Olimpiadi, chi era il campione dei campioni: Leonida di Rodi

Phelps avrebbe infranto il suo record, imponendosi in più gare e vincendo più medaglie. Un primato durato quasi duemila anni, ma che ancora oggi non sarebbe poi così facile battere

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16 Agosto Ago 2016 1159 16 agosto 2016 16 Agosto 2016 - 11:59

Michael Phelps ha bruciato ogni record di medaglie vinte e i giornali americani si sono sperticati di lodi. Tutte meritate. Il New York Times, in particolare, ha fatto notare che prima di lui l’unico atleta (delle Olimpiadi) che si fosse imposto con la stessa regolarità in tante discipline diverse era Leonida di Rodi. Paragone piuttosto buffo, in primo luogo perché bisogna andare indietro di duemila anni per un confronto e poi perché le Olimpiadi greche, quelle vere, erano molto diverse rispetto a quelle moderne. C’erano altre discipline. E poi gareggiavano solo i greci.

In ogni caso: chi era Leonida di Rodi? Ai tempi, era una celebrità. I suoi record, menzionati ancora oggi, nell’epoca antica sembravano miracolosi. Riuscì a imporsi in quattro edizioni delle Olimpiadi di fila, vincendo ogni volta le tre gare in cui disputava: nel 164 a. C., nel 160 a.C., nel 156 a.C., e nel 152 a.C. Sedici anni di successi in discipline molto diverse: Leonida di Rodi trionfò nello stadion, cioè una corsa di velocità di circa 200 metri. Poi nel diaulos, che è un doppio stadion (andata e ritorno) e infine nell’oplitodromos, cioè la corsa con l’armatura.

Le tre gare richiedevano strutture fisiche diverse. La prima era improntata sulla velocità, la seconda e soprattutto la terza sulla resistenza. Portare un’armatura di corsa (spesso al caldo, e si toccava fino ai 40 gradi) non era semplice: ci voleva un fisico prestante e muscoloso, e non si credeva possibile che uno sprinter potesse partecipare e, addirittura, vincere. Leonida ci riuscì: non una volta, ma quattro. L’ultima, nel 152 a.C., quando aveva ben 36 anni. Un campione assoluto.

Rodi era, per le Olimpiadi, più o meno quello che la Jamaica è per la corsa. Poteva vantare una tradizione atletica di antica data, con numerosi vincitori delle edizioni delle Olimpiadi (ma anche di altri giochi). Il campione dell’antichità non poteva che venire da lì. Di lui non si sa nient’altro: né le origini, né il mestiere. Solo che a Rodi gli era stata dedicata una statua, come raccontano, con una iscrizione particolare: “Aveva la velocità di un dio”. Non male. Chissà se, tra duemila anni, ci si ricorderà ancora di Phelps.

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