Anti-renziani contro anti-grillini: non c'è niente da fare, ha vinto l'anti-politica

Il modello comunicativo grillino ha trionfato: dopo anni in cui l'antipolitica a 5 stelle era tacciata di essere un discorso solamente distruttivo, adesso quasi tutte le forze politiche non esprimono niente, se non la negazione rispetto a tutti gli altri

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PIERPAOLO FERRERI/AFP/Getty Images

7 Settembre Set 2016 1015 07 settembre 2016 7 Settembre 2016 - 10:15

Avete presente il film Inception? Leonardo DiCaprio e il suo socio stanno cercando di spiegare l'innesto ad un miliardario giapponese: “Se le dico 'non pensi agli elefanti', a che cosa pensa?”. Il paradosso funziona anche con noi che non siamo giapponesi (né tantomeno miliardari): “elefanti”. Cosa c'entrano Inception e gli elefanti con la politica italiana?

Quello citato non è solo un simpatico scambio di battute, ma fa riferimento al libro "Non pensare all'elefante", scritto nel 2004 da George Lakoff, un linguista americano.

La tesi del libello è che il Partito Democratico americano avesse perso consensi e credibilità per aver impostato per anni la propria campagna elettorale condividendo linguaggio, struttura e argomenti di quella Repubblicana. In altre parole, i Democratici non erano stati in grado di creare un proprio schema narrativo né di uscire dai canoni impostati dai Repubblicani.

Nell'ultimo periodo sembra che in Italia tutti quanti non possano fare a meno di pensare all'elefante. Se si legge un notiziario qualsiasi e si ripercorre la propaganda dei partiti nei mesi scorsi si ha un quadro chiaro: nessuno imposta la dialettica sull'esaltazione di sé e dei suoi programmi, tutti quanti cercano soltanto di screditare i rivali. Fa eccezione (anche rispetto a parte del suo stesso partito) il premier Renzi, che non a caso ha rappresentato una sfacciata rottura con il modello comunicativo del centro sinistra dei decenni precedenti.

Nessuno produce più un discorso proprio, si pensa solo a screditare l'avversario. Altro che il libro di Lakoff....

Ma, per il resto, l'antipolitica grillina, tacciata per anni di essere volontà distruttiva incapace di governare, non è più così sola. Basti pensare al caso Roma. I 5 Stelle sono in difficoltà, con una giunta che perde pezzi, ed il Pd fa il suo gioco puntando sull'incoerenza grillina nel gestire la questione morale interna. Proprio lo stesso Pd reduce da un'esperienza romana imbarazzante, non tanto per Marino, sacrificato sull'altare del renzismo, quanto per l'inchiesta Mafia Capitale. Non avendo ormai alcuna credibilità nel mostrarsi come soluzione, non si fa altro che criticare l'elefante in carica.

Il centro-destra, all'opposione al governo e sconfitto in praticamente tutti i maggiori comuni nell'ultima tornata amministrativa, è imploso: resta solo Salvini, che dopo gli anni in cui la Lega aveva banchettato nella Roma ladrona che tanto criticava, è tornato a sparare a zero contro tutti, come da origini leghiste.

Di questo passo, però, il dibattito costruttivo è azzerato: non emergono proposte serie, il clima è quello da costante resa dei conti e a spuntarla è chi getta più fango addosso agli altri.

Sembra di rivedere il periodo Berlusconiano, quando il Cav impostava il discorso politico sul terreno a lui congeniale e l'opposizione cambiava leader, partiti, nomi, alleanze, ma mai incisività. Silvio parlava di trincee, calcio, persecuzioni, colpi di stato, barzellette, arbitri, culone inchiavabili, e di là non c'era mai un guizzo. Anche quando Berlusconi sembrava morto politicamente, dopo le dimissioni del 2011, il Pd riuscì nella difficile impresa di resuscitarlo, parlando di giaguari da smacchiare e porgendo il fianco alla solita retorica dell'uomo solo contro tutti e contro il pericolo comunista.

Insomma, il modello comunicativo di Grillo, e ancora più quello di Grillo pre-2013 (ovvero pre-Parlamento), sembra aver vinto. Nessuno parla più di sé stesso, tutti provano a sgambettare gli altri sperando che, per disperazione, gli elettori cadano tra le loro braccia.

Nella peggiore delle ipotesi, significa che qualcosa è andato storto nella discussione politica degli ultimi anni. Nella migliore, siamo semplicemente tutti sotto effetto di un inception.

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