Terremoto, il sindaco di Accumoli: «Qui non c'è più futuro»

Per le vie del paese dove si contano i morti e si cercano i dispersi. Un soccorritore: «Il mio nome? Lasci stare, qui i nomi non contano»

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24 Agosto Ago 2016 1540 24 agosto 2016 24 Agosto 2016 - 15:40

Da Accumoli (Rieti)

Luciano, sessantacinque anni, lo tirano fuori dalle macerie alle 12.30. È rimasto sotto i detriti della sua casa per oltre nove ore. Alla fine non pensavano di trovarlo vivo. La scossa di terremoto che questa notte ha colpito Accumoli, il paese del reatino epicentro del sisma, lo ha sorpreso mentre dormiva. Ed è stato proprio il letto a salvarlo, raccontano i soccorritori. Ci hanno messo sei ore per raggiungerlo. Dopo aver scavato oltre due metri di mattoni e calcinacci a mani nude, lo hanno trovato sotto al materasso, che lo ha protetto dal crollo del palazzo. Qui intorno non tutti hanno avuto la stessa fortuna. Mentre proseguono le ricerche dei dispersi, nell’area che arriva fino ad Amatrice si contano già 28 morti.

Accumoli è un paese abbarbicato sull’Appennino ad oltre 800 metri di altitudine. D’inverno ci vivono seicento persone, qualcuna di più d’estate. Per arrivare dalla Salaria bisogna salire alcuni tornanti di una stretta sarda secondaria. Fin dalle prime luci dell’alba l’atmosfera è spettrale. Poche case segnate da crepe profonde. Per proseguire bisogna superare i detriti delle abitazioni e i massi franati dalla montagna. Tutto intorno sono ancora accesi i fuochi di chi ha trascorso la notte all’aperto, fuggito subito dopo la prima scossa di terremoto. Una volta entrati in paese lo spettacolo lascia a bocca aperta. Il sisma ha lesionato profondamente le abitazioni. Alcuni edifici sbilenchi portano i segni delle scosse, eppure restano in piedi sfidando la forza di gravità. Ci si aspetta che crollino da un momento all’altro. Altri palazzi invece sono già franati. Il sindaco Stefano Petrucci stima almeno 2.500 sfollati in tutta la zona. «Il patrimonio edilizio è a terra - racconta - non vedo prospettive di futuro. Prima dobbiamo allestire delle tendopoli, poi inizieremo a contare i danni».

Il sindaco Stefano Petrucci stima almeno 2.500 sfollati in tutta la zona. «Il patrimonio edilizio è a terra - racconta - non vedo prospettive di futuro. Prima dobbiamo allestire delle tendopoli, poi inizieremo a contare i danni»

La prima scossa ha colpito poco dopo le tre di mattina. La seconda un’ora dopo. E con le prime luci del mattino sono arrivati soccorsi. La squadra cinofila della protezione civile è giunta in elicottero da Trento. Gli operatori girano tra le macerie con due cani neri, uno schnauzer e un labrador addestrati per trovare segni di vita sotto le macerie. Sono stati loro a individuare i primi morti. La tragedia si è consumata all’ingresso del paese, nell’ultima curva prima della piazza centrale. La grande casa bianca accanto alla stazione dei carabinieri è crollata, seppellendo tra le macerie un’intera famiglia. Padre, madre, e due figli di nove mesi e sette anni. I vigili del fuoco sono riusciti a tirare fuori i corpi solo dopo ore di lavoro.

Il terremoto non ha risparmiato nemmeno un angolo di Accumoli. Anche la strada porta i segni del sisma. Sull’asfalto un lungo squarcio largo diversi centimetri rende difficile l’ingresso in paese. Le vie sono ingombre di detriti, cumuli di macerie hanno reso inagibile buona parte del centro. A piazza San Francesco è crollato persino il piccolo monumento dedicato a Salvatore Tommasi, illustre cittadino e “genio del risorgimento”. Le lastre di marmo si sono sgretolate in mille pezzi, il busto è rotolato poco distante. Le porte di molti palazzi sono spalancate, le ha lasciate così chi è scappato di notte. Tra le macerie si riconoscono grondaie accartocciate e infissi di legno in frantumi. Dove sono crollati i muri, si intravedono cucine, bagni, camere da letto. È come una fotografia scattata nel momento del sisma. Anche la chiesa è stata completamente scoperchiata, sembra un giocattolo rotto. Il soffitto è venuto giù, manca una parte del tetto, l’ingresso è crollato. Da fuori si intravede il crocefisso dietro l’altare, caduto anche quello.

Neppure i segni del passato hanno resistito al sisma. La torre civica e il palazzo del podestà, costruiti nel XII secolo, sono seriamente danneggiati. Palazzo Marini, costruito nel Seicento, è crollato in parte. «Questa è casa mia - racconta la signora Bonamici, le mani tra i capelli - È distrutta». Anche lei, come gli altri, racconta di questa notte. Di come è riuscita a mettersi in salvo per un pelo, fuggendo nel sonno dopo la prima scossa. «Siamo usciti giusto in tempo». È la storia di quasi tutti. Chi non ha già lasciato il paese ne parla in piazza, dove è stato organizzato un punto di raccolta. Aspettano qui per tutta la mattina, mentre proseguono le scosse di assestamento. C’è chi è rimasto in pigiama, una coperta sulle spalle, molti piangono.

Luciano invece è stato portato a Rieti. Dopo essere stato estratto dalla macerie lo hanno trasportato in ospedale a bordo di un’ambulanza della croce rossa. La sua casa è la prima del paese, appena si arriva. A vederla adesso sembra impossibile che sia rimasto vivo. Il palazzo si è come svuotato. È rimasto il muro, un pezzo del tetto, ma dietro non c’è nulla. Solo detriti. Da porte e finestre si intravede la vallata sottostante. Per tirarlo fuori i soccorritori hanno lavorato oltre sei ore. Incastrati tra i calcinacci e le travi collassate. Hanno scavato a mani nude per evitare di provocare nuovi crolli. Senza fermarsi, continuando a tranquillizzare l’uomo sotto le macerie. «È stato vigile tutto il tempo» racconta a salvataggio avvenuto un operatore del soccorso alpino de L’Aquila, coperto dalla polvere. «ll mio nome? Lasci stare, qui i nomi non contano».

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