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Droni connessi a Internet: così l’agricoltura diventa smart

Heli-Lab è una startup siciliana che ha sviluppato un software in grado di trasformare un drone in un pc volante che trasmette dati in tempo reale. Una tecnologia applicabile dall’agricoltura alla prevenzione degli incendi

Drone

(Getty Images/Bruce Bennett)

2 Settembre Set 2016 1156 02 settembre 2016 2 Settembre 2016 - 11:56
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Guardare dall’alto verso il basso a volte aiuta. Devono averlo capito i tre trentenni, due siciliani e una ligure, alla guida di Heli-Lab, la startup catanese specializzata nella ricerca e nello sviluppo di droni. Non droni qualunque, ma veri e propri personal computer in volo connessi a Internet, capaci di raccogliere dati e trasferirli in tempo reale. Una tecnologia applicabile in settori diversi, dall’agricoltura di precisione alla prevenzione degli incendi. Che ora Giuseppe Spallina, Chiara Carlevaro e Antonio Raspanti, le tre menti dietro al marchio Heli-Lab, stanno perfezionando con l’obiettivo di raggiungere il mercato. E lo fanno anche facendo ricerca all’interno del Parco tecnologico padano di Lodi, dove si sono aggiudicati un periodo di incubazione e affiancamento di sei mesi per studiare gli ambiti di applicazione dei droni nel settore agroalimentare e in quello forestale.

Nata nel 2015 in Sicilia, la startup ha cominciato lavorando con i droni nel campo del cinema. «Abbiamo comprato un drone e girato delle immagini, che poi abbiamo caricato su Internet», racconta Giuseppe Spallina. «Un regista le ha viste e ci ha contattato». Hanno cominciato così lavorando per la serie Il Giovane Montalbano, passando poi per gli spot di marchi famosi e addirittura fornendo immagini alla Bbc. Il cinema ha fatto così da «carburante» della startup per avere gli introiti da reinvestire nella ricerca tecnologica e nell’innovazione sui droni. «Abbiamo individuato un problema», racconta Giuseppe. «I droni utilizzati oggi vengono mandati in volo, raccolgono i dati e bisogna aspettare che tornino a terra per elaborarli. Noi abbiamo pensato di connettere invece i droni a Internet in modo da farli dialogare con il mondo in tempo reale». In questo modo, «il drone si trasforma in un pc volante in grado di raccogliere dati eterogenei, dalla pressione alla temperatura dei terreni ad esempio, e di trasferirli a un server che a sua volta li elabora».

Così, in collaborazione con l’università di Catania e la Vico Systems, azienda specializzata nella progettazione di apparati di telecomunicazione, la Heli-Lab ha creato il software adatto da impiantare sui droni. Il software, spiega Spallina, «consente di cambiare il modo di vedere il drone: non più solo come oggetto volante, ma un computer in grado di raccogliere dati dal territorio e trasmetterli in rete».

Una tecnologia costosissima finora usata sui droni militari, che i ragazzi di Heli-Lab sono riusciti a elaborare investendo non troppi denari, rendendola così applicabile ai settori più disparati. A partire dall’agricoltura di precisione, che studia i terreni per intervenire in modo mirato tenendo conto delle caratteristiche del suolo. Il drone vola sui campi e sa indicare con precisione e in tempo reale dove serve più acqua, concime o diserbanti. Portando quindi a risparmi notevoli. «Le nostre tecnologie sono utili soprattutto in Italia, dove di solito le aziende hanno appezzamenti di terreno sparsi sul territorio e fare una ricognizione unica è difficile», spiega Spallina. «Con i droni collegati in tempo reale non si devono mandare consulenti e agronomi per ogni pezzo di terreno, perché l’agronomo riceve i dati seduto alla scrivania di fronte al suo computer». Si risparmia fatica, ma anche tempo. Che in agricoltura, in molti casi, è fondamentale. «Soprattutto quando si devono curare epidemie come la Xylella o il punteruolo rosso delle palme, agire immediatamente è fondamentale». E questi droni – cosa su cui Heli-Lab sta lavorando – potrebbero anche essere in grado di «comunicare direttamente con le macchine agricole che stanno a terra». È così che l’agricoltura diventa smart.

Ma i droni connessi potrebbero essere applicati anche oltre l’agricoltura. Nei terremoti ad esempio. «Come purtroppo abbiamo visto nell’ultimo sisma del Centro Italia», racconta Giuseppe Spallina, «spesso raggiungere i luoghi colpiti è difficoltoso. Se però la centrale di controllo riceve direttamente le immagini dei luoghi in tempo reale, può guidare protezione civile o vigili del fuoco facendo risparmiare tempo, vedendo quali strade sono libere, in modo da velocizzare i soccorsi». Stesso discorso vale per le operazioni di salvataggio dei migranti in mare. «Le immagini trasmesse dal drone permetterebbero alla Guardia costiera di sapere prima quale situazione si troveranno davanti, comunicando magari anche con i migranti in modo da dare indicazioni sulle operazioni, evitando che si agitino o si spostino tutti da un lato della nave, cosa che spesso accade causando il ribaltamento delle imbarcazioni e la perdita di vite». A questo proposito, lo staff di Heli-Lab ha fatto una simulazione con un operatore che si trovava a Catania per un soccorso a trenta chilometri di distanza, riuscendo a comunicare con la persona da soccorrere in tempo reale, come se si trattasse di una chiamata tramite Skype. «In questo modo si possono salvare vite, anche senza metterne a repentaglio altre». Senza dimenticare l’utilizzo nel monitoraggio del territorio per la prevenzione degli incendi. «In questo modo si potrebbe intervenire non solo quando il fuoco è già appiccato, ma anche prima, quando le condizioni ambientali potrebbero portare al rischio di incendi».

Al momento i tre fondatori di Heli-Lab stanno autofinanziando lo sviluppo del prodotto e cercando commesse per la consulenza delle aziende agricole in Italia ma soprattutto all’estero, dove le colture selettive sono più diffuse. «Ma se troviamo un investitore», dice Giuseppe Spallina, «il nostro prodotto si potrebbe mettere direttamente sul mercato».

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