Il caso Moczarski, l’eroe della resistenza finito in galera con un nazista

Kazimierz Moczarski combatteva, in modo clandestino, l’occupazione tedesca della Polonia. Finita la guerra, viene messo in prigione dal nuovo potere stalinista. Dovrà condividere la prigione con Jurgen Stroop, capo delle SS e responsabile della distruzione del ghetto di Varsavia

Schermata 2016 08 22 A 22
24 Agosto Ago 2016 0830 24 agosto 2016 24 Agosto 2016 - 08:30

Tra le migliaia di storie che si dipanano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, una delle più note e tragiche è quella di Kazimierz Moczarski, scrittore polacco e membro dell’esercito, grande rappresentante della resistenza anti-nazista, finito in prigione negli anni del dominio comunista.

La sua storia si può dividere in due periodi: nel primo, dopo la caduta di Varsavia e la capitolazione della Polonia sotto il potere tedesco, Moczarski passa dalle truppe dell’esercito regolare polacco al movimento di resistenza clandestina. I suoi compiti erano due: animare la propaganda anti-tedesca, attraverso giornali e radio, e guidare la squadra di Sabotaggio, con l’obiettivo di uccidere membri della Gestapo, collaborazionisti e informatori. Un compito in cui eccelleva.

Il secondo periodo, invece, comincia con dopo la fine della guerra. La Germania capitola, la Polonia finisce nelle mani di Stalin e l’esercito di resistenza di Moczarski, che si era opposto all’insediamento dei comunisti, viene dissolto e disperso. Moczarski viene catturato, processato e condannato a morte in quanto considerato soggetto pericoloso. Era il 1946.

Moczarski passerà in prigione dieci anni: in questo periodo sarà sottoposto a 49 diverse forme di tortura, che descriverà nel suo libro di memorie Conversazioni con il boia, tra cui il metodo Zakopane, cioè la privazione del sonno in una cella in cui è impossibile sdraiarsi, con percosse a tempi regolari. In più, per colpire la sua tenuta psicologica, verrà messo in cella per nove mesi con due esponenti delle SS, suoi acerrimi nemici: Gustav Schielke e, soprattutto, Jürgen Stroop, responsabile della distruzione del ghetto di Varsavia (in risposta alla rivolta del 1943), con l’uccisione di 50mila persone. È qui che cominciano le conversazioni da cui prende il titolo il libro di Moczarski.

Nel marzo 1952 Stroop verrà giustiziato, e pochi mesi dopo Moczarski sarà condannato a morte in quanto “nemico dello Stato”. La condanna sarà poi commutata a carcere a vita (senza che gli venisse comunicato) e poi, nel 1956, in seguito all’Ottobre Polacco del 1956, con l’inizio della de-stalinizzazione, sarà del tutto cancellata. Moczarski verrà rilasciato e potrà tornare alla vita di sempre.

La storia è raccontata in questo stupendo cortometraggio animato, creato da Fumi. Si intitola Moczarski’s case. Con una musica violenta e allucinata si seguono tutte le fasi delle due vite di Moczarski, dalla guerra contro i nazisti all’imprigionamento sotto Stalin, fino all’incontro con il boia. E poi, per fortuna, la liberazione.

Potrebbe interessarti anche