In marcia verso Rio

Chi ha incastrato Alex Schwazer?

Il marciatore è in Brasile, ma si gioca tutto al Tas: dovrà dimostrare una volta per tutte di essere innocente. Per Alex è la sfida più grande, dopo mesi di dubbi sui controlli e accanimenti della Iaaf. E un sospetto: colpire in realtà Sandro Donati

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6 Agosto Ago 2016 0552 06 agosto 2016 6 Agosto 2016 - 05:52

Nella vita di ogni atleta, ogni traguardo tagliato non è mai quello definitivo. Perché appena ci si mette una medaglia al collo, già si pensa a come fare per conquistare quella successiva. Alex Schwazer ha tagliato molti traguardi e vinto molte medaglie. Ad un certo punto della propria carriera, ha fatto quello che fanno altri atleti: si è convinto che da solo non ce l'avrebbe fatta. E così, si è dopato. Si è fatto del male. Lo hanno scoperto. Si è fermato per poi rimettersi in marcia, letteralmente.

Il nuovo traguardo di Alex Schwazer è quanto di più olimpico esista: partecipare. Non vincere, quello magari verrà dopo. Adesso Alex è alla porta d'ingresso di Rio 2016. Ma prima dovrà passare dall'anticamera del Tas, l'arbitrato sportivo internazionale, che dovrà decidere se farlo passare o meno. Alex sa che dovrà metterci tutto il proprio orgoglio, la propria tenacia, per dimostrare di essere innocente. Dovrà marciare senza correre, cioè senza sgarrare: in gara hai due ammonizioni prima dell'espulsione, qui le ammonizioni le ha già usate tutte.

Non sarà facile. Perché Alex arriva al cospetto del Tas con un alone di mistero e complottismo, alimentati da alcuni punti che nella vicenda non quadrano. Proviamo a mettere in fila tutto. Schwazer è stato fino al 2012 il nostro miglior marciatore: un titolo conquistato su strada, grazie a quell'oro vinto a Pechino 2008. Prima di Londra, dove deve difendere la medaglia più preziosa, la notizia: eritropoietina. Epo. Una siglia che abbiamo imparato a conoscere negli anni, emersa in tante vicende di doping legato allo sport. Per dirla in termini tecnici, l'Epo è un ormone che serve a regolare l'eritropoiesi, cioè la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. Viene prodotto dal nostro corpo, ma se assunto in più in forma sintetica – cioè ricreato in laboratorio – può avere carattere dopante nel caso degli atleti: favorendo la produzione di eritrociti, cioè dei globuli rossi (le cellule del sangue adibite al trasporto dell'ossigeno), può aumentare l'apporto dell'ossigeno stesso ai tessuti agevolando il recupero per chi pratica sport.

Dunque Alex nel 2012 risulta positivo a questo ormone. Il marciatore, che fa parte del gruppo sportivo dei Carabinieri, viene escluso dai Giochi del 2012. Riconsegna pistola e tesserino, perde il contratto di sponsorizzazione con la Kinder. Ad essere coinvolta è anche l’allora fidanzata Carolina Kostner. Già, perché ai 3 anni e 6 mesi di squalifica, a Schwazer ne vengono aggiunti altri 3 mesi per aver costretto la pattinatrice a mentire, negando la sua presenza in casa per un prelievo dei propri campioni biologici. Così anche Carolina viene sanzionata: 1 anno e 4 mesi.

Il 29 aprile 2016 finisce la squalifica. Alex torna a Roma ed assieme ai compagni De Luca, Caporaso, Giupponi e Tontodonati si prende l’oro nella marcia nella Coppa del mondo. Con lui Sandro Donati, che gli ha dato la certificazione per gareggiare. E una nuova fidanzata. Non tutti gradiscono quel risultato. Per qualcuno la vittoria puzza. A cominciare dal secondo classificato di quella gara, che dice: «Mi ha battuto un baro». E il tempo (molto buono) di 3 ore e 39 minuti è stato sottolineato da Yohann Diniz, il primatista del mondo e campione europeo in carica, con un commento che si spiega da sè : «Avrei scommesso in una sua vittoria a Roma, ha dei bei resti, è l’effetto Obelix». Tutte considerazioni poco piacevoli, ma che possono starci quando un campione macchiato dall'onta del doping torna a gareggiare: più cerchi di mostrarti pulito, più ti attaccano.

Poi, a giugno, la notizia anticipata dalla "Gazzetta dell Sport": Schwazer è risultato ancora positivo. Il controllo è stato effettuato il primo gennaio del 2016 e, al primo test, il risultato è in realtà negativo. Così come è negativo a tutti e 15 i diversi test ai quali è stato sottoposto. La positività di quel campione (si parla di valori di testosterone 11 volte superiori alla norma) è arrivata in un secondo controllo, il controtest, effettuato tre giorni dopo la vittoria di Schwazer a Roma. Già questo basterebbe a far insospettire molti.

Il controllo è stato effettuato il 1° gennaio del 2016 e, al primo test, il risultato è in realtà negativo. Così come è negativo a tutti e 15 i diversi test ai quali è stato sottoposto. La positività di quel campione (si parla di valori di testosterone 11 volte superiori alla norma) è arrivata in un secondo controllo, il controtest, effettuato tre giorni dopo la vittoria di Schwazer a Roma. Già questo basterebbe a far insospettire molti.

Già, perché per Schwazer il lasso di tempo tra il prelievo e la notifica della positività è di sei mesi. E sono proprio le tempistiche a far temere il complotto, visto che stiamo parlando del 2016, cioè di un anno olimpico. La notizia arriva a Schwazer nemmeno due mesi prima dell'accensione della fiaccola a Rio de Janeiro. Poco, troppo poco per poter permettere all'altoatesino di imbastire una difesa convincente, completa. Eppure, alcuni dati basterebbero a spiegare quello che è già sotto gli occhi degli addetti ai lavori. Ad esempio, la Iaaf (ovvero la federazione mondiale di atletica) e la Wada (l'agenzia mondiale antidoping) hanno eseguito in una sola stagione ben 45 controlli sul marciatore azzurro. «Mai nessuno così. Schwazer oggi è l’atleta più controllato al mondo: i suoi dati biologici vanno ben oltre i parametri previsti dal cosiddetto “passaporto”; la variabilità fisiologica è così ben definita dal numero delle analisi (con riferimenti che neppure la Wada indaga), che sarebbe immediatamente individuato ove gli sbalzi fossero di poco superiori al consentito», spiega sul proprio blog il ben informato Eugenio Capodacqua. Il che di fatto potrebbe già servire a smontare quanto emerso dalle controanalisi che rivelano quel valore 11 volte così alto.

Un risultato, quello incriminato, che può essere stato influenzato da diversi fattori. Il primo: la provetta è stata tenuta sotto lavorazione per ben tre giorni e non subito, come viene fatto per ogni atleta. Il secondo: perché alle controanalisi, effettuate ricordiamolo tre giorni dopo la vittoria di Roma, quella provetta non è stata incrociata con un'altra contenente un prelievo effettuato in gara, sempre come da procedura? Una anomalia non da poco: in quel controllo datato 10 aprile, il passaporto biologico non poteva essere validato, poiché mancava appunto un controllo effettuato in gara.

«La provetta a gennaio era negativa, Colonia l'aveva chiusa e pressioni esterne, secondo me con gravi errori procedurali, è stata fatta riaprire. Oggi non voglio fare nomi, ma basta ricordarsi cos'è accaduto tra marzo ed aprile di quest'anno quando c'è stata una violenta lite tra Wada e Sandro Donati. Una conflittualità che ha portato ad una serie di attacchi con destinatario Donati e successivamente la coppia», spiegava Gerhard Brandstaetter, legale di Schwazer, dopo la notizia di giugno. E qui si arriva ad un altro punto strano della vicenda, che alimenta la tesi del complotto: colpire l'atleta per prendere di mira, in realtà, il suo preparatore. Ovvero Donati, uno specchiato, specchiatissimo professionista che ha fatto della lotta al doping una ragione di vita e professionale. E che ha deciso di mettersi in gioco acccettando di seguire Schwazer.

«Prima della gara incriminata ho ricevuto una telefonata in cui si consigliava di far arrivare secondo Alex. C'è gente che vuole condizionare i risultati», aveva rivelato Donati dopo la positività del suo assistito. Telefonate il cui contenuto è stato svelato da Repubblica e che riportano le richieste fatte a Donati dal giudice internazionale di marcia Nicola Maggio di non far vincere Schwazer in due gare, a Roma e La Coruna. Per questo la Commissione antimafia della Camera dei Deputati lo ha chiamato a rendere conto di quanto dichiarato. «Per me è il secondo agguato perché ne ho subito un altro 19 anni fa quando seguivo una ostacolista pugliese, Annamaria Di Terlizzi, e fu manipolata la sua urina. Stavolta, probabilmente, l'hanno fatta in maniera un po' più professionale», ha poi aggiunto.

Il giudice Maggio tempo fa è stato sospeso e poi riabilitato - per una storia non chiarita di risultati da lui probabilmente alterati - da chi si occupa della gestione dei giudici internazionali. Ovvero da Maurizio Damilano, fratello di Sandro, allenatore dei marciatori cinesi che Schwazer avrebbe dovuto lasciar vincere nalla gara spagnola.

"Prima della gara incriminata ho ricevuto una telefonata in cui si consigliava di far arrivare secondo Alex. C'è gente che vuole condizionare i risultati"

Sandro Donati

L'ultimo step della vicenda è la notizia della negatività a un test a sorpresa effettuato il 22 giugno, l'ennesimo firmato Iaaf-Wada e soprattutto l'ennesimo a dare quel risultato. Ora il tutto verrà portato davanti ai giudici del Tas a Rio. Come si legge in un comunicato apparso sul suo sito, Alex "ha dovuto accettare, pur consapevole della precarietà istruttoria di un tale processo, le condizioni imposte dalla IAAF per un procedimento accelerato, con udienza davanti al TAS a Rio, testi collegati solo via Skype, con giudizio pieno nel merito in 1/2 giorni". Dunque entro il 10 Schwazer saprà che ne sarà di lui. Sportivamente, ma non solo.

Auguri, Alex.

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