La prossima regina della canzone italiana? Si chiama Jessica Lorusso (e noi ve lo diciamo per primi)

A Vasto, Chieti, tutto è dedicato a Gabriele Rossetti, un poeta e patriota. Suo figlio fu un pittore preraffaellita nella Londra ottocentesca. Oggi però a Vasto vale la pena di parlare della cantante Jessica Lorusso e del musical che potrebbe vederla in scena

Vasto

Punta Aderci, a Vasto (Chieti) (foto Antonio Castagna / Flickr Creative Commons)

20 Agosto Ago 2016 0929 20 agosto 2016 20 Agosto 2016 - 09:29

Tracce di Rossetti. Questo pezzo si dovrebbe intitolate così. Tracce di Rossetti. Un modo per omaggiare un maestro, Greil Marcus, e uno dei punti focali dei Critical Studies, e al tempo stesso una scorciatoia per introdurre uno degli ingredienti fondamentali di questo pezzo, i Rossetti, appunto.

Confesso una mia mancanza. Di storia dell'arte so poco. O meglio so cose, ma senza un criterio. A scuola, complice un professore svagato e correo il noiosissimo Argan, mi ci sono sempre applicato poco. Quindi, quando per la prima volta ho messo piede a Vasto, provincia di Chieti, ignoravo chi fossero i Rossetti. Accadeva negli anni Ottanta e l’anagrafe giustificava in parte questa mia lacuna. Il fatto è che, se Vasto fosse usata come parametro per quantificare la notorietà dei suddetti Rossetti, ignorare la loro esistenza sarebbe un po’ come non sapere di un certo Dante o di un certo Leopardi. A Vasto, infatti, c'è piazza Rossetti, il Teatro Rossetti, Palazzo Rossetti, e tutta una infinità di location dedicate al più famoso dei cittadini. Il Rossetti in questione, mi hanno subito spiegato, è il famosissimo poeta e patriota vastese Gabriele. Di cui, ça va sans dire, non avevo mai sentito parlare. Del resto, all'epoca, non avevo mai sentito parlare neanche di Greil Marcus. Incuriosito ho provato a sopperire alle mie mancanze, ma negli anni Ottanta internet era per pochissimi quindi mi sono tenuto le mie lacune. Col tempo, va detto, di questo Rossetti non ho mai sentito parlare, fuori di Vasto. Colpa mia, suppongo.

Dopo qualche anno, però, sono incappato in un altro Rossetti, in tutt'altra location. Interno giorno, sono alla Tate Gallery di Londra. Ci sono venuto perché c’è una vasta gamma di pitture di Turner, dedicate al Tamigi. Ma la mia attenzione viene rapita dalla sala dedicata ai preraffaelliti. Ci sono le opere di Gabriel Dante Rossetti, che di questo gruppo di artisti che in epoca vittoriana sono andati a cercare il bello nella pittura passata, prima di Raffaello, appunto, è il capostipite. E ci sono le opere dei suoi confratelli. Passo qualche ora in questa sala, rapito soprattutto da un'opera che non è di Rossetti, ma che ha apparentemente la stessa musa. Tutte le opere dei preraffaelliti sembrano avere una sola musa, infatti, una ragazza dai capelli rossi, bellissima. Il quadro che mi rapisce, e che mi porterà a passare in questa sala qualche ora in ogni mia visita londinese, nel corso dei decenni, è l'Ofelia di Millais. Lei, la musa, ma questo lo scoprirò solo anni dopo, è Elizabeth Siddal, detta Lizzie. Di Gabriel Dante Rossetti Lizzie non sarà solo musa, ma anche moglie e moglie tradita. Proprio l'Ofelia sarà, in qualche modo, il suo atto d'amore e d'addio al marito fedifrago. Rossetti, infatti, dopo averla a lungo amata e tenuta a bordo campo, lei di più basso lignaggio rispetto a lui, la sposerà salvo poi tradirla con un'altra donna dai capelli rossi, Jane Burden, a sua volta moglie del preraffaellita William Morris e destinata a diventare sua musa. Ferita nel cuore, Lizzie, vuole la leggenda, poserà ore e ore per Millais, immersa in una vasca, così da poter diventa Ofelia nel dipinto. Ore e ore nell'acqua presto diventata gelata, quindi fatale per i suoi polmoni, presto minati dalla tisi. Tisi e laudano, droga di cui era cultore proprio Rossetti, una sorta di rockstar ante litteram, le saranno fatali.

Suicidarsi lentamente, posando per un'opera che offuscherà l'arte dell'uomo che hai sempre amato, se non è un'uscita di scena degna di nota questa. Rossetti, disperato per la morte, la farà seppellire nel cimitero di Holborn, quartiere in cui tutti i preraffaelliti vivevano. A Red Lion Square, cuore di Holborn, era stato riesumato e impiccato il cadavere di Cromwell, reo di aver minato, per poco, la Corona. Al cimitero di Holborn verrà riesumata Lizzie Siddal. Rossetti, infatti, vera rockstar tutta eccessi e emotività, ribadiamolo, alla sua morte fece seppellire con la sua amata anche tutte le sue poesie, in copia unica. La dipendenza dal laudano, però, piuttosto esosa, lo porterà a voler rientrare in possesso delle proprie opere per poterle pubblicare e far fruttare. All'apertura della cassa, vuole sempre la leggenda, i capelli rossi della Siddal avevano riempito tutta la bara, continuati a crescere anche post mortem. Gabriel Dante Rossetti, per la cronaca, è uno dei quattro figli dell'esule Gabriele, cui tutta Vasto è dedicata. Grande artista e grande stronzo, si direbbe.

Quando per la prima volta ho messo piede a Vasto, provincia di Chieti, ignoravo chi fossero i Rossetti. A Vasto c'è piazza Rossetti, il Teatro Rossetti, Palazzo Rossetti, e tutta una infinità di location dedicate al più famoso dei cittadini. Ma di Rossetti ce ne sono tanti

Questa e altre storie sui preraffaelliti e su Rossetti le ho conosciute anni dopo la mia prima visita a Vasto, cittadina in cui vengo tutte le estati da allora. Le ho conosciute tramite il fumettista Alan Moore, uno dei più immaginifici e geniali di sempre, ormai passato totalmente alla magia. Ne parlò proprio in un libretto in cui raccontava di questo suo passaggio dal fumetto alla magia, avvenuto pubblicamente in un evento organizzato proprio a Red Lion Square, quella piazza di Holborn. Il libro si chiamava Serpenti e scale e citava a più riprese Iain Sinclair e la psicogeografia, disciplina che collega storie e luoghi e che praticavo a mia insaputa da sempre. Quello che state leggendo, per dire, è un reportage psicogeografico, un andare alla deriva, da flaneur, alla Guy Debord, o anche prima, alla Walter Benjiamin.

Volessi proseguire flaneureggiando su Vasto, visto che sono partito da un intellettuale ricco come Rossetti, la cui progenie, Gabriel Dante e sua sorella Christine, una delle poetesse inglesi più importanti, ha trovato fama in Inghilterra, potrei azzardare un parallelo con Pietro Di Donato, altro vastese di nascita, che ha trovato fama altrove, stavolta negli Usa. Tutta diversa la sua storia, emigrato povero in America, diventato manovale e diventato famoso con un romanzo che di quel l'esperienza parla, Cristo di cemento. Molto più vastese, come storia, di quella di Rossetti, la sua. Ché da queste parti di migranti ce ne sono stati tanti, ricordati dal simbolo della città, la statua di una bagnante messa su uno scoglio, chiamata a che la Sirenetta. Sirenetta recentemente diventata simbolo di un Festival che si tiene qui, il Siren Festival, che alla terza edizione è già diventato uno dei più importanti di Italia, in ambito rock. Un festival voluto da un americano capitato da queste parti in vacanza e innamoratosi di questa terra. Quindi musica, il mio pane. E torniamo ai Critical Studies, a Tracce di Rossetto di Greil Marcus, che in quel libro non si occupa di Gabriel Dante Rossetti quasi inspiegabilmente. Qui, a Vasto, di musica ce n'è tanta, come in tanti luoghi balneari, spesso musica estiva, non esattamente di cui valga la pena scrivere. Ma io sto flaneureggiando. Ho seminato indizi, storie, nomi, suggestioni. Ora faccio un piccolo passo indietro, prima del colpo di scena finale.

Dopo qualche anno sono incappato in un altro Rossetti. Interno giorno, sono alla Tate Gallery di Londra. Ci sono venuto perché c’è una vasta gamma di pitture di Turner, dedicate al Tamigi. Ma la mia attenzione viene rapita dalla sala dedicata ai preraffaelliti. Ci sono le opere di Gabriel Dante Rossetti

Anni fa ho dedicato molto del mio tempo a un'opera, una sorta di work in progress che partiva da una mia necessità personale, e familiare.
Mia figlia Lucia, eravamo nel 2010, nove anni, stava crescendo e io, da scrittore, mi trovavo a corto di parole per raccontarle quel suo cambiamento. Così ho chiesto a un gruppo di cantautrici, il cantautorato femminile è sempre stata la mia passione, come i miei precedenti lavori con Cristina Donà, Malika Ayane e L'Aura stanno a dimostrare, ho chiesto a gruppo di cantautrici, dicevo, di scrivere una canzone a partire da una parte del corpo, per raccontare a Lucia cosa volesse dire essere donna. Era il periodo delle Olgettine, del Corpo delle donne, insomma, a partire da una vicenda che stava capitando dentro casa mia ero sul pezzo. Il progetto si intitolava, si intitola Anatomia Femminile, e ha visto la luce in due tranche. Oltre cinquanta cantautrici, oltre cinquanta canzoni. Tante foto. Tanti disegni. Per accompagnare la seconda uscita, Anatomia Femminile 2.0, uscita a inizio 2014, ho scritto un testo, pensandolo come testo teatrale. Una sorta di testo destinato, nel boschetto della mia fantasia, a diventare una sorta di musical rock e minimale. Il titolo era I piedi nudi di Amanda Palmer, i capelli rossi di Elizabeth Siddal. Due storie, quelle delle due artiste citate, che raccontavano in modo un po' strampalato la stessa storia delle canzoni del progetto, il corpo femminile. Più volte ho pensato di realizzare quel musical, ma non ho mai trovato davvero la protagonista che potesse incarnare i due personaggi, visto che di doppio monologo si tratta. Una cantante, quindi, ma anche un'attrice, volendo anche una ballerina. Quando deve arrivare arriverà, mi sono sempre detto, psicogeografico.

Torniamo a Vasto. Torniamo a mia figlia Lucia, involontariamente motore di questa storia (anche io, come Gabriele Rossetti, ho quattro figli, come lui due maschi e due femmine). Lucia compie gli anni l'8 agosto. Noi, in genere, il giorno del suo compleanno lo passavamo all'Aquafan di Riccione, per festeggiarla. Poi ci spostavamo a Vasto, dove passavamo i giorno intorno a Ferragosto. Da che sono arrivati gli ultimi figli, gemelli, quattro anni e mezzo fa, abbiamo spostato il nostro arrivo a Vasto a inizio agosto, e abbiamo iniziato a festeggiare il compleanno di Lucia nel parco acquatico che si trova all'ingresso della cittadina, L'Aqualand del Vasto. Un posto incredibile, perché gli scivoli e le piscine si trovano tra gli ulivi e la tipica natura di queste parti, in uno scenario mozzafiato. Qui, per allietare le giornate dei bagnanti, c'è un gruppo di animazione gestito da un talent scout milanese, Alex Procacci. Ogni giorno vanno in scena cinque musical, recitati, cantati e ballati da un cast che nulla ha da invidiare a quelli dei musical, settore nel quale da anni Procacci opera. Qui, un anno fa, ho trovato la mia Elizabeth Siddal. La mia Elizaehet Siddal nel senso di colei che, credo, incarna alla perfezione i due personaggi del mio doppio monologo, Lizzie, appunto, e la rockstar inglese Amanda Palmer, una che col corpo femminile ci lavora tutti i giorni. Si chiama Jessica Lorusso, la mia Lizzie, e l'ho sentita cantare sul palco dell'Aqualand, rimanendone rapito. Un po' come, credo, è successo a Millais con la Siddal, quando si è trattato di dipingere l'Ofelia, o un po' come era successo a Rossetti, anche se lì la musa coincideva con l'amata, e non è questo il caso.

Mi trovo a gridare a gran voce il nome di Jessica Lorusso, la prossima protagonista de I piedi nudi di Amanda Palmer, i capelli rossi di Elizabeth Siddal, se mai troverò un produttore teatrale

Jessica Lorusso (foto tratta dalla pagina Facebook della cantante)

Immaginatevi la scena. Siete distrutti da non so quanti scivoli e tuffi e peripezie fatti sotto il sole. Vi sedete nell'arena del parco e inizia lo show finale. C'è una ragazza, molto giovane, che esce come fosse una aliena. Interpreta proprio una aliena, infatti. Sta interpretando una nota scena del Quinto elemento di Luc Besson. Canta un'aria della Lucia di Lammermoor di Donizetti, che poi diventa un brano dance. La voce incanta, rapisce, devasta. Vado in estasi. La ragazza è bravissima a cantare, e sa anche recitare e ballare. Torno a vederla. Stesso risultato. Dopo questa prima esperienza a Vasto, in cui ho pubblicamente dichiarato il mio innamoramento per la sua voce, indosserà i panni della suora nella versione della Compagnia della Rancia di Saverio Marconi di Sister Act, poi è andata i tour in giro per il mondo con Eros Ramazzotti. Ora, in attesa di riprendere quell'esperienza, è di nuovo qui. E io sono di nuovo seduto nell'arena dell'Aqualand del Vasto, rapito da quella voce. Se la prima volta ho dichiarato il mio rapimento, stavolta ho capito. Ho riconosciuto in lei la statura della grande artista, e visto che ho grande stima anche di me, mi sono visto come Truman Capote che incontra Marlon Brando. Di più, come Truman Capote che balla con Marilyn Monroe, nella nota foto. Sia come sia io mi vedo come Truman Capote, tocca farci i conti. Per il resto, lo so, sono tanto cattivo quando si tratta di stroncare il big di turno quanto enfatico nel cantare le bravure di artisti alle prime armi. Questo fa sì che l'enfasi si stemperi sempre un po'. Ma se ho speso tante belle parole per Chiara Dello Iacovo durante Sanremo, arrivando a candidarla al Premio Tenco, e se ho praticamente creato un precedente giuridico, andando a fare un clamoroso Endorsement a Alice Paba durante l'ultimo The Voice, ora mi trovo a gridare a gran voce il nome di Jessica Lorusso, la prossima protagonista de I piedi nudi di Amanda Palmer, i capelli rossi di Elizabeth Siddal, se mai troverò un produttore teatrale. Lo faccio qui, su Linkiesta.it, dove sono arrivato seguendo un percorso molto psicogeografico. Esattamente quando ho cominciato a lavorare a Anatomia femminile, nel 2010, usciva il mio libro più psicogeografico di sempre, Tangenziali. Si trattava di un viaggio fatto intorno a Milano, appunto lungo e nei pressi delle tangenziali, fatto e scritto col collega Gianni Biondillo, nostra versione del London orbital di Iain Sinclair. Di questo libro Biondillo ha parlato mesi fa su queste pagine, e in quell'occasione ho scoperto che qui lavorava mastru Bruno Giurato, conosciuto anni addietro proprio mentre Anatomia femminile usciva. Piccola notazione psicogeografica, io, Gianni Biondillo abitiamo a grandi linee in quello che oggi viene descritto come No-Lo, la zona di tendenza a Nord di Loreto, nome che fa ovviamente il verso al ben più noto SoHo, che guarda caso sta per South of Holborn. Comunque, grazie alla psicogeografia ci siamo ritrovati e da cosa è nata cosa, e eccoci qui.

Eccomi qui, a parlare di Vasto, di psicogeografia, di Gabriel Dante Rossetti, di Alan Moore, di Elizabeth Siddal e dell'increrdibile voce di Jessica Lorusso, di Truman Capote.

In tempi di crisi come questo, in tempi di violenza come questi, di terrore, l'unica via di scampo è cercare la bellezza. Io l'ho trovata in una voce e l'ho trovata a Vasto, andando alla deriva.

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