Degrado a Napoli? Ci pensano i cittadini a riqualificare la città

La storia della penninata di San Gennaro, un giardino restaurato nel cuore del rione Sanità da un’associazione: «C’erano tonnellate di rifiuti, ora stanno arrivando volontari da tutto il mondo»

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29 Agosto Ago 2016 1420 29 agosto 2016 29 Agosto 2016 - 14:20

NAPOLI - Attorno alla vetusta chiesa di San Gennaro dei Poveri, nel cuore del popoloso quartiere della Sanità, si apre una moltitudine di vicoletti e stradine impervie che anche nella toponimia fanno esplicito riferimento alla geomorfologia di questi luoghi che sembrano immobili da secoli: vico, vicoletto, cavone, rampa, penninata.

A ridosso di una di queste - la Penninata di San Gennaro dei Poveri che s’inerpica come una serpente verso Capodimonte - da circa un mese un gruppo di volontari dell’associazione Pro Natura E&L sta riqualificando un giardino abbandonato, un piccolo polmone verde di ben 1.500 metri quadri che da decenni giaceva nell’incuria. Tra gli arbusti, le sterpaglie ed i rifiuti ammassati in decenni, i volontari dell’associazione avevano infatti intravisto due maestosi pini secolari, un noce, alberi di cachi, albicocche, limoni, fichi, aranci e palme. Un vero e proprio giardino mediterraneo trasformato in discarica e minacciato da colate di cemento.

«Alcuni mesi fa - racconta a Linkiesta la presidente di Pro Natura E&L Napoli Emanuela Monaco - ci chiamarono alcuni abitanti della salita Penninata e ci chiesero d’intervenire perché qualcuno voleva abbattere i pini secolari che erano nel giardino. Ci mobilitammo, entrammo nel giardino ed iniziammo a pulirlo. C’erano tonnellate di rifiuti. Siamo riusciti a rimuoverli tutti e a restituire il parco alla gente del quartiere».

Tra gli arbusti, le sterpaglie ed i rifiuti ammassati in decenni, i volontari dell’associazione Pro Natura E&L avevano intravisto due maestosi pini secolari, un noce, alberi di cachi, albicocche, limoni, fichi, aranci e palme. Un vero e proprio giardino mediterraneo trasformato in discarica e minacciato da colate di cemento

Il luogo di per sé non era certo sconosciuto anche se da decenni era caduto nell’oblio. Della stradina si legge in una mappa del 1775 di Giovanni Carafa, duca di Nola. Era una delle viuzze tortuose che portavano i contadini ed i loro carri verso la Montagna di “Capo di monte”. Lungo il pendio sorgevano chiese e cappelle barocche, alcune delle quali ancora visibili oggi. Su queste alture poi nacque un famoso scrittore di noir, Francesco Mastriani, che descrisse le miserie e le ricchezze di Napoli nell’800. Una lastra di marmo celebra la sua nascita in questa strada, nel 1819. La lastra, ancora in parte visibile, è oggi occultata da una tettoia abusiva.

«Il nostro progetto - spiega Emanuela Monaco che è anche presidente di Pro Natura Campania - ha finalità sociali. Un’area sarà dedicata all’orto urbano. Un’altra si presterà all’organizzazione di eventi e convegni. Poi ci saranno laboratori artigianali. Vogliamo anche utilizzare i prodotti della terra per metterli a disposizione della popolazione meno abbiente».

In un quartiere ad alto tasso di criminalità come la Sanità, giovani, disoccupati e persone che non riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro potranno venire qui nel parco per svolgere diverse mansioni: coltivare la terra, organizzare eventi, cimentarsi in creazioni artigianali. Insomma il giardino abbandonato si è trasformato in uno spazio condiviso, destinato a progetti sociali e ad attività ambientali, in cui avranno anche sede alcune associazioni.

«Molte associazioni non possono sostenere le spese che una sede può comportare - spiega Emanuela Monaco - per questo noi abbiamo deciso di mettere a disposizioni i nostri spazi per loro. Tra l’altro le attività di queste associazioni si rivolgono proprio agli abitanti del quartiere, soprattutto quelli più poveri».

In un quartiere ad alto tasso di criminalità come la Sanità, giovani, disoccupati e persone che non riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro potranno venire qui nel parco per svolgere diverse mansioni: coltivare la terra, organizzare eventi, cimentarsi in creazioni artigianali

Un esempio è che il giardino potrà trasformarsi saltuariamente anche in luogo di celebrazione di battesimi, matrimoni, feste private per le persone che hanno un reddito molto basso. Basterà una semplice donazione a piacere, secondo le disponibilità di ognuno. Ma ci sono anche partenariati e protocolli di collaborazione con altri enti come l’International Napoli Network che ha chiesto all’associazione di ospitare volontari da tutto il mondo: «Attualmente il giardino ospita tre volontari - racconta Emanuela - vengono da Panama, Glasgow, Chicago. Ci aiutano con la pulizia del giardino ed hanno stabilito un certo numero di ore quotidiane in cui vengono a lavorare qui».

L’orto urbano avrà anche una funzione sociale. Una parte del ricavato del raccolto sarà destinato a persone che versano in condizione di povertà e che potranno in tal modo contare su raccolti freschi e gratuiti. All’orto urbano sarà affiancata anche una fattoria didattica. Nel giardino già scorrazzano da diverse settimane vari animali da cortile: pecore, capre, conigli, galline, oche, anch’essi frutto di donazioni. L’idea è duplice: far brucare gli animali l’erba per tenerla sempre bassa ma anche creare animazioni e percorsi didattici per i bambini del quartiere. Infine negli spazi del giardino sarà allestita anche una libreria sociale. L’associazione metterà a disposizione un certo numero di libri. Chiunque potrà sedersi a leggere all’ombra degli aranci del giardino: «La nostra finalità è di salvaguardare parchi, giardini, soprattutto quelli urbani nella nostra regione. Nel 2015 abbiamo iniziato una collaborazione col Comune di Napoli per la riapertura del Parco San Gennaro. Grazie alla nostra attività siamo riusciti ad ottenere l’apertura del parco, che tutt’ora è aperto al pubblico».

Insomma il giardino, la natura, la terra per fare coesione, per creare tessuto sociale in uno dei quartieri più difficili di Napoli. Mentre l’architettura intorno - le case diroccate, le cappelle barocche abbandonate, le chiesette trasformate in abitazioni - a testimoniare una grande storia di miseria e di nobiltà. Proprio come nelle pagine di quello scrittore di noir che, quasi due secoli fa, s'arrampicava solitario su queste stradine impervie per raccontare gli umori ed i timori di una città.

Twitter: @marco_cesario

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