Come un libro d’arte sulla Siria è diventato un simbolo di protesta per la libertà

Si intitola Syria Speaks, e lo sfogliava in volo una donna inglese, poi fermata dalla polizia perché il volume sembrava sospetto. Di fronte all’abuso, le proteste hanno reso il libro celebre (e richiestissimo), portando la tiratura alle stelle

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17 Agosto Ago 2016 0800 17 agosto 2016 17 Agosto 2016 - 08:00

In sé si trattava di una brutta notizia. Ma, come spesso accade, si è trasformata in una cosa molto buona: o meglio, molto redditizia. La vicenda capitata a Faizah Shaheen, psicoterapeuta inglese e musulmana, è finita su tutti i giornali del mondo. Durante il volo di andata per la sua luna di miele in Turchia, fu vista da uno dei componenti dell’equipaggio mentre stava sfogliando un libro illustrato sulle bellezze artistiche siriane. Il titolo era Syria Speaks, l’editore è la Saqi books. L’uomo ha pensato che la cosa fosse sospetta e l’ha segnalata alla sicurezza aeroportuale. Giorni dopo, quando al termine della vacanza la coppia è tornata in Inghilterra, la polizia ha provveduto a fermarli e a interrogarli. Un’enorme gaffe, una svista grave: ma il libro incriminato, a causa di questo incidente, è diventato famosissimo.

“La storia è diventata virale”, racconta Lynn Gaspard al Guardian, amministratrice della casa editrice. “e così abbiamo avuto una settimana molto intensa”. Le richieste del libro, un’antologia opere di 50 artisti e scrittori siriani, sono aumentate in modo vertiginoso (sempre nel contesto dei libri d’arte siriani). In pochi giorni hanno dovuto ristamparne altre 1000 copie e Amazon lo ha posizionato in 300esima posizione. Prima dell’incidente, era un libro che vendeva una o due copie al massimo a settimana.

“Sono così felice che la gente abbia deciso di leggerlo, a distanza di due anni dalla sua pubblicazione”, dice Gaspard. “Certo, mi dispiace per Faizah, quello che è successo è terribile”. Senza nessuna previsione, Syria Speaks è diventato un simbolo di libertà: chi lo compra lo fa per esprimere solidarietà alla donna e per protestare contro l’ottusità di certi controlli. Ma non c’è solo quello. Secondo Jo Glenville, direttrice del ramo inglese dell’associazione PEN, “il diritto di leggere un libro, non importa di cosa parli, è un fondamento essenziale della nostra libertà”.

A parte le belle parole e la retorica (quasi inevitabili in una vicenda come questa), una cosa importante c’è, e la spiega Gaspard. “La situazione in Siria è molto cambiata rispetto a due anni fa. Adesso è il caos completo. Ma queste persone, questi autori, sono ancora lì. E le loro voci vengono silenziate”. Per la casa editrice, allora “è un privilegio essere associati con questo libro. Non c’entrano i soldi, ma c’entra il fatto di riuscire a diffondere quello che c’è scritto. La possibilità di rendere mainstream queste voci”. E in questo momento così difficile, non può che essere vero.

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