Ma come fanno i politici a dormire pochissimo?

Impegnati in agende fittissime, sono chiamati a occuparsi dei bisogni del Paese con – si spera – una mente lucida. Ma non è sempre possible. Per questo esistono almeno tre rimedi

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2 Settembre Set 2016 1205 02 settembre 2016 2 Settembre 2016 - 12:05

Secondo le dichiarazioni, Bill Clinton, negli anni della sua presidenza, non dormiva mai più di cinque/sei ore (quando andava bene) al giorno. Lo stesso vale per l’attuale presidente Barack Obama, che nella sua agenda non dedica al riposo mai più di sei ore. I candidati – e Obama ha svolto il doppio ruolo di presidente e candidato – a volte fanno anche meno, costretti a spostarsi per comizi e interviste, cene elettorali e incontri. Ma non c’è bisogno di andare oltreoceano per fare altri esempi: lo stesso presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si sveglia sempre alle sei e spesso dorme pochissime ore, soprattutto dopo (gli affollati) consigli dei ministri.

Ma come fanno? Poche persone al mondo possono permettersi di dormire meno di otto ore al giorno senza risentirne nel lungo periodo. La carenza di sonno, se prolungata, ha effetti negativi sul fisico, colpisce il cervello e peggiora le condizioni di salute. Si indebolisce la memoria (il sonno serve anche a fissare i ricordi), diminuisce la capacità cognitiva e allunga i tempi di reazione. In più, si affievolisce la capacità di filtrare le reazioni e controllare le parole. Alcuni pensano che molte gaffes commesse dai politici siano da attribuire proprio alla carenza di sonno (e si sa che Berlusconi dormiva pochissimo).

Alle conseguenze sulla salute (ipertensione, rischio di infarto, obesità) si aggiungono quelle sull’umore: stati depressivi, malinconie, irascibilità. In generale, scarsa lucidità. È giusto che i governanti, cioè persone che – sebbene di concerto con altri – devono per lavoro prendere decisioni delicate su questioni di interesse pubblico passino la maggior parte della loro attività in stati fisici e mentali non ottimali? La risposta è no. Alcune soluzioni per combattere gli effetti della carenza di riposo, però, le hanno trovate.

Come spiega la Bbc qui, uno dei rimedi più ovvi e banali è il caffè. L’utilizzo di eccitanti aiuta a rimandare il momento della stanchezza e prolunga lo stato di attenzione. È un palliativo (non fa passare il sonno), ma permette di ritagliarsi qualche momento di lucidità in più.

Il secondo, è la siesta. Pochi minuti di riposi leggeri al giorno (meglio se più compresi nell’arco di 20 minuti) possono riposare il cervello e limitare gli effetti della scarsità di sonno notturno. Si chiamano “power naps”, e – secondo la National Sleep Foundation – molti vi ricorrevano senza paura: John F. Kennedy, Ronald Reagan e George Bush. Anche Berlusconi, ogni tanto.

Infine, lo staff. Il vero trucco di un grande uomo di potere è di circondarsi di tante persone che, di fatto svolgono tutto il lavoro pesante e faticoso al suo posto (e che non abbiano problemi di carenza di sonno). Fissano l’agenda, preparano dossier, scrivono discorsi, riassumono articoli e organizzano interviste. In questo modo l’impegno mentale del politico può concentrarsi sulle cose davvero importanti, risparmiando energie fondamentali.

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