Fare le Olimpiadi contro il volere di Roma? Un’idea autoritaria e sciocca

Se è vero che il governo vuole bypassare il parere contrario di Virginia Raggi, è un errore da matita rossa. Perché sarebbe una figuraccia planetaria. E perché darebbe ragione a chi paventa una svolta autoritaria dell’esecutivo. Soprattutto, dopo il fallimento di Rio 2016

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GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

29 Agosto Ago 2016 1100 29 agosto 2016 29 Agosto 2016 - 11:00

Speriamo sia un pesce d’aprile fuori stagione, o una boutade giornalistica per riempire le pagine tardo agostane dei quotidiani, o una mossa negoziale per mettere un po’ di pressione sul Campidoglio. Perché, davvero, non ci potrebbe essere idea più assurda e autolesionista per il Coni e per il Governo di imporre le olimpiadi a Roma aggirando il volere della città. O, se preferite, di chi la città la amministra.

Riassunto delle puntate precedenti, vi foste persi qualcosa tra spiagge e rifugi: Virginia Raggi e il Movimento Cinque Stelle di sostenere la candidatura di Roma 2024 pare non ne vogliano proprio sapere. A metà settembre ci sarà un incontro Giovanni Malagò e Virginia Raggi, in cui la prima cittadina arriverà, si dice, con la richiesta che i Giochi non abbiano alcun costo, ma solo benefici, per la Capitale. Missione (quasi) impossibile, allo stato delle cose, anche con tutti i soldi che arriveranno dal Comitato Olimpico Internazionale - si parla di 1,6 miliardi di euro.

Perché non si è mai vista un’edizione dei giochi olimpici organizzata contro il volere della città ospitante. Perché farebbe riverberare a livello globale uno scontro istituzionale mai visto, tra uno Stato e la sua Capitale, non certo il miglior biglietto da visita per un Paese che vuole rilanciare la sua immagine. Perché in un momento in cui la campagna referendaria si accende sul rischio di deriva autoritaria, imporre qualcosa di tanto sfidante come una candidatura ai giochi olimpici rischia di dare ragione a chi sta facendo campagna per il No

Le motivazioni della Raggi - se saranno confermate da dichiarazioni ufficiali - sono cristalline. I conti economici delle città che hanno ospitato qualunque edizione dei giochi olimpici - Los Angeles esclusa, buon ultima Rio de Janeiro - sono rossi come il fuoco. E Roma è una città che già oggi piange miseria e ha bisogno di importanti interventi sull’ordinario, dalle buche nelle strade a una raccolta dei rifiuti degna di questo nome. A ciò si aggiunge la triste cronistoria dei grandi eventi all’italiana, costellati di ritardi, incidenti di percorso, strascichi giudiziari. Per dire, Roma ancora se li ricorda, i mondiali di nuoto.

Il problema è che il Governo ci tiene terribilmente, a organizzare i giochi olimpici tra otto anni. Matteo Renzi non ha perso occasione, tra una puntata a Rio e una davanti al televisore, di evocare Roma 2024. Ecco allora l’ideona, che ignoriamo da quale cilindro sia uscita: quella di arrivare a uno scontro istituzionale con il Campidoglio, bypassandone i voleri e andando dritti a sostenere la candidatura olimpica. La motivazione? I giochi si terrebbero in altre dodici città - da Milano a Torino, sino a Cagliari - quindi il volere della Capitale, per quanto importante, non è vincolante. Di più: per stralciare la delibera con cui la giunta guidata da Ignazio Marino dette il suo ok alla candidatura ne serve un’altra, soppressiva. E in Campidoglio - c’è chi dice tra gli stessi Cinque Stelle - si annuncia battaglia.

Lo diciamo chiaro e tondo: se mai sarà, l’idea di fare i giochi contro il volere della sua prima cittadina, eletta con due terzi dei consensi, è sbagliata e non vale la candela. Perché non si è mai vista un’edizione dei giochi olimpici organizzata contro il volere della città ospitante. Perché farebbe riverberare a livello globale uno scontro istituzionale mai visto, tra uno Stato e la sua Capitale, non certo il miglior biglietto da visita per un Paese che vuole rilanciare la sua immagine. Perché in un momento in cui la campagna referendaria si accende sul rischio di deriva autoritaria, imporre qualcosa di tanto sfidante come una candidatura ai giochi olimpici rischia di dare ragione a chi sta facendo campagna per il No. Tanto più sulla pelle di una città in cui - di fatto - il governo ha già “dimissionato” un Sindaco. Soprattutto, su una città che, se vuole davvero uscire dalle secche di una crisi ormai decennale, dovrebbe ricominciare perlomeno ad amministrarsi da sé. Senza ingerenze, commissari e strani grumi di potere. Che in politica, per davvero, l'importante è partecipare.

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