Sorpresa: il burkini non piace nemmeno ai musulmani salafiti

È roba da stranieri, da infedeli, da ignoranti e da wahabiti. Il mondo integralista islamico boccia il nuovo indumento da mare per le donne pudiche

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18 Agosto Ago 2016 1049 18 agosto 2016 18 Agosto 2016 - 10:49

Fermi tutti: il burkini non va bene a nessuno, nemmeno ai musulmani integralisti. La questione, che ha ridato vita alle esangui pagine dei giornali agostani, si infittisce di un nuovo capitolo. Da un lato c’è il premier francese Manuel Valls, che lo rifiuta senza se e senza ma appellandosi, con coerenza, alle leggi dello Stato francese. Dall’altro c’è Angelino Alfano, che tira in mezzo la libertà di culto e, in un modo e nell’altro, lo considera tollerabile. Con lui ci sono vari imam milanesi, ch lo invocano come diritto / forma di rispetto. E infine, tanto per complicare le cose, ci sono i salafiti – cioè i super-integralisti del Corano, gli islamici duri e puri.

Come aveva già segnalato tempo fa sul suo account twitter, Abu Hammâd Sulaiman Al-Hayiti, esponente di spicco dei salafiti di Montreal, il burkini è un falso problema: non può essere permesso (e fanno bene in questo senso le leggi che lo proibiscono) perché è contrario alla Sharia. Così semplice.

E non si spiega tutto questo baccano sulla questione, che interessa così tanto i kouffar (cioè gli infedeli). Il jilbaab deve coprire tutto, della donna, salvo le mani e il viso. Deve essere spesso e ampio, per rendere agevoli i movimenti. Il burkini non lo fa. E poi, perdiana, non ci si fa il bagno vestiti.

Il burkini piace solo “agli Ikhwan e agli ignoranti”.

Ch sono gli Ikhwan? Il riferimento è a una setta/milizia wahabita che, nel corso del ’900, ha contribuito alla salita al potere della casa reale dei Saud. In generale, adottano una visione purista e integralista dell’Islam. Dopo aver conquistato il territorio dell’Arabia, sono cominciati i primi dissidi tra elementi ultraintegralisti delle milizie e il nuovo monarca, accusato di essersi piegato in modo indecoroso verso il modernismo (ad esempio adottando il telegrafo). Gli scontri sono culminati nella battaglia di Sabilla, nel 1929, in cui Saud (aiutato dall’esercito inglese) ha sopraffatto i ribelli. È seguita una politica di punizione (per i leader) e di perdono (per chi era rimasto in disparte). Il grosso degli Ikhwan poi è defluito nella Guardia Nazionale.

Insomma, il burkini non è espressione dell’Islam, dicono gli islamici. Ma di una particolare setta, quella dei wahabiti. Cose su cui ragionare.

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