Salviamo il soldato Merkel (e pure l’Europa, già che ci siamo)

Senza una Germania europeista il progetto europeo rischia di andare in pezzi. Per questo una vittoria dell’AfD sarebbe disastrosa per l’Unione. Per i Paesi periferici come l’Italia è arrivato il momento di aiutare la Cancelliera, cominciando a rispettare le regole di bilancio

Merkel G20

Angela Merkel durante il G20 di Hangzhou, in Cina, il 4 settembre 2016 (JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images)

6 Settembre Set 2016 1006 06 settembre 2016 6 Settembre 2016 - 10:06

Solo oggi, dopo la sconfitta del partito di Angela Merkel in Meclemburgo-Pomerania, iniziamo a capire cosa abbia rappresentato l’europeismo della Cancelliera per tutti i cittadini dell’Unione Europea. Quante volte l’Europa ha rischiato di andare in mille pezzi, sotto l’impatto dei mercati o di eventi politici come la Brexit e la crisi dei migranti. Praticamente, non c’è stato un anno a partire dalla grande crisi del 2008 in cui l’Europa non abbia costituito un focolaio di tensioni politiche e volatilità finanziaria. Ricordiamo il “whatever it takes” di Mario Draghi, che nell’estate del 2012 ha salvato l’euro (e l’Italia) dalla bancarotta? La Bce non ha dovuto muovere un dito, sono bastate quelle parole per domare la crisi dello spread. Pensiamo veramente che i mercati non avrebbero chiesto di “vedere” le carte del governatore Draghi se la Germania non fosse stata convintamente dalla parte della Bce? La Germania, grazie all’equilibrio della Cancelliera, ha garantito per l’Europa e questo ha consentito di guadagnare tempo per cercare di mettere mano ai difetti strutturali più evidenti della costruzione europea.

Nelle elezioni regionali in Meclemburgo-Pomerania, vinte dai socialdemocratici della Spd (30,6%, ma -5% rispetto alle precedenti elezioni), la Cdu (19%), il partito della Cancelliera, è stata sorpassata da AfD (20,8%), il partito emergente della destra populista. È la prima volta che la Cdu viene superata in una competizione elettorale da un partito alla sua destra. Inutile cercare di minimizzare l’impatto di quanto accaduto, guardando alla dimensione “quantitativa” dell’elettorato coinvolto (solo il 2%) o a quella “qualitativa” (stato agricolo, ex Germania Est, ai confini con la Polonia). La stella polare della Cdu (il partito della Cancelliera) è sempre stata quella di non far emergere alcun concorrente alla sua “destra”. Ed è grazie a questa accortezza che la Cdu ha dominato la scena politica dal secondo Dopoguerra, relegando i rivali socialdemocratici ad una posizione di vassallaggio.

Qualche commentatore politico ha cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, proprio perché a questo punto non ci sono alternative ad una ripresentazione della candidatura di Angela Merkel nella competizione nazionale del 2017. Non c’è dubbio che la Cdu di Angela Merkel vincerebbe, ma, con ogni probabilità, dovrebbe riproporre un governo di coalizione con l’Spd. Per l’AfD sarebbe il migliore dei mondi possibili: costringerebbe i “vecchi” partiti a diventare una melassa indistinta agli occhi della pubblica opinione e si prepararebbe per la partita vera, quella delle elezioni del 2021. A quel punto, con una maggioranza di governo e una Cancelliera consunte da quasi vent’anni di gestione del potere, con un’Europa perennemente in mezzo al guado, la speranza di vincere non sarebbe poi così lontana. Anche perché il sistema elettorale tedesco non è quello francese.

Per l’Europa la prospettiva di una vittoria dell’AfD, per quanto lontana nel tempo, è quanto di più disastroso si possa immaginare

Per l’Europa la prospettiva di una vittoria dell’AfD, per quanto lontana nel tempo, è quanto di più disastroso si possa immaginare. Si può sopravvivere alla perdita del proprio volto nel mondo, come è successo con la Brexit. Si può nascondere la fine della propulsione francese sotto il tappeto di un sistema elettorale a doppio turno ferocemente maggioritario. Si può gestire l’emersione e anche l’arrivo al potere di movimenti populisti nei Paesi periferici. Tanto i debitori non hanno mai comandato o deciso nulla. La Grecia del 2015 docet. Ma non si può sopravvivere a una Germania che non sia convintamente e unitamente europeista.

Non so se il prof. Mario Monti a Cernobbio abbia espresso un concetto simile, invitando i leader europei a rispettare le regole se non vogliono che salti tutto per aria. Ma, paradossalmente, l’aiuto maggiore alla Merkel può adesso venire solo venire dall’esterno. Non da Bruxelles, ma dalla periferia e dall’Italia in particolare. Renzi dovrebbe pensarci bene. Se noi continuiamo a chiedere dosi crescenti di flessibilità per tenere a bada i populismi di casa nostra, la Merkel ha invece bisogno di un maggiore rispetto delle regole per contrastare l’ascesa della destra populista. È necessario rivedere la strategia nella crisi dei migranti ed è necessario fare estrema attenzione alla flessibilità in tema di bilancio.

L’aiuto maggiore alla Merkel può adesso venire solo venire dall’esterno. Non da Bruxelles, ma dalla periferia e dall’Italia in particolare. Renzi dovrebbe pensarci bene

Purtroppo, a ottobre rischiamo invece di rivedere la sceneggiata del Patto di Stabilità. Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia continueranno a sfondare i limiti di finanza pubblica che avevano solennemente annunciato di rispettare solo pochi mesi prima. La Commissione europea farà la faccia dura ma poi concederà tutto. Il problema è che questo spettacolino non farà che alimentare lo scetticismo dei cittadini nordeuropei nei confronti della serietà della costruzione europea.

E c’è anche un altro Mario, che forse avrà fatto qualche riflessione sul risultato del weekend. Draghi, il governatore della Bce, si starà infatti domandando se il lassismo monetario di questi ultimi anni sia efficace per garantire la stabilità del sistema finanziario oppure se è il caso di tornare ai “vecchi” metodi. Se il tempo fatto guadagnare ai politici europei con i tassi a zero non viene usato per ridurre gli squilibri di finanza pubblica ma per aumentare la spesa pubblica improduttiva o effettuare l’ennesimo trasferimento di risorse ad industrie decotte, Draghi dovrà meditare se cospargersi il capo di cenere e tornare all’ovile della Bundesbank. Umiliante? Forse, ma ricordiamo le parole: “we will do whatever it takes to save the euro”.

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