Calciomercato, fantasmi all'Atahotel

Esplorazione della necropoli del calcio italiano ed evocazione dei suoi spiriti: il viaggio di Valderrama.it

Atahotel

Valderrama.it

2 Settembre Set 2016 0900 02 settembre 2016 2 Settembre 2016 - 09:00

Dissipati i fumi del presente, dei cantieri e delle proteste, ci si può ritrovare a camminare per le strade di Milano senza nulla da fare o da vedere, come anziani senza più niente di cui lamentarsi, in odore di Alzheimer. È estate. Il campionato è quasi finito. Questa volta non c’è mondiale, europeo o persino olimpiade che possa accellerare lo scorrere di un tempo stagnante, nessun evento al quale ci si possa aggrappare per sfuggire all’ignavia delle amichevoli di prestigio e di un calciomercato senza onomatopea. Top! Crac! Suonano come i rumori secchi di un gigantesco e traballante scheletro senza vita quale è ormai quello della serie A. L’architettura, da queste parti, sembra invece suggerire l’immagine di un corpo sano, atletico. Simbolo di una società proiettata verso il futuro, pulita, senza paura di declassamento o retrocessione. Tutto nuovo, tutto moderno, tutto in vetro e acciaio. Tutto in HD. In HD non si sente alcun odore.

Eppure, superata la nuova stazione, i nuovi scintillanti palazzoni cinesi, le nuove scritte “vaffanculo” e “Gesù è grande” sui muri, i nuovi bancomat scassati e le nuovissime macchine in doppia fila, può capitare di distendere i muscoli del retto, spalancare le narici, e lasciarsi pervadere da uno strano e seducente odore di morte.

L’odore proviene da un palazzo bizzarro, il risultato di una alchemica amalgama di marmo, cemento, piante in plastica e paillettes. L’insegna anacronistica su sfondo blu è punteggiata da bandieroni tricolore gonfiati in modo svogliato e solenne dalle folate di smog.
A pochi metri dall’orrore dell’Italia che lavora, si erge ancora e per sempre l’avamposto del cazzeggio: il maestoso e spettrale Atahotel Executive.
Tempio della grigia ricorrenza semestrale del calciomercato, della messa nera e finale del pallone italiano. Luogo d’affari, “È come ‘na seconda casa” per procuratori e DS fortunati.

Tomba delle illusioni di squadre neopromosse, di presidenti col portafogli pieno. Finto cuoio sottilissimo gonfio di cambiali, di “pagherò”, di buoni pasto per tramezzi troppo ricchi di maionese, ingoiati con disperazione nelle brevissime pause.


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