Marijuana, se Don Winslow dà ragione a Giovanardi

In un articolo su Esquire lo scrittore americano analizza l’epidemia di morti per eroina negli Usa degli ultimi anni, e ha una spiegazione: colpa della legalizzazione della marijuana

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16 Agosto Ago 2016 0800 16 agosto 2016 16 Agosto 2016 - 08:00

Ebbene, la marijuana legale, almeno negli Stati Uniti, ha portato a una epidemia di morti per overdose di eroina. Non lo dice Donald Trump, non lo dice Carlo Giovanardi, ma lo dice lo scrittore americano Don Winslow, autore de Il potere del Cane e Il cartello, romanzi che studiano e raccontano il mondo e dei cartelli messicani, che proprio sul traffico di droga fanno gran parte dei profitti.

Lo scrive in un articolo pubblicato su Esquire. Alla prima legalizzazione, avvenuta nel 2012 in Colorado, è conseguente il boom della nuova eroina. Le cause sono economiche e politiche, e non sempre semplici da ricostruire. C’entrano gli arresti e le finte evasioni del Chapo Guzman, capo del cartello dei Sinaloa, c’entra il calo dei profitti dei cartelli successivo alle decriminalizzazioni delle droghe leggere, c’entra l’ingresso in scena di una nuova forza criminale, i Jalisco, che mira a sostituirsi al vecchio cartello dei Sinaloa (con el Chapo, stavolta, davvero fuorigioco) e mette in circolo una nuova droga, più pura e più potente. Le conseguenze? Il picco di morti nel 2014, e quelli successivi.

“Ok, lo sto per dire: l’epidemia di morti per eroina fu causata dalla legalizzazione della marijuana”. Così dice Don Winslow, che continua: “Abbiamo voluto l’erba legale, e in gran parte ci siamo riusciti. Quattro stati l’hanno legalizzata del tutto, altri l’hanno decriminalizzata. In molte giurisdizioni la polizia si rifiuta di applicare le leggi che penalizzano chi le spaccia, creando una legalizzazione de facto. Buone notizie, no?

Sì, ma non per tutti. In particolare, non lo sono “per il cartello dei Sinaloa. L’erba, per loro, era un centro di profitto enorme. All’improvviso si sono ritrovati tagliati fuori dal mercato, non potendo più competere con la produzione americano: migliore, e con costi di trasporto e di sicurezza mille volte più bassi. In un anno il cartello ha visto crollare le vendite della marijuana del 40%, cioè ha perso miliardi di dollari”. Per loro “la marijuana messicana era diventata un prodotto senza valore. E così hanno smesso di produrla”. Altra buona notizia, no?

No. I cartelli, con Guzman ancora al potere, hanno deciso di inserisi mondo degli oppioidi, producendo una nuova eroina, più potente e meno costosa. “I cittadini americani dipendenti dall’Oxycontin [un farmaco a base di ossicodone] spendevano almeno 30 dollari a dose, Ne volevano almeno dieci al giorno”. Inserendo nel mercato un nuovo prodotto, più forte e a dieci dollari a dose, avrebbero sbancato.

“Il cartello dei Sinaloa ha deciso di battere sul prezzo le aziende farmaceutiche. Hanno aumentato la produzione dell’eroina messicana del 70% e hanno aumentato il suo livello di purezza, chiedendo aiuto ai cuochi colombiani. Hanno creato un’eroina forte come quella asiatica. Quello che vendevano prima era puro al 46%, ora lo è al 90%”. Con un prezzo bassissimo.

Hanno anche approfittato di un’altra circostanza favorevole: “Le istituzioni americane, spaventate dal numero sempre più alto di morti per overdose da oppiodi farmaceutici (165mila dal 1999 fino al 2014) hanno deciso un giro di vite sulla distribuzione legale e illegale, aprendo un’autostrada per l’eroina messicana”. Insomma, nuovi prodotti e mercati liberi: la condizione ideale. Con conseguenze, però, drammatiche: i consumatori furono presi di sorpresa, le dosi erano più forti e, in molti casi, lo furono troppo: molti morirono.

“Alla fine, le morti per overdose sono balzate alle stelle. Raddoppiando dal 2000 al 2014: in America sono morte più persone per overdose nel 2014 che in ogni altro anno: 47.055”. Tra queste, anche Philip Seymour Hoffman, “proprio nel momento del picco”. A fare i conti, “sono 125 al mese, cinque all’ora, un tasso di decessi molto simile al picco dell’epidemia dell’Aids del 1995”.

L’articolo, molto più approfondito e ricco, si trova qui. Don Winslow spiega il suo punto di vista anche in questa intervista video, rilasciata per la Cbn:

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