Bruxelles contro Apple: ora avete capito perché è necessaria l’Europa?

L’azione contro l’Irlanda, rea di aver aiutato il colosso di Cupertino a evadere le tasse, è la prova che solo unita l’Europa può aspirare a trattare alla pari con le multinazionali. Ecco perché serve andare avanti con l’integrazione politica del Vecchio Continente

Apple
31 Agosto Ago 2016 0825 31 agosto 2016 31 Agosto 2016 - 08:25
Messe Frankfurt

Il piano era perfetto, nella sua ingegnosità. Per gli Stati Uniti d’America la residenza fiscale è il Paese secondo la cui legge è stato compilato lo statuto. Mentre per l’Irlanda sono fiscalmente residenti le aziende che sono gestite e controllate operativamente sul proprio territorio. Cosa ti combina, quindi, Apple? Crea la Apple Operation International (Aoi) e la Apple Sales International (Asi) - amministrate a Cupertino, ma con statuto irlandese - e convoglia su di loro tutti i ricavi internazionali del gruppo. Risultato? Per una decina buona di anni, almeno, la multinazionale della Mela ha pagato imposte solamente su quel che ha guadagnato in Irlanda. Nel 2014 lo 0,005% dei suoi profitti. Perché - testuale - non ha «determinato quale sia il luogo in cui sono ubicati la direzione centrale e il controllo della società» in questione.

Applausi, davvero. Alla Apple, che ha messo in piedi questo sistema ed è riuscita a farla franca per tutti questi anni senza che nessuno avesse nulla da eccepire. E all’Irlanda, che grazie alla sua spregiudicata politica fiscale - aliquota fissa al 12,5% sui redditi d’impresa e accordi di tax ruling modello Apple - è riuscita a diventare il principale hub per multinazionali del Vecchio Continente.

Curiosità: nonostante le aliquote molto basse, le entrate fiscali da utili societari, in Irlanda, sono pari al 30% del gettito totale. In Italia sono al 13%, la media Ocse è 9%. In altre parole: nonostante le aliquote bassissime, o in alcuni casi inesistenti, l’Irlanda incassa più del doppio dell’Italia, che ha una pressione fiscale mostruosa sulle imprese. E in fondo, il problema sta tutto qua: l’Europa, con i suoi ventotto sistemi fiscali differenti, le sue ventotto legislazioni sul lavoro, le sue ventotto politiche industriali in un unico mercato, è un paradiso per le multinazionali. Che possono saltare allegramente da un Paese all’altro, alla ricerca del posto e delle condizioni migliori dove insediare la sede legale, la fabbrica, il centro di ricerca. L’Irlanda alza le tasse? Nessun problema, si va in Olanda. La legislazione sul lavoro è troppo rigida in Francia? Fate le valige, andiamo in Polonia.

l’unico modo che ha l’Europa per rapportarsi alle multinazionali è farlo da continente. Definendo un quadro normativo sovranazionale che regoli l’accesso al mercato più grande del mondo - perché questo siamo, anche se ce lo dimentichiamo troppo spesso - senza essere presi in giro, o circuiti, dalle grandi multinazionali e dai grandi capitali, siano esse americane, cinesi, europee

Ecco perché il lavoro di Margarethe Vestager, commissario alla concorrenza europea è importante. E perché la decisione di obbligare l’Irlanda a riscuotere 13 miliardi di tasse non pagate, più interessi, è in qualche modo un punto di svolta. Perché dimostra che l’unico modo che ha l’Europa per rapportarsi alle multinazionali è farlo da continente. Definendo un quadro normativo sovranazionale che regoli l’accesso al mercato più grande del mondo - perché questo siamo, anche se ce lo dimentichiamo troppo spesso - senza essere presi in giro, o circuiti, dalle grandi multinazionali e dai grandi capitali, siano esse americane, cinesi, europee.

Questo vuol dire che servono una politica fiscale comune, leggi sul lavoro e incentivi all’insediamento che valgono ovunque nel continente. E che servono istituzioni legittimate politicamente - molto più di ora - a realizzarle. In altre parole, che serve spingere sull’acceleratore dell’integrazione politica del continente. Trasferendo - non cedendo - la nostra sovranità entro un contesto in cui le multinazionali non ci possano più prendere in giro.

In altre parole, è questo ciò a cui serve l’Europa. Non a risolvere le beghe tra Italia, Germania, Francia e Grecia, ma a far valere il nostro ruolo e la nostra forza in un mondo di grandi multinazionali e Stati continentali. Non siete convinti? Nessun problema. Poi però non lamentatevi delle disuguaglianze e dello strapotere dell’economia sulla politica. Affare fatto?

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