La farsa di Ventotene

Hanno detto tutte cose sacrosante, Renzi, Merkel e Hollande, nel vertice trilaterale a largo dell'isola in cui fu scritto il manifesto che diede vita all’idea di Europa unita. Peccato che siano state solo parole al vento

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VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

23 Agosto Ago 2016 0812 23 agosto 2016 23 Agosto 2016 - 08:12

Da europeisti convinti quali siamo, dovremmo essere entusiasti dell’incontro organizzato a Ventotene dal premier italiano Matteo Renzi con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese François Hollande. I tre Paesi fondatori della Comunità Europea, che si incontrano per rilanciarne l’azione sull’isola in cui Altiero Spinelli scrisse il suo manifesto per un Europa unita e libera. E lo fanno dicendo che «l’Europa è la soluzione, non il problema» (Renzi), che «l’idea di una difesa comune oggi assume una veste essenziale» (Hollande), che «bisogna riflettere» su come «portare avanti investimenti pubblici» che «aiutino Italia e Francia a crescere» (Merkel). Cosa si può desiderare di meglio?

Ecco, forse è proprio qua, il problema. Che tutti e tre hanno detto quel che speravamo dicessero. Che sembrerebbe abbiano fatto cadere i veti su flessibilità, esercito europeo, cooperazione nella gestione dei migranti. Più in generale che ognuno dei tre leader abbia finalmente compreso che il futuro non è più un derby tra Italia, Francia e Germania, bensì una sfida geopolitica e geoeconomica che coinvolge gli Stati Uniti d’America, la Cina, la Russia, il Medio Oriente, l’Africa e, per l’appunto, l’Europa. Che la prospettiva è la ever closer union. O, se preferite le parole di Altiero Spinelli, «un largo stato federale».

Il contesto e la realtà, come al solito, si incaricano di far scemare l’entusiasmo. Nessun altro Paese europeo, infatti, sembra granché interessato a seguire i tre fondatori. Non a est, dove non c’è Paese che non sia contrario alla flessibilità sui conti pubblici e a una soluzione unitaria del problema dei profughi. Non la Spagna, che ancora non ha un governo. Non l’Olanda e l’Austria in balia degli ultra nazionalisti di destra. Piccola postilla: i trattati europei, da Maastricht in poi, non consentono di fare un bel nulla di quel che Renzi, Merkel e Hollande hanno prefigurato, senza unanimità dei 27 Stati membri. Auguri, insomma.

Dietro ai simboli e alle belle parole pronunciate sulla portaerei Garibaldi, insomma, non c’è nulla, o quasi. Non pare esserci un’idea di come arrivare all’obiettivo, modificando o meno i trattati, con un’Europa a una o a due, o a tre velocità. Non pare nemmeno esserci alcuna scadenza, né tantomeno una chiara road map. E nemmeno la comprensione reale di cosa stia davvero distruggendo l’Europa

La cosa buffa, poi è che nemmeno Merkel, Hollande e Renzi sembrano poi crederci più di tanto a quel che hanno detto. Fa sorridere Renzi quando dice che l’Europa è l’alibi perfetto e poi finisce per dare la colpa di ogni guaio economico dell’Italia alle regole europee, dal fiscal compact, al bail in. Fa sorridere pure Hollande quando parla di cooperazione per risolvere la questione profughi, lui che ha chiuso a doppia mandata la frontiera di Ventimiglia con l’Italia, solo un’estate fa. E fa sorridere anche Merkel - sicuramente la più coerente e concretamente europeista dei tre - mai in prima fila nel prendersi la responsabilità di guidare l’Unione verso un futuro più unito, nonostante la chiara egemonia tedesca lo renda di fatto ineluttabile.

Non bastasse, quelli che si sono incontrati a Ventotene sono due tre leader politici fragili in patria, perlomeno non all’apogeo della loro parabola politica. Hollande ha un piede e mezzo fuori dall’Eliseo e c’è chi dice che il Partito Socialista nemmeno lo ricandiderà, alle presidenziali del 2017. Renzi è a un passo dal referendum-all in che rischia di farlo declinare con la stessa velocità con cui era asceso. Anche su Angela Merkel girano voci di una ricandidatura alla cancelleria - sarebbe la quarta - ancora in forse. I sondaggi, nel frattempo, dicono che persino una coalizione tra Cdu/Csu e la Spd faticherebbe ad arrivare al 50% dei consensi.

Dietro ai simboli e alle belle parole pronunciate sulla portaerei Garibaldi, insomma, non c’è nulla, o quasi. Non pare esserci un’idea di come arrivare all’obiettivo, modificando o meno i trattati, con un’Europa a una o a due, o a tre velocità. Non pare nemmeno esserci alcuna scadenza, né tantomeno una chiara road map. E nemmeno la comprensione reale di cosa - al di là delle chiacchiere da bar su tecnocrazie e austerità - stia davvero distruggendo l’Europa

E dire che Spinelli, Rossi e Colorni lo avevano spiegato piuttosto bene, nel manifesto che tutti citano e che in pochi hanno letto davvero: «Le forze conservatrici [...] e i loro quadri abili e adusati al comando [...] si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia - c’è scritto -. Il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello Stato nazionale». In altre parole, se l’odierna Unione Europea è diversa da quella immaginata da Spinelli e Rossi è perché è ancora molto più dipendente dai voleri degli Stati nazionali che la compongono e delle loro ventisette, distinte, opinioni pubbliche. Italia, Germania e Francia compresi. Noi ci crediamo a un’Europa libera e unita. Ma voi, cari Renzi, Merkel, Hollande, avete capito chi deve fare un passo indetro?

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