposti da Palazzo Chigi? Qualche settimana fa, il governatore della regione Puglia, Michele Emiliano, davanti ai magistrati della Corte dei Conti è stato abbastanza chiaro nello smascherare quella che appare come una facile propaganda. “Nonostante la retorica dei cosiddetti Patti per il Sud, nella sostanza alla Regione Puglia sono venuti meno più di tre miliardi di euro che peseranno moltissimo sulla tenuta complessiva delle opere pubbliche, degli investimenti”, sostiene Emiliano. “Come è noto - ha aggiunto il governatore - i fondi europei che pure sono rimasti inalterati, secondo studi della Regione Puglia incidono sul Pil in maniera minimale. Quindi la caduta delle entrate tributarie è dovuta a politiche europee e governative che non consentono al ciclo economico, soprattutto nel Mezzogiorno, di ripartire”.

“Nonostante la retorica dei cosiddetti Patti per il Sud, nella sostanza alla Regione Puglia sono venuti meno più di tre miliardi di euro che peseranno moltissimo sulla tenuta complessiva delle opere pubbliche, degli investimenti”

Michele Emiliano, governatore della Puglia

Un vero peccato, visto che, come dimostrano i segnali chiaramente positivi che arrivano dall’industria del turismo e della cultura – in costante incremento gli arrivi nei porti e negli aeroporti meridionali, ma anche le entrate nei poli museali e archeologici – una seria politica di investimenti infrastrutturali potrebbe veramente fare la differenza. In questo senso, la diplomazia economica renziana si è molto concentrata nel portare al Sud le grandi multinazionali americane. Funzionerà? Renzi sostiene che gli Usa sono attratti dai poli come quello di Bagnoli, ma per il momento solo Apple ha assunto concreti impegni industriali legati al Mezzogiorno. La stessa Amazon, seppur molto vicina a palazzo Chigi, ha scelto di investire altrove in Italia (Lazio e Piemonte). Per non parlare della crisi dei distretti tecnologici, come quello aerospaziale pugliese e campano, che vivono con sempre maggiore sofferenza i processi di delocalizzazione messi in campo da grandi aziende a partecipazione pubblica come Leonardo/Finmeccanica, oppure dell’Ilva che, ormai orfana dell’unico grande investitore industriale che si era affacciato per far parte della cordata di salvataggio, insieme alla Cdp, i turchi di Erdemir, rischia di scivolare nell' l’ennesima crisi occupazionale di un Mezzogiorno che invece ha la voglia e i mezzi per ripartire.

Potrebbe interessarti anche